Recensione Libro I frutti del vento

Stavano di nuovo litigando per colpa delle mele. Lui voleva piantare quelle dolci, buone da mangiare, lei le asprigne per farci il sidro. Erano così abituati ai litigi che ciascuno dei due recita la parte a memoria, senza neppure badare alle parole dell’altro: le avevano sentite fin troppe volte.
Recensione Libro I frutti del vento

Prezzo: € 17,00

Di cosa parla I frutti del vento di Tracy Chevalier

Nelle librerie dal 28 gennaio 2016, I frutti del vento, l’ultimo romanzo di Tracy Chevalier pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza. La scrittrice americana conosciuta dai lettori di tutto il mondo per il suo capolavoro La ragazza con l’orecchino di perle, torna a raccontare una storia che pur riguardando la vita dei suoi protagonisti s’inserisce magnificamente nel quadro storico.

I frutti del vento è un romanzo ambientato all’inizio/metà del XIX secolo e narra le vicende della famiglia Goodnough che lascia la città natale per andare nell’Ohio. Il viaggio viene fatto per necessità, poiché la legge in questo luogo prevede l’assegnazione di un grande appezzamento di terra a chi dimostra di voler rimanere in pianta stabile in quel territorio prendendosi cura dei frutteti che pianterà. La legge avverte che per dimostrare i buoni propositi i coloni debbano avere sempre cinquanta alberi che diano frutti.

La famiglia Goodnough non ha possibilità di scelta, senza soldi e con tanti figli da sfamare, James e Sadie vanno incontro a questo destino difficile in una terra inospitale come quella della Palude Nera, dove si fermano per realizzare un futuro diverso che stenta ad arrivare.

Durante questa prima parte del libro I frutti del vento, Tracy Chevalier ci fa conoscere pregi e difetti di questa famiglia, più i difetti se vogliamo essere precisi, ma attraverso le loro piccole lotte interne, i dissidi e i pochi gesti di affetto che li lega, impariamo a legarci ai Goodnough.

James ama profondamente il suo lavoro e gli alberi di cui si prende cura, li ama più degli essere umani, perché non tradiscono, perché si affidano alla natura e alle mani esperte di chi li nutre e vivono a lungo. Ma per quanto sia dedito ai suoi meli, non è altrettanto generoso e presente con i suoi figli, soprattutto non riesce più a comprendere la moglie, insoddisfatta di questa nuova vita, che si rifugia nell’alcool diventando violenta e ingestibile.

Dei dieci figli che avevano, la malaria se ne porta via cinque, ma ce n’è uno, Robert che ha lo stesso talento del padre e sa come bisogna fare per innestare le piante. La mamma è sicura che lui sia l’unico tra i figli che può ambire a un futuro diverso, qualcosa di meglio lontano dalla crudele Palude e da quella famiglia sgangherata.

Comincia così la seconda parte del romanzo I frutti del vento dedicata all’evoluzione della vita di Robert, ai suoi tanti viaggi, ai vari lavori che fa, alla passione che cresce verso la natura, agli incontri che cambiano il suo tempo e il suo domani.

Questa seconda parte è sicuramente quella che fa rallentare la lettura, meno intrigante della prima, in cui ci si appassiona ai personaggi e alle loro vicende burrascose.

Nel complesso il libro è pieno di spunti interessanti, c’è spazio per comprendere quanto la natura sia forte e spesso si ribelli all’uomo e a qualsiasi regola imposta, c’è modo di scoprire uno spaccato della storia americana, quella che ha visto uomini e donne allontanarsi dalla propria terra con la speranza di migliorare la propria condizione e c’è un contrasto molto netto tra sogno e disillusione, su cui spicca spesso la voglia di lottare per se stessi e per il bene della propria famiglia.

Ci sono però nel romanzo anche aspetti talmente bui sia per le relazioni tra i vari protagonisti sia per l’ambientazione che a volte la storia si fa claustrofobica, ma la Chevalier ha la capacità di creare grande empatia con i suoi personaggi, anche quando non suscitano simpatia o appaiono burberi.

Insomma tra frenate e accelerate da parte della scrittrice per meglio far addentrare il lettore negli eventi, alla fine possiamo dire che I frutti del vento non è paragonabile per bellezza ai suoi precedenti romanzi, ma il libro è scritto molto bene, ha descrizioni emotivamente coinvolgenti e accattivanti.

Di una cosa siamo certi che Tracy Chevalier è un’autrice che sa cosa significa scrivere bene e con criterio, una qualità che non sempre ritroviamo.

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