Recensione Libro Ayse, figlia di Sherazade

Adoratori del Diavolo, oscurantismi, infedeli – gli yazidi vengono chiamati con tanti epiteti, dietro ai quali si nasconde il rimprovero di appartenere a una religione segreta o a una setta sospetta.
Recensione Libro Ayse, figlia di Sherazade

Prezzo: € 8,00

Di cosa parla Ayse, figlia di Sherazade di Ayse

Ayse, protagonista del libro Ayse, figlia di Sherazade, è una giovane curda di 21 anni, vittima di una violenza senza nome, di un destino che lascia l’amaro in bocca, di un futuro che ha niente di sicuro se non la consapevolezza di dover continuare a fuggire da un’esistenza a dir poco angosciosa.

Nata in Germania da una famiglia curda della comunità yazida, figlia di due genitori devoti a una fede arcaica il cui unico scopo è di mantenere l’onore della famiglia, un onore che non guarda in faccia nessuno se non il significato più obsoleto dello stesso, Ayse è costretta a tenere la testa bassa di fronte ai soprusi dei parenti e a mantenersi sottomessa tra le mura domestiche, non più una casa dove sentirsi protetta ma una prigione dispotica dalla quale voler soltanto scappare.

Impossibilitata nel compiere le proprie scelte e obbligata forzatamente a mantenere un finto sorriso dietro a una maschera di tormento, Ayse viene promessa in sposa al cugino Hassam a soli 12 anni di età e niente e nessuno può salvarla da quello che per lei, e per molto altre donne come lei, rappresenta un futuro senza felicità né amore, ma con pena e inesauribile sopportazione.

Le leggi yazide sono assai severe e chi sceglie di ribellarsi può essere punito anche con la morte, dopo innumerevoli atti di violenza. Ayse conosce bene la propria etnia ma è disposta a rischiare la pelle per non dover sottostare a una vita ingiusta e feroce che la condurrebbe inevitabilmente a una lotta contro se stessa, i suoi ideali, le sue vere passioni. Ma una donna yazida non è destinata a coltivare passioni e hobby, a studiare e a fare un lavoro decoroso; il suo unico e triste fato la costringe a stare chiusa tra le mura di casa, a badare ai figli e al marito e a sottostare a qualsiasi decisione quest’ultimo compia.

Le percosse, gli schiaffi, gli insulti sono all’ordine del giorno e Ayse, benché decisa a fingersi consona al volere dei genitori e a obbedire alle loro sporche regole fino al momento opportuno, è costantemente aggredita dal fratello Nuri, dal padre e dalla madre, spesso a seguito di un semplice saluto o scambio di parole con un ragazzo non curdo o di un’altra etnia.

Ma col trascorrere del tempo e il raggiungimento di una consapevolezza sempre crescente della brutalità radicata e indelebile della propria famiglia, la ragazza capisce quale sia l’unica cosa giusta da fare, l’unico passo che può percorrere per trovare un po’ di felicità e pace in una vita che appartiene solo a lei.

Così, nel libro Ayse, figlia di Sherazade, la ragazza ci racconta che all’età di 21 anni, nel bel mezzo del matrimonio combinato della cugina sedicenne Shirin col parente Ibo, Ayse sale sull’ultimo treno per Monaco con lo scopo di abbandonare per sempre una famiglia tirannica e insana, per raggiungere Oliver, il ragazzo tedesco che ama, l’unica persona con la quale ha conosciuto la felicità.

Niente è facile, tuttavia, e Ayse è costretta a superare mille ostacoli per coronare il suo sogno di essere libera di vivere la propria vita, un diritto che spetta a tutti e che niente e nessuno può portarle via.

Conscia ancora una volta di quello che i genitori sono disposti a compiere per mantenere l’onore della famiglia e per impedirle di essere emancipata, Ayse vive costantemente allerta, con la paura di essere scoperta e riportata a casa con la forza, seguita da ombre senza nome, fantasmi che non le permettono di prendere sonno, pensieri negativi che la circondano come mura invisibili e indistricabili.

Non sarà facile per lei trovare un po’ di serenità e abbandonare quella paura che la segue ovunque e in ogni istante e, nonostante venga aiutata per superare un ostacolo insormontabile, la sua vita sarà tutt’altro che semplice.

Ayse ha dovuto cambiare nome per evitare di essere scoperta e ritrovata dai genitori, che sarebbero disposti anche a ucciderla per il “reato” commesso. Oggi vive in Germania con una nuova identità e si mantiene lontana da Berlino, dove vive la sua famiglia.

Nel libro autobiografico Ayse, figlia di Sherazade, la scrittrice racconta la sua storia, una storia purtroppo non rara, che coinvolge molte donne della sua stessa comunità e di altre etnie, dove la vita è una fuga continua, un’evasione che potrebbe accompagnarle per tutta la vita, la cui unica colpa è di essere nate donne in una comunità maschilista, retrograda e priva di qualsiasi moralità.

Recensione scritta da Margherita Acs

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