Recensione libro “House of Cards”

Certe carriere politiche sono come un libro mal riposto nella British Library. Un piccolo sbaglio, di quelli che a volte capitano, il cui risultato però, è l'oblio perpetuo.
Recensione libro “House of Cards”

Di cosa parla “House of Cards” di Michael Dobbs

“House of cards” è il romanzo di Michael Dobbs che hai ispirato, a vent’anni dalla sua pubblicazione, l’omonima serie interpretata da Kevine Spacey. Non tutti sanno, però, che “House of Cards” aveva già ispirato una serie prodotta dalla BBC, che ha come protagonista l’attore Ian Richardson. I libri di Dobbs raccontano dell’ascesa al potere di Francis Urquhart nell’Inghilterra post Thatcher.

Francis Urquhart è Chief Whipe (un’equivalente del Ministro dei Rapporti con il Parlamento nella democrazie italiana) del partito Conservatore inglese. Il suo ruolo lo porta ad essere custode dei peggiori segreti dei parlamentari e, allo stesso tempo, fidatissimo consigliere del Primo Ministro Henry “Hal” Collingridge, successore di Margaret Thatcher.

Grazie al suo ruolo, quindi, il protagonista di “House of Cards” è al vertice del partito Conservatore senza essere necessariamente sotto le luci della ribalta. L’ombra è il luogo ideale per uno come Francis Urquhart, capace di attendere anni per raggiungere i suoi obiettivi. La sua scalata al potere, costruita utilizzando grandi doti diplomatiche, ha un’impennata dopo un turno di elezioni.

I Conservatori sono in netto calo di popolarità: Collingridge è accusato di essere un premier debole che non può reggere il confronto con la “Lady di ferro” che l’ha preceduto. Il partito riesce comunque a vincere le elezioni, lasciando però sul campo voti e credibilità.

A questo punto Urquhart si presenta al Primo Ministro con un elenco di nomi per il rimpasto, pronto a ricevere una posizione di prestigio. La reazione stizzita di Collingridge, però, frena i suoi piani: il primo ministro è infastidito dalla freddezza del suo uomo di fiducia e sostiene che il rimpasto non sia la strada giusta.

Senza tradire la minima emozione Francis Urquhart decide di iniziare la costruzione del Castello di Carte (House of Cards) per demolire Henry Collingridge. Se, in un primo momento, lo spietato personaggio nato dalla penna di Michael Dobbs si accontentava di un ruolo di prestigio, dopo la risposta sfacciata e poco elegante del suo collega di partito si sente autorizzato a volere molto di più. Francis Urquhart ha deciso: lui sarà il prossimo inquilino di Downing Street.

Per raggiungere il suo obiettivo Francis metterà in campo tutta la sua influenza ma, soprattutto, tutte le informazioni riservate in suo possesso. Distruggerà famiglie, annienterà la dignità delle persone, costruirà e distribuirà menzogne così perfette da risultare assolutamente credibili. Al suo fianco, la sua musa ispiratrice Mortima, moglie attenta e affilata, forse più del marito.

Urquhart sa perfettamente che per riuscire nella sua impresa avrà bisogno di influenzare la stampa, magari concedendo news in anteprima costruite ad hoc per destabilizzare, confondere e costruire la sua ascesa. Mattie Storin, la bella giornalista che, in un sottile gioco di sottomissione reciproca, diventerà una delle pedine fondamentali nella grande partita del potere.

Il primo libro di “House of Cards” è un vero capolavoro, una sorta di manuale del potere moderno alla quale fanno seguito due altri romanzi dal ritmo serrato. I capitolo di aprono tutti con una frase di Urquhart, attraverso cui si delinea la personalità fredda, razionale e senza scrupoli di questo splendido cattivo.

Michael Dobbs, che nella vita ha realmente ricoperto il ruolo Chief Whipe dei Conservatori inglesi, espone senza mezze misure l’altra faccia del potere politico. La sua scrittura è avvolgente, il ritmo incalzante e Francis Urquhart si arricchisce di fascino ad ogni pagina, nonostante che sia uno dei personaggi più negativi della letteratura del secolo scorso.

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