Estratto libro “Il complice”

'Finalmente', poi disse, fra sé e sé, aprendo la porta di uno scompartimento vuoto, 'ecco un posto tranquillo'.
Estratto libro “Il complice”

Prezzo: € 9,99

Da “Il complice” di Procolo Ascolese, primo classificato nella categoria “Libri editi” al Concorso Letterario Autore di te stesso – Premio Campi Flegrei

Giovedì, 20 gennaio 2005. Sulla via lungo la quale Alberto Salvati si era incamminato, due alberate di olmi proiettavano la loro ombra, e un sole magnifico giungeva parcellizzato, ridotto in un tripudio di chiazze multiformi sull’asfalto.

A dispetto del rigido clima di gennaio, la capitale respirava un’aria primaverile. Alto, longilineo, imbacuccato dentro un lungo e pesante cappotto di lana, il cui colore blu scuro faceva risaltare il rosso sbiadito dei suoi capelli corti, Alberto percorse i marciapiedi di strade larghe e pianeggianti, procedendo quasi senza accorgersene.Accanto al suo naso stretto e affilato si protendevano le palpebre inferiori di due grandi occhi obliqui, un po’ distratti, un po’ smarriti, attraversati da un fluire ininterrotto di pensieri, da cui nulla lo aveva distolto: non un’improvvisa baraonda di passanti; non il viavai forsennato delle auto; non le merci esposte nelle vetrine composite dei negozi.

Scorgendo, però, la monumentale stazione di Termini, si ridestò. E fu assalito da una congerie di sentimenti, quasi travolto da un torrente d’inquietudine.

Questa carica emozionale fu subito canalizzata in un passo più deciso, più spedito. Tanto da consentirgli di giungere velocemente sotto l’ampio porticato della stazione. Roteò il polso sinistro, chinò la testa e sbirciò il quadrante dell’orologio: mancavano venti minuti alla partenza del primo intercity per Napoli. “Ho il tempo per un caffè”, pensò.

Ma prima si diresse verso la biglietteria, dove, allineatosi davanti a uno sportello, si assicurò il biglietto, e lo vidimò. Poi s’introdusse nel bar più vicino, per sorseggiare un caffè caldo. Lasciatone quindi intriso lo zucchero sul fondo della tazzina, disse dentro di sé: “Ora devo proprio andare”. E qualche istante dopo, col suo asettico rimbombo, l’altoparlante annunciò l’arrivo del convoglio ferroviario.

Giunse sulla banchina che brulicava di persone in frettoloso movimento, mentre in lontananza già si profilava la motrice d’acciaio, che si ingigantiva progressivamente, con le altre carrozze, fino a fermarsi, poderosa, con un sibilo assordante.

Le porte di accesso del primo vagone si spalancarono davanti ad Alberto, che salì sul treno per due predellini. Cominciò a cercare un posto libero di seconda classe, che fosse il più possibile appartato, spostandosi velocemente lungo il corridoio esterno e scrutando fugacemente gli eventuali compagni di viaggio. “Finalmente”, poi disse, fra sé e sé, aprendo la porta di uno scompartimento vuoto, “ecco un posto tranquillo”.

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