Recensione Libro “Il caso Arpur”

Il dolore, di fronte al terrore di scoprirsi nuovamente alterato in una parte di sé, e nell’intontimento del risveglio, cercando disperatamente di avvertire in quale altra zona del corpo potevano averlo ‘ritoccato’, passava in second’ordine.
Recensione Libro “Il caso Arpur”

Di cosa parla “Il caso Arpur” di Andrea Carli

“Il caso Arpur” di Andrea Carli, pubblicato dalla Tresogni, racconta una storia che non può lasciare indifferenti per la tragicità degli eventi che narra.

Il protagonista di questa terribile vicenda si chiama Michele Arpur, un militare italiano, che dopo l’8 settembre del 1943 viene fatto prima prigioniero e poi deportato dai tedeschi nei campi di concentramento.

In questi luoghi che annientano l’anima e, nel migliore dei casi, conducono alla sopravvivenza, bisogna lottare contro le umiliazioni e crearsi un appiglio per non soccombere.

Michele Arpur trova inizialmente la sua salvezza nei compagni e nella scrittura. Tiene un diario in cui si racconta, ma quello che dapprima lo aiuta a sopravvivere, diventa successivamente il suo problema.

I tedeschi, infatti, scoprendo questo suo segreto vogliono punirlo e per farlo utilizzano un metodo barbaro e disumano: attraverso una serie di operazioni gli cambiano l’aspetto e lo privano della sua identità.

La vendetta inflitta dai tedeschi a danno di Michele colpisce il suo spirito e deturpa la sua estetica, portandolo a non riconoscersi più e a non essere riconosciuto neppure dagli amici e dai parenti quando torna a casa.

Andrea Carli nel libro “Il caso Arpur” racconta una storia che attinge molto da ciò che ha vissuto, essendo stato lui deportato nei campi di concentramento dai tedeschi. Leggendo la sua storia non si può fare a meno di sentirsi coinvolti e di vivere di riflesso la terribile condizione psicologica e fisica a cui erano sottoposti i prigionieri durante la seconda guerra mondiale.

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