Recensione Libro.it intervista Federico De Luca autore del libro “Apocalisse. La soluzione dell’enigma”

Intervista allo scrittore Federico De Luca.
Recensione Libro.it intervista Federico De Luca autore del libro “Apocalisse. La soluzione dell’enigma”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

La prima cosa che deve sapere chi è incuriosito dal mio libro è che si tratta di uno studio rigoroso dell’Apocalisse ma non per questo è uno scritto “barboso”, riservato solo ai teologi. La ricerca portata avanti nel libro è condotta con metodo scientifico ma resa con un linguaggio piano ed un’esposizione accattivante che mira a catturare l’attenzione anche del lettore più lontano da queste tematiche. Questo sforzo di semplificazione mi è stato riconosciuto da chi ha già letto il libro e da alcuni critici: il giornalista Vittorio Del Tufo, ad esempio, in un articolo su “Il Mattino” di Napoli del 9 febbraio scorso ha definito il mio lavoro “un libro godibile e utile tanto agli specialisti della materia quanto a chi ne è digiuno”.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Apocalisse. La soluzione dell’enigma” cosa diresti?

Il mio testo indaga l’ultimo libro e più misterioso libro della Bibbia, il libro dell’Apocalisse che parla della fine del mondo, dei cataclismi, dei flagelli, delle guerre e delle persecuzioni che la precederanno; delinea in modo molto fumoso personaggi inquietanti ed oscuri come i quattro cavalieri dell’Apocalisse, la Bestia a sette teste che sorge dalle acque del mare e che è contraddistinta dal numero 666 e la Bestia con corna d’agnello e voce di Drago che sorge invece dalla terra.

Bellissime poi le descrizioni delle creature che stanno alla presenza di Dio come i quattro Esseri viventi o i possenti angeli a cui Dio ordina di riversare sugli uomini empi le sette coppe della sua ira. Come si può facilmente intuire, il libro dell’Apocalisse ha sempre alimentato nel corso della storia grandi paure e, al tempo stesso, grandi speranze. Normalmente l’Apocalisse viene interpretata in maniera allegorica e la fine del mondo di cui si parla nel testo viene riferita ad un momento lontano nel tempo, di là da venire. Nel mio libro, invece, viene dimostrato che l’autore dell’Apocalisse (di solito identificato in Giovanni Apostolo) intendeva gli eventi da lui evocati come ben reali e attendeva la fine del mondo a breve distanza dal momento in cui scriveva, vale a dire per il 71 d.C. Insomma, come si vede ce n’è abbastanza per incuriosire tanto i credenti quanto i non credenti…

3. Con il tuo libro tendi ad apportare una visione nuova di quel che è contenuto nel libro dell’Apocalisse attraverso una diversa interpretazione delle Sacre Scritture. Quel che dici è che la profezia della fine del mondo corrisponde al 71 d.C. Vuoi spiegarci come sei arrivato a questa conclusione?

Tutto parte dalla soluzione dell’enigma centrale dell’Apocalisse, quello relativo all’identità della Bestia 666. Già dal 1800 era stato notato che dietro al numero 666 poteva celarsi il nome di Nerone ma mancava una prova veramente convincente di ciò. Nel mio libro passo in rassegna tutte le ipotesi di soluzione dell’enigma del numero 666 avanzate finora mettendo in evidenza come nessuna di esse appaia pienamente convincente e fornisco invece una prova, proveniente dal testo stesso dell’Apocalisse, che conferma la tesi che il numero 666 alluda a Nerone.

La soluzione dell’enigma del numero 666 apre allora finalmente alla comprensione del testo sacro: Nerone è il grande nemico dei cristiani delineato nell’Apocalisse, la Bestia potentissima che accusa i cristiani di aver appiccato il grande incendio di Roma e li perseguita per la prima volta. Queste persecuzioni spietate ed inaudite sembrarono a Giovanni quelle preannunciate da Gesù per il tempo della fine, preannunciata in ben quattro passi diversi nel termine di 1.260 giorni o di 42 mesi, corrispondenti a tre anni e mezzo: poiché io colloco la redazione dell’Apocalisse al 67 d.C. ecco la conclusione che l’autore dell’Apocalisse attendeva la fine per il 71 d.C., vale a dire a distanza di tre anni e mezzo.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Mi piacerebbe che il lettore si appassioni a risolvere i tanti misteri ed i molteplici enigmi menzionati nel mio libro come quello del Quadrato Magico, delle legende sulle monete greche interpretabili sia come parole che come numeri o dell’iscrizione di Pompei che recita “Amo colei il cui nome è 545”: attraverso la soluzione di questi enigmi e per mezzo di una rigorosa ricostruzione storica oltre che, naturalmente, di un’accurata esegesi biblica, il lettore potrà cogliere il senso recondito dell’Apocalisse che costituisce un vero e proprio “Codice da Vinci” delle Sacre Scritture.

5. Per arrivare alla conclusione che c’è stato un errore di interpretazione dell’ultimo libro della Bibbia quanto ti sei dovuto documentare?

In pratica ho dovuto leggere tutto quello che era stato scritto sull’argomento: è stato un lavoro che è durato circa otto anni. Nel frattempo ho ampliato le mie conoscenze generali in materia di Sacre Scritture frequentando la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli in qualità di uditore. Ho fatto mille verifiche, ho ritradotto dal greco il testo dell’Apocalisse e, una volta ottenute alcune importanti conferme, sono uscito allo scoperto.

6. Questo tuo approccio che ti ha portato a indagare nelle Sacre Scritture ha modificato il tuo modo di vivere la religione e se sì come?

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare il mio libro non è animato da intenti “demolitori” ma “costruttivi”; non è, cioè, uno dei tanti libri sensazionalistici ma uno studio che si prefigge di comprendere un testo sacro che ha sempre affascinato, inquietato e fatto sperare gli uomini, il testo religioso che spingeva i martiri cristiani ad accettare di buon grado il martirio e che ancora oggi è il testo fondamentale di alcune confessioni religiose americane che attendono con ansia la fine del mondo. Mi rendo conto che sostenere che l’Apocalisse, vale a dire un testo che fa parte del canone biblico, sia in pratica una profezia errata è una conclusione piuttosto impegnativa ma questo per me non è motivo di scandalo. Infatti la Bibbia contiene qua e là errori ed imprecisioni ma questo non mette in discussione la verità complessiva della Rivelazione. Dio si è rivelato agli uomini, esseri per definizione fallibili, mettendo in conto la possibilità di errori da parte loro.

Ammettere che un intero testo, e non singoli riferimenti o passaggi, sia errato perché pronuncia una profezia mancata non mi allontana dalla fede ma mi ci rafforza perché mi fa comprendere tutto il travaglio umano di Giovanni e la sua ansia spasmodica di riabbracciare il suo Maestro e poi perché questo errore interpretativo fu fondamentale per il completamento della Rivelazione. Quest’ultima infatti per me non si conclude con l’Apocalisse ma con il quarto Vangelo (scritto da Giovanni a venti anni di distanza dall’Apocalisse) in cui viene finalmente compreso a pieno il grande mistero di Cristo: a differenza dei Vangeli sinottici l’attenzione viene spostata dall’attesa del ritorno di Gesù e dell’instaurazione del Regno di Dio alla realtà attuale della vita eterna (la vita nuova nella grazia e nella gloria, vale a dire la comunione spirituale con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) a cui si accede sin da subito, già in questa vita per il solo fatto di credere che Gesù è Figlio di Dio.

Il Vangelo di Giovanni, quindi, riporta l’attenzione non più sull’attesa impaziente del ritorno di Gesù in questo mondo ma sulla sua Parola, fonte perfetta di vita spirituale che non abbisogna di altro completamento. Ecco allora che l’Apocalisse da grande abbaglio si trasformò in incredibile illuminazione per Giovanni.

7. Hai ricevuto delle critiche o dovuto affrontare scontri di idee per questa tua interpretazione alternativa dell’ultimo libro della Bibbia?

Su un forum sono stato attaccato da alcuni utenti particolarmente zelanti. Quando ho spiegato le mie ragioni ed i contorni scientifici della mia ricerca (non dimentichiamo che il libro reca la prefazione di un professore universitario di Nuovo Testamento dell’Università Urbaniana di Roma, che tra l’altro è un sacerdote cattolico) la maggior parte di loro ha compreso la mia buona fede ma un utente in particolare ha persistito nelle critiche ad oltranza. Ho scoperto poi che aderiva ad una confessione religiosa cristiana diversa da quella cattolica il cui difetto consiste proprio nell’eccessiva dogmaticità. Una fede è matura quando si interroga sui suoi fondamenti e suoi sui testi sacri in modo serio e sereno, ammettendo il dialogo ed il confronto. Al riguardo devo dire che il mio libro ha avuto l’onore di essere citato dal Cardinale Ravasi, profondo conoscitore dell’Apocalisse, in un articolo apparso sul Sole 24 Ore il 3 novembre 2013 ed ho notizia che comincia ad essere citato nelle tesi di laurea in Teologia.

8. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Un romanzo che mi ha colpito particolarmente è stato “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel García Márquez: ricordo che nel leggere il finale rimasi profondamente commosso e mi vennero la pelle d’oca e le lacrime agli occhi. Fu per me una conferma della capacità dei libri di catapultarti quasi fisicamente all’interno di una storia. Nella mia indagine su un testo misterioso come l’Apocalisse io ho cercato di suscitare nel lettore lo stesso coinvolgimento che di solito scatta nella lettura di un buon romanzo.

9. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Detesto tutti i cosiddetti “instant books”, quei libri cioè scritti al momento e che parlano di un dato evento di cronaca di cui sfruttano il clamore.

10. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Ho detto che ho impiegato ben otto anni per scrivere questo libro: ho dovuto prima leggere molti libri, ho tradotto dall’inglese alcuni libri editi in America e non ancora pubblicati in Italia, ritradurre dal greco il testo dell’Apocalisse per comprenderlo meglio. A volte mi chiedo se ne è valsa la pena sacrificarsi tanto ma dopo un po’ mi rispondo senz’altro di sì pensando che questa domanda se la pongono tutti quelli che cercano di fare cultura ed arte: un mondo come quello di oggi in cui imperversa l’egoismo ed il guadagno facile (spesso ai danni della collettività) sarebbe davvero insopportabile senza la cultura e la ricerca della bellezza.

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