Estratto Romanzo “Quadrophenia” di Joe Santangelo

Estratto del romanzo di Joe Santangelo, terzo classificato al Concorso Letterario "Autore di Te Stesso" 2012 nella Sezione Inediti.
Estratto Romanzo “Quadrophenia” di Joe Santangelo

Estratto del romanzo “Quadrophenia” dello scrittore Joe Santangelo, terzo classificato al Concorso Letterario “Autore di Te Stesso” 2012 nella Sezione Inediti, organizzato da Recensione Libro.it. Il libro è stato pubblicato con il titolo “Four Sides”.

“Responsabilità”
Caosfera Edizioni

L’uomo è convinto che il mondo esista, che sia reale, che sia – soprattutto – l’unico ambiente all’interno del quale sia possibile vivere e soddisfare i propri bisogni. Fino a quando non saremo in grado di concepire una realtà diversa da quella che ci raccontiamo in questi termini, saremo soggiogati dalla nostra stessa convinzione, resteremo convinti che il mondo sia un’entità a noi aliena e soprattutto a noi sovraordinata. Resteremo convinti che il mondo esterno sia malvagio, cinico e vorace, che succhia la nostra energia per alimentare il suo motore, macinando tutto ciò che trova lungo il suo percorso con la forza di una pressa. Che le guerre siano inevitabili, anche se a morire sono sempre gli altri. Che i politici perseguano i propri interessi e disattendano sistematicamente le nostre aspettative, violino i patti e dimentichino le promesse. Che le Aziende sono guidate da persone prive di cuore che schiacciano le nostre anime, sfruttano e sottopagano le nostre capacità, tarpano i nostri sogni e si liberano di chi è diventato inutile con un semplice cenno della mano. Che l’altro è sempre il responsabile del nostro fallimento, il vero colpevole. Resteremo convinti che la sfortuna esiste e che il caso svolge un ruolo determinante nella nostra esistenza. Questa non è vita, questa si chiama tortura. Siamo nella trappola. Ci siamo caduti la prima volta che abbiamo attribuito la responsabilità di ciò che ci è accaduto a qualsiasi altro soggetto che non fosse “me stesso”. È stato quello il momento cruciale. Si è trattato di un istante, un microsecondo, il primo millimetro che ci ha condotto sin qui, nella condizione di chi, debilitato dalle fatiche del mondo, si augura solo di poter riposare: un uomo senza più sogni. Abbiamo pensato: “non è colpa mia” e abbiamo compromesso la nostra libertà e, con essa, la nostra vita. Abbiamo calpestato il principio. Abbiamo abdicato alla nostra responsabilità ignorando che – a quella – è allegata la volontà, la capacità di scegliere, la creatività, la forza di perseguire un obiettivo. Avremmo potuto soffermarci a riflettere, avremmo dovuto osservarci con onestà.