Recensione Libro intervista Angela Cicinelli autrice del libro “Effie F – Alla ricerca di Antares”

Recensione Libro intervista Angela Cicinelli autrice del libro “Effie F - Alla ricerca di Antares”.
Recensione Libro intervista Angela Cicinelli autrice del libro “Effie F – Alla ricerca di Antares”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

“In quanto a presentazioni, vado dritta a ciò che possa conciliare tanto il personale quanto l’aspettativa del lettore: Angela Cicinelli, pseudonimo “Kim Davis”, da sempre scrittrice incallita. Un’ amanuense che preferisce dischiudere un ventaglio di disparati generi letterari, al pari delle varie attitudini in campo umanistico. In queste poche frasi, un concentrato che offre una premessa già abbastanza eloquente, no?”

2. Dovendo riassumere in poche righe la trama dell’opera “Effie F – Alla ricerca di Antares” cosa diresti?

“Tanto per rifarci all’argomento: sintesi. Ebbene, direi che si tratta del primo atto di un’ Odissea astratta e forse no, a cominciare dal fatto che la protagonista sia una ragazzina elfo, per metà comune mortale, che si ritrova d’un tratto, a dover avventurarsi nel mondo parallelo alla realtà, dove non c’è limite all’impossibile, con l’aiuto di fidi compagni: Quilka, la maestosa aquila che fa da tramite fra questi due mondi e Zelio, l’esatto opposto nel carattere e nelle potenzialità, impulsivo ed irriverente, un comune mortale che acquisisce presto dei poteri magici ed è in continuo confronto con la quieta saggezza della piccola elfo. Loro due, assieme ad Antares, principessa del regno elfico, andranno a costituire la triade che spezzerà definitivamente questo confine tra fantasia e realtà: praticamente, questo primo episodio è già di per sé, il principio, la chiave che conduce e spalanca la porta dell’ignoto, lo stesso ignoto saturo di mistero che spinge ad intraprendere e continuare il sentiero composto dai successivi episodi”.

3. Il tuo romanzo fantasy ha visto la sua prima stesura quando avevi appena quattordici anni. Da allora quante volte hai riscritto la storia o pensato di modificarla?

“Dopo la prima, ufficiale quanto abbozzata stesura, c’è stata quella successiva di revisione e rifinitura: un primario duetto che però avrei lasciato in sospeso per diversi anni, per poi riprenderlo dal cassetto, migliorarlo ulteriormente e dopo questa terza versione,  proseguire quello che sarebbe rimasto un volume unico, sfumandolo in una saga. Saga che è stato segno del fatto, che, anche a distanza di molto tempo, la mia fantasia si è tutt’altro che assopita ed è stato piacevole (quanto… interessante?) sentire che fosse e sia ancora vivida e che incalzi a briglie sciolte”.

4. Cosa vorresti che il lettore cogliesse entrando in contatto con le parole del tuo libro? C’è un messaggio che hai cercato di nascondere tra le pagine della tua storia?

“E proprio addentrandomi nei meandri del mio libro, propongo pertanto una sorta di   full immersion che ho tentato di rendere il più profonda possibile, a tal punto, da cercar di far recepire al lettore, in maniera quasi tattile, concreta, questa dimensione da me creata ed il suo significato. Pertanto, credo che anche un qualcosa che viene, specie a livello letterario, considerato futile ed infantile come la fantasia, possa avere una sua utilità, ed anzi, possa essere portatrice d’un messaggio ben più significativo della sua sola, di per sé, “inesistente” trama. Cosa già messa in atto dai grandi e celebri autori di fiabe e favole, il cui nucleo focale è stata da sempre una sonante morale, di conseguenza qualcosa di istruttivo, tutt’altro che effimero, da rivolgere non unicamente ai bambini, bensì, se non maggiormente, agli adulti e, per l’appunto, grazie alla semplice ma importante lezione di vita da rammentare. In definitiva, penso dunque che  il tipo di contatto da offrire ai lettori, sia essenzialmente questo, il guardare oltre i confini della sola fantasia, al pari di Effie che in groppa a Quilka, varca i confini di un intero mondo”.

5. Nel romanzo la protagonista è una ragazzina elfo che si avventura per eliminare il confine tra realtà e fantasia. Credi che nella vita questi due mondi possano coincidere in alcuni casi? E se sì, quando?

“Per rispondere a questa domanda, partiamo pure dall’esempio di Effie: resta seriosa, riflessiva, cercando e trovando  istantaneamente ciò che è più giusto fare, pure dinnanzi alle situazioni maggiormente bizzarre, tipiche di un mondo completamente distante dalla realtà, anzi, opposto. Atteggiamento che comunque fa da buon ausilio circa lo scopo fondamentale per il quale è stata scelta, ed in un certo senso, della saga stessa: infrangere definitivamente il Confine tra fantasia e realtà. E ciò richiede un’ altrettanto buona dose d’arguzia e sangue freddo, non vi pare? Io lo trovo non poco utile e ne faccio particolare uso nella realtà. E non necessariamente in situazioni parimenti singolari, tanto per venire incontro anche al quando. Questa realtà che, come si suol dire, a volte supera la fantasia stessa: come ho accennato nella risposta al secondo quesito, si tratta ‘… di un’Odissea astratta e forse no…’ , proprio per indicare il fatto, ed ulteriormente grazie a questo noto detto sulla realtà, che la dimensione concreta e quella fantastica non sono poi così distanti ed in contrasto”.

6. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

“Nel mio caso, non si può puramente parlare d’un romanzo unico e decisivo che mi abbia condotto alla scrittura. Se ci concentriamo sulla schiera di libri, c’è stata in contemporanea una schiera di autori che mi hanno nutrito col loro pensiero, la loro libertà, la loro filosofia, la loro apertura in confezione critica e non, razionale o irrazionale, illustre o rude, romantica o asciutta. Piuttosto, c’è stato un momento decisivo nella mia infanzia scolastica che mi avrebbe definitivamente condotto al mio letterario mestiere fisso. Sebbene fosse già scattato il primo, inequivocabile colpo di fulmine alla prima vista dell’alfabeto riportato sulla lavagna, l’autentico “Partenza… Via!” sarebbe avvenuto grazie alla proposta d’un insegnante: ‘Perché non provi a scrivere tutto ciò che senti?‘ e a giudicare dal callo che ho sull’anulare destro, capisco che non aveva tutti i torti. La proposta, in effetti, decisiva”.

7. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

“Sono convinta che non esista, a tutti gli effetti, un libro da vivamente suggerire o da vivamente sconsigliare. Giacché siamo in tema di viaggio, dico, a maggior ragione, che ogni libro è una dimensione, una terra, un confine, una realtà da esplorare, di per sé, senza alcun pieno invito o totale divieto, ma con libero lasciapassare (il limite perentorio viene segnalato dalla precisa indicazione dell’età a cui viene destinato, cosa che, ad ogni modo, può essere tranquillamente violata, difatti). Concetto che va a confluire nei molteplici, poliedrici, significati della letteratura”.

8. Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

“In quanto ad auto – quesiti, beh, scusate l’insistente abuso, ma persino in quest’ambito di solenne unicità, devo sfoggiare una scelta multi sfaccettata: di domande me ne pongo spesso diverse, sento il dovere ed il piacere di farlo, insaziabile, avida di conoscenze e risposte… che posso anche non ricevere, come possono esserci delle domande che non vengono e non mi si verranno mai rivolte da altri e non da me stessa, e sempre da me stessa mai poste, ma credo che sia un bene che tutto ciò ci sia e consista, quantomeno perché non possa impoverirmi, fossilizzarmi ed infine inaridire. Non per eccesso d’intellettuale enfasi, ma se una persona non si pone o non pone almeno una domanda, pur non ricevendo neanche una risposta e nemmeno da sé stesso, la sua persona medesima, insisto, che significato avrebbe o con quale significato potrebbe identificarsi o quale semplicemente donarsi? La morale si rivela già tramite quest’intervista, a cui la sfilza di quesiti, ci mette tanto di cappello, direi”.

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