La donna della panchina
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Recensione Libro Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa

Adesso Jane riusciva a malapena a camminare. Le ci voleva molto tempo per andare dallo studio alla sala da pranzo servendosi del suo deambulatore, trasalendo per il dolore a ogni passo. Aveva bisogno di una dose supplementare di ossigeno, che le arrivava attraverso dei tubicini trasparenti infilati nelle narici. Tutto le pesava; ma la sua mente era lucida, e si era già avventurata in un altro romanzo che esplorava i Sette Peccati Capitali («Li ho commessi tutti»), del quale aveva scritto all'incirca centosessanta pagine.
Recensione Libro Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa

Prezzo: € 18,50

Di cosa parla Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa di Artemis Cooper

Elizabeth Jane Howard (1923-2014) ha scritto romanzi brillanti su ciò che l’amore è e può fare per le persone, ma nella sua vita quell’amore lo ha tanto cercato senza mai incontrarlo.

Da grande sarebbe voluta diventare un’attrice ma questa ambizione venne ostacolata dalla madre, dal marito e dalla guerra. Elizaberth trovò la sua “own room” nella scrittura. Il suo primo romanzo, “The Beautiful Visit”, ha vinto il premio John Llewellyn Rhys. Tra i quattordici altri romanzi di successo, scritti nella sua intensa vita, ci sono i cinque volumi della Saga dei Cazalet.

Quando incontrò Kingsley Amis era in procinto di divorziare dal suo secondo marito. La loro fu una storia d’amore incredibile ma piena di contrasti e violenze fino a quando dopo diciotto anni si disintegrò.

Ci sono stati certi avvenimenti nella lunga vita di Elizabeth Jane Howard che l’hanno segnata per sempre come una madre depressa e anaffettiva che non l’ha mai sostenuta, un padre violento che l’abusava, una propensione alle malattie, una timidezza cronica e tre matrimoni falliti malamente (Peter Scott, sposato per fuggire di casa e con cui ebbe una figlia Nicola; James Douglas Henry, un matrimonio lampo; e Kingsley Amis, il suo unico e grande amore).

A Nicola l’abbandonò a soli tre anni per poter continuare a scrivere; a Martin Amis, il suo figliastro che la chiamava la mia “eccezionale matrigna”, lo aiutò a crescere e superare l’adolescenza consigliandogli i libri che non aveva mai letto.

Inferno

Tutta questa sofferenza si è incanalata, instradata, nelle sue opere che l’hanno fatta diventare una delle scrittrici più amate della fiction inglese del Ventesimo secolo. Conosceva la sofferenza e la rielaborò, la trasformò. Tuttavia la sua caratteristica più definita non poteva essere assolutamente attribuita solo al destino, al fato. Elizabeth Jane Howard era come sua madre Katharine Somervell, una giovane ballerina inglese, la quale aveva preso il traghetto e poi il treno per Parigi per “imbarcarsi nella più grande avventura della sua vita”. Avventura interrotta bruscamente perché, proprio come Viola Cazalet, si era sposata, aveva avuto dei figli e aveva rinunciato alla carriera di ballerina.

La vita che Artemis Cooper racconta in Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa (titolo originale Elizabeth Jane Howard. A Dangerous Innocence, traduzione di Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi) inizia proprio dai passi di danza della mamma a Parigi. E continua attraverso gli anni Cinquanta con la promessa della pubblicazione del suo primo romanzo con un tema scottante (come una donna trova il suo posto nella società quando è giunta al matrimonio impreparata); e poi attraverso una serie di amori sbagliati e complicati con Laurie Lee, Arthur Koestler , Romain Gary, Ken Tynan e Cecil Day-Lewis; sino agli ultimi anni di vitanella sua casa di Bungay, nel Suffolk.

Ecco il mistero di Elizabeth Jane Howard: la scrittrice era molto più saggia della donna. Nella sua narrativa, spiega bene questa straordinaria biografia a firma di Artemis Cooper, Elizabeth ha creato dei personaggi che comprendono bene la vita e sanno affrontare i fallimenti e superarli, lei, invece, nella realtà non è riuscita a cogliere il senso della sua esistenza. Un’esistenza in bilico sempre tra ciò che lei sarebbe voluta diventare e ciò che di fatto è diventata, tra un’immagine di femme fatale, aristocratica e altera, e una di donna fragile, controversa, spesso sola e triste.

Questa biografia, attenta e precisa, frutto di numerosi incontri, interviste corrispondenze epistolari tra due donne scrittrici che diventano amiche, fa finalmente il punto sulla straordinaria vita di Elizabeth Jane Howard, allontanando le ombre che hanno offuscato l’immagine e facendo luce sulle sue qualità umane e letterarie.

Recensione scritta da Milena Privitera

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