Recensione Libro intervista Francesco De Nigris autore del libro “Humoresque”

Intervista allo scrittore Francesco De Nigris autore del libro "Humoresque".
Recensione Libro intervista Francesco De Nigris autore del libro “Humoresque”

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1.    “Humoresque” è un titolo che prende spunto da un tipo di forma musicale senza regole. Ce la puoi spiegare nel dettaglio e dirci cosa ti ha spinto a scegliere questo termine per rappresentare il tuo libro?

L’umoresca (o humoresque, o humoreske) in quanto composizione libera da particolari vincoli formali prestabiliti, è stata praticata da diversi autori romantici (Schumann, Dvorak, Smetana)  poiché permetteva di esprimere in maniera immediata gli stati d’animo, gli umori del momento in un certo senso svincolati da una struttura formale rigidamente prestabilita.

Sono, dunque, gli umori, le emozioni, gli stati d’animo del momento a prevalere nell’umoresca, ed era  quello che mi premeva esprimere attraverso i racconti di  HUMORESQUE.  Nel secondo racconto, HUMORESQUE- frammenti di un giorno di primavera,  ho cercato  di raccontare una giornata di primavera attraverso i vissuti del protagonista, attraverso gli stati d’animo del momento, le emozioni, i ricordi quasi come un flusso di coscienza; senza dimenticare che il racconto, in quanto forma narrativa, ha tutte le caratteristiche di libertà formale che combaciano con la forma musicale dell’umoresca.

2.    Poi raccontarci in poche parole il significato del tuo libro, il messaggio che hai racchiuso nelle sue pagine?

A rifletterci bene, scopro che i racconti di HUMORESQUE sono legati dal doppio filo dell’amore e della morte, che si manifestano in situazioni e modalità diverse, ma c’è un legame ancor più sotterraneo, che non si manifesta immediatamente, ed  è rappresentato dall’imponderabilità, dall’imprevedibilità degli eventi che determinano  la morte o l’nnamoramento, i personaggi non sono spiazzati perché ignorano l’esistenza dell’amore o della morte, sono disorientati dal loro realizzarsi.

3.    “Humoresque” è una raccolta di racconti in cui è presente la contrapposizione tra due concetti, amore e morte. Perché hai deciso di scrivere un libro che fosse incentrato su questo contrasto?

Per scrivere HUMORESQUE sono partito da suggestioni e ricordi personali, ma il libro non è autobiografico in senso stretto. Nel corso del tempo mi si sono imposte situazioni, persone,  ricordi, luoghi che premevano per essere narrati; ho scoperto così che, come per tanti, l’amore, l’innamoramento, le tensioni e i conflitti che questo suscita, e la morte con gli interrogativi dai quali è gravato pretendevano risposte da parte mia. L’amore e la morte sono esperienze che ci accomunano tutti.

4.    Leggendo il tuo libro si ha l’impressione che tu voglia condurre, chiunque abbia voglia di ascoltare le tue storie, al cuore delle cose, alla verità, non alla menzogna. Credi sia importante conoscere sempre la realtà, anche quando si mostra violenta e cruda?

Basterebbe sfogliare un qualsiasi giornale, o seguire un telegiornale per rendersi conto che la crudezza della realtà e perfino la violenza sono a due passi da chiunque. Sì, io credo che la mia scrittura sia improntata alla verità, per quanto dure possa essere, e chiunque abbia letto i miei primi romanzi (Parole morte, Oppure editore, Sotto un cielo senza angeli, Palomar editore) se ne sarà reso conto.

5.    C’è qualche nuovo progetto in corso che vuoi anticipare ai lettori di Recensione Libro.it?

Ho appena terminato di lavorare al mio terzo romanzo, del quale per altro non ho ancora trovato un titolo, e credo che uscirà in autunno per la Cicorivoltaedizioni, lo stesso editore dei racconti.

6.    Qual è il romanzo che ti ha “rivoluzionato” la vita conducendoti alla scrittura?

E’ una domanda difficile perché dall’età di dodici anni ho sempre letto tanto, da adolescente mi affascinavano gli autori russi dell’Ottocento, poi sono passato alla narrativa italiana. Tuttavia non c’è un romanzo in particolare, ma tanti autori che mi hanno fatto amare la lettura e poi la scrittura. Adesso che ci penso, forse un autore c’è: Tabucchi con il libro “Filo dell’orizzonte”, la lettura di quel romanzo breve mi ha ispirato la scrittura del mio primo romanzo, Parole morte.

7.    Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Difficile da dire, perché sono in condizione di raccomandare solo i libri che ho letto personalmente, e poi non è detto, è probabile che per ogni libro, qualunque esso sia, ci sia un lettore, e in genere un cattivo libro – qualunque cosa questo significhi – non si fa leggere.

8.    Adesso è arrivato il momento di porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Vediamo, la domanda potrebbe essere la seguente: “Come nascono i tuoi lavori, che cosa ti ispira?”
La risposta è più semplice e ingenua di quanto  si possa  aspettare. Beh, per prima cosa mi siedo al tavolo davanti alla macchina da scrivere (non amo scrivere al computer) poi succede che mi si affacci alla mente un nome, un personaggio e la storia comincia a scriversi intorno a quel nome o personaggio, e io non devo far altro che starci dietro, non faccio che scrivere ciò che il personaggio ha intenzione di fare, e così come accade a tutti noi, incontra altri personaggi e la storia comincia a complicarsi; il destino dei personaggi è nelle loro mani, io non devo far altro che seguirli.