Estratto Romanzo “Il caso Cartesio” di Daniele Bondi

Estratto del romanzo di Daniele Bondi, vincitore del Concorso Letterario "Autore di Te Stesso" 2012 nella Sezione Editi, organizzato da Recensione Libro.it.
Estratto Romanzo “Il caso Cartesio” di Daniele Bondi

Estratto del romanzo “Il caso Cartesio” dello scrittore Daniele Bondi, vincitore del Concorso Letterario “Autore di Te Stesso” 2012 nella Sezione Editi, organizzato da Recensione Libro.it.

Il Caso Cartesio”

Stoccolma, dicembre 1649

 

«Avevate ragione voi: Cartesio deve essere ucciso!»

A causa del senso di colpa che gli macerava l’animo, il cancelliere aveva parlato con lo sguardo rivolto verso il basso. Dopo una lunga pausa, trovò il coraggio di alzare i suoi mesti occhi azzurri e si spaventò a morte incrociando quelli iniettati di sangue del pastore luterano. Questi, lo sguardo spietato, esplose in un conato rabbioso.

«Che stupido siete stato a non ascoltarmi: quante volte vi avevo detto che non bisognava ermettergli di arrivare in Svezia? Eh? Dovevate farlo uccidere sulla nave e gettarlo in pasto agli squali. Ma voi no! Avete preferito accondiscendere a quest’ennesimo vezzo della regina e solo ora vi rendete conto delle terribili conseguenze di questa vostra scelta».

Il cancelliere si sistemò le punte dell’ampio colletto di pizzo quindi allargò le braccia.

«Lo ammetto, ho peccato di superficialità sottovalutando l’influenza che questo filosofo avrebbe potuto esercitare sulla nostra sovrana».

«Questo filosofo, come lo chiamate voi, è portatore di idee rivoluzionarie che stanno facendo presa in tutta Europa: sono ormai decine i professori universitari che stanno buttando i testi di Aristotele per adottare i suoi! Ma lasciamo perdere. Rispondete a questa domanda, piuttosto: com’è che avete compreso solo ora la gravità della situazione?»

L’uomo di governo non riuscì a celare le tracce di un evidente rimorso.

«Ieri mi sono recato al Palazzo delle tre corone per origliare una delle lezioni che Cartesio impartisce alla regina in biblioteca alle cinque del mattino. A parte il fatto che, come avete sempre detto voi, sostiene idee dell’altro mondo, Cristina pende letteralmente dalle sue labbra e lo considera il più grande saggio vivente. Non l’ho mai vista così vulnerabile».

Nello scantinato scese un silenzio di tomba. Un paio di ratti attraversarono velocemente la stanza e si rifugiarono in un pertugio fra due grandi botti. Il reverendo si sforzò di mettere da parte la sua collera e si rivolse, con tono più conciliante, al cancelliere.

«Quindi siete arrivato alla conclusione che, se non lo togliamo di mezzo, finirà per convincerla a convertirsi al Cattolicesimo?»