Recensione Libro Aria Sottile

Rimasi immobile a guardare la vetta per quasi mezz'ora, tentando di valutare l’impressione che avrebbe fatto stare ritto in cima a quel vertice spazzato dai venti. Sebbene avessi conquistato centinaia di montagne, l’Everest era così diverso da tutte quelle che avevo scalato in precedenza, che le capacità della mia immaginazione non erano all'altezza dell’impresa.
Recensione Libro Aria Sottile

Prezzo: € 19,90

Di cosa parla Aria Sottile di Jon Krakauer

Nel maggio del 1996, l’Everest fu protagonista di una tragedia che rimase nella storia e che ancora oggi viene raccontata con dolore e tristezza da coloro che ne hanno fatto parte, ma anche dai tanti lettori che grazie ai libri, alle riviste e ai film che ne hanno parlato si sono sentiti partecipi di quella drammatica esperienza.

Il libro Aria Sottile di Jon Krakauer è la narrazione di questa tragica esperienza, dove quattro spedizioni alpinistiche, due delle quali capitanate da guide fra le più esperte nel campo delle scalate alle vette più alte del mondo, vengono colte all’insaputa da una furiosa tempesta che, senza guardare in faccia nessuno se non la montagna stessa, si getta con tutta la sua potenza e la sua estrema furia su di loro.

Nove sono le vittime, tra le quali le guide Rob Hall, capo della spedizione neozelandese Adventure Consultants, trentacinquenne che ha raggiunto la vetta per la quinta volta, e Scott Fisher della Mountain Madness, quarantunenne conosciuto per aver scalato senza l’utilizzo della bombola di ossigeno e per essere stato il primo americano a raggiungere la cima del Lhotse, 8516 metri, quarta montagna più alta del mondo.

Altre sono state le spedizioni che hanno partecipato all’impresa trasformatasi in tragedia in quel maggio del 1996: la sudafricana guidata da Ian Woodall, la taiwanese di Makalu Gau Ming-Ho, l’americana Alpine Ascents International e quella capeggiata da David Breashers della Imax/Iwerks allo scopo di farne un documentario.

Il giornalista, scrittore e alpinista statunitense Jon Krakauer, autore del libro Aria Sottile, che racconta in modo dettagliato e specifico gli avvenimenti di quella spedizione, ha partecipato in prima persona alla scalata alla vetta, divenendo testimone di una disgrazia che quasi compromise la sua stessa vita.

Krakauer, laureatosi in scienze ambientali ma appassionatosi da sempre all’avventura e agli sport estremi, si interessa all’alpinismo raggiungendo vette in Patagonia, in Alaska e sull’Himalaya, scalando per la prima volta l’Everest nel 1996. Inviato dalla rivista Outside per trarne un reportage completo sulla missione, Jon raggiunge il Nepal e riferisce da protagonista il significato di una scalata commerciale: le fatiche richieste per svolgere questo tipo di impresa, le difficoltà, i sacrifici, i rischi che gli impavidi scalatori scelgono di compiere, ma anche le soddisfazioni e le emozioni che si provano una volta raggiunto il tetto del mondo, gli orizzonti mozzafiato che si estendono sin dove l’occhio riesce a scorgere, il cielo limpido e senza nubi tappezzato di stelle, le tormente di neve, il gelo che penetra sino alle ossa, l’aria densa e rarefatta.

Quella che doveva essere una spedizione come tante, si rivela una tragedia agli occhi di molti e ancora oggi tante verità sono destinate a restare celate come nella gran parte dei disastri nei quali vengono coinvolte diverse persone.

Tante sono le critiche su ciò che si sarebbe dovuto fare e su quello che invece non andava fatto, ma, si sa, col senno di poi, è facile parlare e schierarsi da una parte o dall’altra.

Krakauer in Aria Sottile ha narrato ciò che ha vissuto e ha visto con i propri occhi, descrivendo dettagliatamente gli alpinisti che sono stati al suo fianco sino alla fine e coloro che invece ha perduto di vista prima che la forza della natura prendesse il sopravvento oltre il Campo Quattro.

La mancanza di ossigeno, l’ipotermia, la spossatezza, gli stenti e la fatica di muovere anche solo un passo nella neve profonda lo hanno plasmato nell’intimo e, a distanza di due anni dalla tragedia, quando viene pubblicato questo libro nel 1998, Jon Krakauer ha ancora le immagini della sofferenza davanti agli occhi, dei compagni che chiedono aiuto, di coloro che svaniscono nella nebbia delle montagne, di qualcuno che cede e di qualcun altro che lotta con le sue ultime forze per sopravvivere a quelle condizioni del tutto inumane. Difficilmente, o forse mai, riuscirà a dimenticare quell’esperienza della sua vita che si è impressa in essa come una cicatrice sulla pelle.

Dal libro è stato tratto nel 2015 il film Everest diretto da Baltasar Kormákur.

Recensione scritta da Margherita Acs

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