Recensione libro “Aner/Il cappello ed il campo”

L'uomo ama solo chi appaga il suo egoismo, chi dona a lui ed a lui soltanto tutto l'amore che possiede. Coloro che si sono macchiati d'amore indiscriminato per ogni singolo uomo sono stati ricambiati con l'ipocrisia di tutti e l'amore di nessuno.
Recensione libro “Aner/Il cappello ed il campo”

Di cosa parla “Aner/Il cappello ed il campo” di Luigi Lopez

Lo scrittore esordiente Luigi Lopez si è aggiudicato il premio speciale nella categoria inedita del Concorso Letterario “Autore di te stesso” – Premio Nazionale Campi Flegrei, con un romanzo che comprende due racconti.

Le storie “Il cappello ed il campo” e “Aner” non sono consequenziali, quindi non importa quale si voglia leggere per prima, ma sono legate da un filo e si aprono entrambi con questa frase “Ci sono tesori sepolti dalle mani del desiderio di vederli disseppelliti, poiché quelli lasciati in superficie stentano ad essere consideri tali”.

L’inizio dei due racconti “Il cappello ed il campo” e “Aner” è promettente e spiegare il contenuto del romanzo lo svilirebbe, poiché non è nella storia in sé il romanzo, ma nel senso che è celato, nella ricerca di qualcosa, nel vedere il suo compimento, nei rapporti che legano durante il percorso, in ciò che si diventa nella conoscenza di ciò che si è realmente.

Lo scrittore Luigi Lopez ha inventato due storie che non sono di facile comprensione, che meritano una seconda lettura, ma non è detto che dopo aver riletto “Il cappello ed il campo” e “Aner” il significato del libro sia più evidente. Forse il senso bisogna trovarlo nelle proprie esperienze passate, perché in fondo, in questo libro, ognuno ci può leggere ciò che più lo rappresenta.
I personaggi sembrano parlare a se stessi, ai loro interlocutori e ai lettori. E’ come se ci fosse uno scambio, un dialogo dall’interno all’esterno e viceversa.

Le due storie “Il cappello ed il campo” e “Aner” nascondono in sé un segreto, qualcosa che non può essere capito nell’immediato, deve essere riportato lentamente alla luce, in modo che il lettore non sia attratto dal racconto, ma dal significato/tesoro che è celato da anagrammi, doppi sensi e giochi di parole.

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