Recensione Libro “E giustizia infine fu fatta”

La morale è pericolosa perché richiede l'avvicinarsi nel voler fare del bene. La giustizia, al contrario, richiede il rispetto, che significa distanza. E chi rimane distante non uccide.
Recensione Libro “E giustizia infine fu fatta”

Di cosa parla “E giustizia infine fu fatta” di Pietro Melis

Lo scrittore Pietro Melis già conosciuto con il libro “Io non volevo nascere” pubblica un’altra storia interessante dal titolo “E giustizia infine fu fatta”. L’opera fonde due vicende diverse ma che hanno la stessa matrice e per questo il lettore sarà coinvolto fino all’ultimo.

In una città di sole e mare, che però non attira ancora molti turisti se non casualmente, in sette giorni avvengono sette omicidi di magistrati, una strage senza precedenti. Si cerca il movente e tra le varie ipotesi si pensa che queste morti siano la conseguenza di un attacco terroristico. I sospetti ricadono su molti, ma non si riesce a trovare il colpevole.

Il professore Petix, protagonista del libro “E giustizia infine fu fatta” in quei giorni è ricoverato in ospedale a combattere contro la malattia, e sentendosi vittima delle ingiustizie, non riesce a commuoversi per i morti a causa delle sentenze assurde emesse nei suoi confronti.

Il libro “E giustizia infine fu fatta” di Pietro Melis prosegue amalgamando due storie, quella della strage e quella personale del protagonista. Entrambe tendono nella stessa direzione e hanno un unico obiettivo: la ricerca della verità e soprattutto della giustizia.

La vita privata del professore s’intreccia con gli eventi quasi esterni alla sua esistenza. Petix si sente coinvolto totalmente da ciò che gli accade intorno, fino a trovare uno stimolo in più a vivere cercando di combattere contro la sua malattia per scoprire chi abbia ucciso i magistrati.

Per tutto il libro vi è un’analisi dell’esistenza in generale, toccando argomenti importanti come la religione, la nascita, la morte, l’aborto, tutto attraverso un approccio filosofico che rende la storia ancora più accattivante.

“E giustizia infine fu fatta” di Pietro Melis è una storia che vuole mettere in risalto delle critiche molto profonde alla società in cui viviamo e al sistema a cui spesso gli uomini soccombono cercando giustizia.

Il libro si conclude con il colloquio tra il prof. Petix e il cappellano, in cui si toccano i temi più inquietanti della vita. Il cappellano, di fronte agli argomenti del prof. Petix, incentrati sul diritto naturale, capisce, nel vacillare della sua fede, che non vi è alcuna certezza nella vita. Il prof. Petix aveva cercato sempre, ma inutilmente, un senso della vita, e lo trova infine, ma solo per sé, in una giustizia superiore a quella degli uomini, di cui egli era rimasto spietatamente vittima proprio a causa dei magistrati uccisi. Il racconto ha contenuti autobiografici nelle vicende giudiziarie.