Estratto Romanzo “Come fili che s’intrecciano” di Mirko Tondi

Estratto del libro "Come fili che s'intrecciano" di Mirko Tondi, vincitore del premio speciale categoria inedita al Concorso Letterario Nazionale "Autore di te stesso" 2011 organizzato da Recensione Libro.it in collaborazione con la CSA Editrice.
Estratto Romanzo “Come fili che s’intrecciano” di Mirko Tondi

Il Sistema prevedeva un futuro, che consentisse di sopravvivere, ma non di vivere. Ognuno aveva la stessa posizione, lo stesso status sociale, lo stesso valore. Il futuro era uguale per tutti, tranne per quelli che appartenevano al Sistema, questo era ovvio. Pochi eletti che sguazzavano nell’agiatezza, godendosi la loro opulenza, incuranti della penuria generale. Era quella un penuria di ideali e di volontà, piuttosto che di cibo o denaro.
Il Sistema, infatti, assicurava il sostentamento e garantiva un impiego, ma non era in grado di consentire l’iniziativa personale. Non che l’iniziativa fosse osteggiata, ma era regola non scritta e largamente diffusa quella di seguire il binario preposto. L’indipendenza, di qualsiasi tipo fosse, portava inevitabilmente verso un percorso contro-natura. Chi compiva la scelta di intraprendere quella strada era libero di farlo, ma conscio di finire in solitudine e in povertà. Di fatto, perciò, emanciparsi rispetto al Sistema significava entrare a far parte dei Dissidenti, un cumulo di reietti confinati nella zona dimenticata della città.
Il Sistema non lottava contro i Dissidenti. Semplicemente, faceva in modo che non arrivassero loro i mezzi necessari alla propria alimentazione, alla propria salute, alla propria sicurezza economica. Chi diventava Dissidente troncava in modo netto e definitivo con il Sistema, cosicché non potesse tornare indietro, mai, per nessuna ragione. Nessuno di quelli che vivevano dove vigeva il Sistema, i cosiddetti Conformi, sapevano cosa realmente aspettasse i Dissidenti. Immaginavano, certi di avvicinarsi alla realtà, che essi languissero in qualche luogo recondito, privati di ogni umanità e di ogni singolo scopo. Immaginavano, ancora, che i Dissidenti si fossero pentiti all’istante della propria scelta e che morissero in poco tempo, logorati dai rimorsi. Immaginavano, infine, che però ci volesse coraggio per fare quella determinata scelta, coraggio che assimilavano alla pazzia, coraggio che loro non avevano trovato perché avviluppati da un’immane paura.