“Dolce sospir” di Camilla Curzi

Camilla Curzi vincitrice nella Sezione "Poesie edite e inedite" del Concorso Letterario "Autore di te stesso" 2012 organizzato da Recensione Libro.it.
“Dolce sospir” di Camilla Curzi

Le cinque poesie di Camilla Curzi con cui la scrittrice ha vinto nella Sezione “Poesie edite e inedite” il Concorso Letterario “Autore di te stesso” 2012 organizzato da Recensione Libro.it

Dolce sospir

Di così dolce sospir,
un gemito dunque
rilassar la più profonda anima
che il mio cuor così aspramente nasconde
e liberar nell’aria
un leggero anelito
che di buona volontà
si allontanerà
cercando altra storia
nelle pupille affrante di mille persone
ed entrerà in esse come vita nuova
per ricominciare il giro di una nuova esistenza.

Impercettibile

Accarezza l’aria
del mio respiro
oh sublime suono
di lieta beatitudine.
Dormi sogno
vola desiderio
di notte oscura
che di giorno amletico.
Quale luce profonda
si può sottrarre
all’immenso vagare
del mio giorno alla mia notte?
Che più gela
dentro me
che più si scalda
l’anima mia.
Sparisci nel tramonto
paesaggio immortalabile
nell’attimo dove la luce tocca la terra.

Obbedisco

Servitore dei sogni
che al calar del giorno
sorpresi così profonde lodi.
Apri codeste braccia
metà infinita,
che di vita o di morte
non temo,
ma di tua separazione ormai
lasciata in mio spiazzo di cuore.
Muoia senza te
sentimento eterno,
amore senza inganno
amore senza te.
Sdraiati a terra
oh cuore infranto.

Ode

Quanto ho da perder non l’ho mai perso,
perché di più perso non c’è che la vita.
Ahi,di quanti fatal sospiri tremo
di questa ode dunque immortalar la mia ferita.
E di atti e di gesta voglio parlar
perché di quanto spesso i ti senta,
di più raro non ti posso esprimer.
Posso quindi ora rimembrarti
se la tua voce non rimbomba nel mio senno?
E or mi manchi,
la tua immagine è ormai estranea alla mia visione.
Così mi si abbandona nel tuo ricordo.
E torno, e ritorno…
Mentre la tua lapide si sgretola
diventando polvere della mia rinascita.

Risveglio

Solo la luce soffusa
di questa tiepida estate di agosto,
solo il cantico, così dolce,
così bramato o insperato.
Cancella le grida, oh ambiguo silenzio.
Togliti le vesti, morte oscura.
Che qual mi si tolga di fronte
non sia che la sua prode,
oh voce che tu ti innalzi,
al gelido abbraccio della margherita
alla neve.
Che più mi compiaccio,
che più mi si approda.
Oh anelito che sfuggi,
oh anima che soffri.