Recensione Libro Cronaca di una morte annunciata

La fatalità ci rende invisibili.
Recensione Libro Cronaca di una morte annunciata

Prezzo: € 9,50

Di cosa parla Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez

Cronaca di una morte annunciata ha in sé tutti gli ingredienti dello stile di Gabriel García Márquez che fa rabbrividire, piangere di rancore e di rabbia per i personaggi di cui ci innamoriamo e che vorremmo salvare e preservare dal dolore.

Ma Santiago Nasar, silenzioso e sbiadito protagonista del racconto, non può essere salvato, né dai compaesani che ne conoscono già il destino – segnato, infame, irreparabile – né dagli artefici dello stesso, i carnefici che lo sviscereranno come macellai.

È tutto già accennato nelle prime parole del romanzo Cronaca di una morte annunciata, e tutto ciò che è stato annunciato e che il paese vocifera terrorizzato alla fine verrà compiuto. Anche se poteva essere evitato. Ma poteva davvero essere evitato? È la domanda tormentosa e insanabile che il lettore si pone, dopo aver sfogliato compulsivamente le pagine del libro Cronaca di una morte annunciata, perché lo stile di Márquez si fa divorare insaziabilmente.

Non perché si è curiosi di conoscere il finale; esso è reso noto già dal primo sogno del protagonista, dalla mattina del dramma che sta per compiersi, è già, perfino, impigliato nel titolo. La morte è ovunque in questo romanzo, che è morte e vita insieme. Una vita che si ribella per salvarsi, e una morte che deve necessariamente tapparle la bocca, perché le è stato imposto dalla cultura della vendetta e dell’onore.

Coraggio e vigliaccheria, determinazione ed esitazione, perfino amore e odio sono le dicotomie ossimoriche che si snodano lungo il racconto, dove l’altare è pronto da tempo perché il sacrificio si compia.

In questo paragrafo in cui troppe volte ci si imbatte nella parola morte – insanguinata, colpevole, penetrante – sembra quasi stonare la possibilità che essa conviva con la parola amore. Come se la vita non ci ponesse continuamente di fronte a questi due concetti che così spesso diventano condanne, che ci pesano addosso.

La ricostruzione dei fatti è minuziosamente assemblata da un amico del protagonista che 23 anni dopo la vicenda ha riaperto la botola dei ricordi facendo respirare il marcio della ferita aperta. Durante quell’arco di tempo egli ha avuto la possibilità di fare domande, mettere insieme le informazioni attinte dall’istruttoria o verità desunte da coloro i quali hanno raccontato la propria versione.

Le sue domande sembrano essere sempre poco esaustivamente sanate, e ci si chiede se durante quella sua dolorosa ricerca egli avrebbe mai davvero potuto trovare più di quello che effettivamente è riuscito a mettere insieme.

La cronaca che egli riesce a stendere non è comunque una terapia contro l’oblio della mancanza, e una parte della sua giovinezza è già svanita quando egli ricorda l’omicidio del proprio migliore amico, il cui odore probabilmente gli sopravvive ancora addosso.

Nel 1987 dal libro Cronaca di una morte annunciata è stato tratto l’omonimo film diretto da Francesco Rosi presentato al quarantesimo Festival di Cannes.

Recensione scritta da Viviana Veneruso

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