Recensione Libro intervista lo scrittore Nino Branchina

Intervista allo scrittore Nino Branchina.
Recensione Libro intervista lo scrittore Nino Branchina

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Cosa dire di me? Sono nato e vivo in quella splendida città (almeno così lo è per me) definita, assieme a Taormina, La Perla dello Ionio, Catania. Dopo gli spassosi e per certi versi indescrivibili anni liceali, mi sono iscritto all’università, laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in urologia e, dopo qualche anno di gavetta, arruolato nel sistema sanitario nazionale in qualità di dirigente medico urologo presso un ospedale di provincia.

Ho sempre nutrito la passione per l’arte, per il disegno in particolare (al liceo ero il disegnatore ufficiale di uno strampalato gruppo di amici, ho creato diversi personaggi a fumetti e con le mie opere pittoriche ho partecipato e vinto diversi concorsi scolastici), la musica, soprattutto hard rock ed heavy metal, il cinema con una sviscerata passione per tutto ciò che riguarda James Bond, Clint Eastwood e i vecchi film della Hammer Productions, la lettura di fumetti e soprattutto di romanzi: tra questi ultimi non posso non ricordare quelli della collana Urania, e poi gli horror e i gialli in particolare, fedelissimo ai libri di Conan Doyle, Agatha Christie (Marple e Poirot erano e sono i miei beniamini), e poi i polizieschi di S.S. Van Dine (di cui mi sforzo nei racconti di applicare le sue venti regole d’oro), di Raymond Chandler con il suo scanzonato Marlowe, per arrivare ai giorni d’oggi con Dean Koontz e Steven King.

La professione medica impegna buona parte delle mie giornate ma, ciononostante, riesco a ritagliare un po’ di tempo per occuparmi del mio passatempo preferito, scrivere. La scrittura è vita, un modo dinamico di esprimere e di comunicare con il mondo, un’arma potentissima attraverso la quale tradurre in parole tutto quell’universo di immagini ed emozioni partorite dalla mia fervida mente e dal cuore (sia nel bene e nel male). Ho scritto molte poesie alcune delle quali pubblicate su www.poesieracconti.it e diversi romanzi, due pubblicati, Esalfa per il gruppo Albatros e Il Canto dell’Aquila, per la Sacco editore Roma. Ho partecipato anche al concorso letterario online Io Scrittore giungendo semifinalista nella prima edizione.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Lo strano caso di Kirby Logan” cosa diresti?

Un giallo classico: un omicidio, tanti personaggi, tutti in qualche modo coinvolti con l’uomo assassinato, quindi tanti potenziali colpevoli. Niente emozioni “pulp”, molto dialogo, parecchia ironia, un pizzico di filosofia, tanto divertimento.

3. Il tuo romanzo ha alla base un caso da risolvere, ma nella storia dai molta importanza alla descrizione del personaggio principale mostrandoci la sua parte umana. Come mai questa scelta?

Non possono esistere storie senza personaggi, e i personaggi sono persone vive che parlano, hanno emozioni, sentimenti, vivono la vita di ogni giorno, come tutti noi. Era imprescindibile delinearne i rispettivi caratteri umani.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo romanzo giallo? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Che la verità sta sempre dietro le apparenze. Il protagonista cita Pascal: “Ci sono santi che si credono peccatori, e peccatori che si credono santi” Dove finisce la santità e inizia il peccato?

5. Nel libro “Lo strano caso di Kirby Logan” c’è un aspetto che colpisce molto: verità e menzogna si confondono mischiando le carte in tavola. È così anche nella vita?

E’ proprio così. Verità e menzogna, due facce della nostra umanità. Le nostre vite sono quotidianamente impregnate di entrambe.

6. Che progetti hai per il futuro, c’è un seguito per il detective Lester Richards?

Sì, ho già pronto il secondo episodio. Altri progetti, ben definiti, in cantiere.

7. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

I gialli classici di cui ho detto sopra. Una fondamentale fonte ispirativa.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Non esiste un libro che non consiglierei, perché dietro a ogni progetto letterario ci stanno sacrifici, studio, applicazione, preparazione e tanta, tanta buona volontà.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Perché hai scritto un romanzo? Perché la mia interiorità brulica di idee, emozioni, sentimenti che se non faccio conoscere agli altri potrebbero scoppiarmi dentro… Ah, ah, ah.