Alessandra Galdiero: Io scrivo così

Abbiamo chiesto ad Alessandra Galidero, che recentemente ha pubblicato "Non ho problemi a credermi", quali sono i consigli utili per scrivere un libro. Il risultato è una preziosa pagina di stile, che la scrittrice napoletana ci ha regalato con tanta sincerità.
Alessandra Galdiero: Io scrivo così

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Di bocca in bocca come i baci - Alessandra GaldieroConsigli su come scrivere un libro

Mi sono domandata più volte come si scrive un romanzo, se ci sono delle regole da rispettare o basta mettersi penna alla mano e ingranare la marcia, lanciando pensieri spensierati sul foglio!

Ci sono numerosi manuali, libri, e articoli che spiegano quali siano i presupposti fondamentali affinché un romanzo venga considerato godibile, interessante e con una buona storia. La prima cosa da fare, è capire verso quale genere letterario orientarsi, raccogliere informazioni sull’argomento da trattare, in modo che lo scritto non appaia mai scontato o banale, ma sia ben fornito di elementi accattivanti.

Un altro aspetto altrettanto importante, da tenere in considerazione nel momento in cui si decide di intraprendere la strada dello scrittore, è decidere a che tipo di pubblico ci si vuole dedicare, se rivolgersi, per esempio, ai giovani o agli adulti, per capire dalle caratteristiche del destinatario, il metodo migliore di approccio e presentare, così, un buon prodotto, anche perché in base alla nostra scelta dovrà cambiare il tipo di linguaggio da utilizzare, se più forbito, o meno dottrinale e più diretto.

Da non trascurare il ruolo dei personaggi della storia, che dobbiamo figurarci nella mente già da prima di partire con la stesura del romanzo. Necessario scegliere i nomi, immaginare l’aspetto fisico e creare una personalità ben delineata dei protagonisti, in modo da rendere l’attore del libro ricco di caratteristiche interessanti. Il lettore deve riuscire ad affezionarsi ai protagonisti, deve provare sentimenti, e non importa se siano positivi o negativi, l’importante è che si riescano a suscitare delle reazioni.

Questi sicuramente sono i primi aspetti da prendere in considerazione nel momento in cui si decide di dedicarsi alla scrittura di un racconto. Insomma personaggi con identità ben definite, un incipit, ovvero l’attacco, che conduce subito all’interno della storia, una trama ben strutturata con un crescendo di tensione e un intreccio accattivante, un finale possibilmente non scontato, che lasci l’amaro in bocca poiché il libro si è concluso e il lettore ne è ancora assetato. Anche nel romanzo, così come avviene per la scrittura di articoli, bisogna rispettare le cinque domande: chi, che cosa, dove, quando e perché.

Queste a grandi linee sono le cose che mi hanno insegnato durante i corsi che ho seguito o leggendo dei manuali sull’argomento, ma volendo essere un po’ più generici e meno convenzionali, rifacendomi a Joseph Conrad, il potere della parola scritta sta nel riuscire a far sentire e a mostrare quello che comunemente non si noterebbe. Quindi l’importante è scrivere perché si ha qualcosa da dire, e meglio ancora se il nostro obiettivo non è semplicemente quello di descrivere o esprimere una nostra opinione, ma quello di emozionare, di coinvolgere il lettore facendolo sentire parte della storia.

Volendo essere sinceri al cento per cento, io non ho mai seguito nessuno di questi consigli, credendo ciecamente nel potere delle parole che scorrendo istintivamente, strappate dall’anima, conducono alla resa a se stessi e riescono ad emozionare, ho sempre fatto di testa mia, partendo dalle sensazione che vengono dallo stomaco, ascoltando la voce che proviene dalla mia testa. Ma se fossi in voi non seguirei il mio metodo.

Ognuno, credo, debba seguire il suo filo, che siano pensieri, sensazioni, vibrazioni, semplice necessità di buttare tutto fuori, voglia di comunicare, o solo di avere una voce che qualcuno possa ascoltare. L’importante è comprendere per quale motivo si scrive e dove si vuole arrivare con le proprie parole.

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