Recensione Libro.it intervista Gianfranco Gagliardi autore del libro “Patrie Marine”

Intervista allo scrittore emergente Gianfranco Gagliardi.
Recensione Libro.it intervista Gianfranco Gagliardi autore del libro “Patrie Marine”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Aver realizzato e pubblicato “Patrie Marine”, mi rende molto felice sia per una soddisfazione personale, sia per aver dato vita ad una storia – seppur immaginaria molto tangibile – attraverso quelle emozioni e sensazioni vissute in età adolescenziale con totale spensieratezza, genuinità e anche se vogliamo con quel pizzico di ingenuità. Giusto per credere nei propri sogni.

Oggi non sono più un ragazzo, almeno così recita la classe 1968 ma dico sempre che finché riesco a correre e giocare a calcio, posso ricordare con meno nostalgia il passato.
Mi ritengo una persona, ad oggi, più che soddisfatta; in primis per i valori affettivi riversi e ricambiati dalla mia grande famiglia, divisa in quella con cui sono cresciuto e quella a cui ho dato origine insieme a mia moglie. Ho un buon lavoro, sono ragioniere di un Ente con soddisfazione dal 1990.

Ho diverse passioni, oltre la scrittura mi dedico – quando possibile – a suonare la chitarra, ad ascoltare la musica, a fotografare e a seguire il calcio da moderato tifoso. Riverso un tifo senz’altro più vivace sulla squadra di calcio dove gioca mio figlio maggiore, cercando di far sempre prevalere, il giusto senso di sportività.

Tornando alla scrittura direi che trova origini lontane; mi è sempre piaciuto applicarmi, sin da piccolo, forte anche dell’esempio di mio padre, seppur per lui fosse principalmente uno strumento di lavoro. Mi attraeva molto leggere ciò che scriveva.

Riguardo a “Patrie Marine”, per il contesto che potrebbe rappresentare l’ambientazione in campo militare, tengo a precisare che nel romanzo non vengono trattati episodi di operazioni belliche o similari perché lontani dalla mia concezione di vita. Detesto le armi per tutti gli effetti devastanti che ne conseguono. Posso affermare che nel racconto il Corpo della Marina Militare Italiana rappresenta l’aspirazione di vita del protagonista in virtù del suo forte desiderio di navigare. E questo fa da sfondo a tutte le dinamiche che si susseguono tenendo sempre alto il ricercato senso patriottico.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Patrie Marine” cosa diresti?

Il racconto, pur nascendo dal lontano desiderio in età adolescenziale di assolvere il servizio di Leva in Marina ovvero quasi trent’anni fa, è stato rielaborato nel mentre dei tempi attuali e per questo arricchito grazie alle esperienze nei rapporti interpersonali che sono alla base della buona convivenza. Questo trova molto risalto in diversi passaggi della storia come ad esortare un senso di ottimismo fuori da quelle pagine quando ci troviamo a misurarci con gli altri. Certamente la vita non è un film, tanto meno un libro, ma penso che questo racconto possa sprigionare sentimenti che sono comuni a tutti e per mezzo dei quali molti si possano riconoscere pur non avendo vissuto le stesse situazioni. Per questo motivo lo ritengo adatto a tutte le età.

3. Nelle prime pagine racconti del tuo desiderio di arruolarti nella Marina. La tua strada ti ha condotto altrove. Come sarebbe stata la tua vita se il tuo sogno si fosse avverato?

L’anno scorso ho portato a termine il libro tenendo fede alla trama concepita da ragazzo, ricordando quel forte desiderio che ho voluto documentare idealizzando una storia di vita. Nonostante questo, oggi non mi vedo proprio come navigante; sarà che, come dici tu, la mia strada mi ha condotto altrove, ma stare lontano da casa, da mia moglie e dai miei figli, è per me inimmaginabile. Comunque, se fossi diventato un marinaio, non mi sarei mai imbarcato – per quanto potessi sceglierlo pur adorando il mare – perché ero legato sentimentalmente.

Molto probabilmente avrei avuto delle difficoltà nei rapporti con la mia fidanzatina che mi avrebbe dovuto aspettare per ben diciotto mesi. Chissà come sarebbe stata la mia vita se fossi partito per la Marina senza essere “impegnato” anche perché all’epoca della domanda (periodo di concepimento del libro) non lo ero. E’ difficile a dirsi e a pensarlo; chissà che non si ricerchi la risposta nel protagonista che ho costruito attribuendogli un’identità in evidente contrapposizione con la mia. Se mi fossi allontanato dai miei cari, mio fratello e mia sorella compresi, oggi forse sarei quel Mattia del romanzo.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Nel libro metto in risalto forti valori di amicizia e di sentimenti d’amore profondi che toccano tutti noi… questo è abbastanza chiaro; meno evidente, invece (penso), è la correlazione mia con alcuni personaggi del romanzo che si rifanno a persone di mia conoscenza. Pur avendole collocate in un contesto del tutto fantastico, per ognuna di loro, ho voluto attribuire il giusto valore affettivo. E’ bello, ogni tanto, dire alle persone che abbiamo intorno, che per noi loro contano molto. E questo penso possa valere per chiunque.
Detto questo non mi sento ancora di concludere la risposta perché nel romanzo ho dato risalto anche ad un altro valore: il sesso non è nulla senza l’amore.

5. Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai scrivendo un altro libro oppure ti stai dedicando alla promozione di “Patrie Marine”?

Mi piacerebbe molto scrivere un altro libro anche perché ho già delle idee ben definite. Al momento, però, gli impegni di lavoro e quelli familiari non mi consentono di dedicarmi in tal senso; aspetto, quindi, che si creino le condizioni più favorevoli per rituffarmi in questa bellissima passione con la giusta concentrazione ed energia. Un nuovo romanzo arriva sempre da forti stimoli e ne produce di nuovi.
Riguardo alla promozione di “Patrie Marine” mi applico per quanto possibile; non nego, tuttavia, che per farlo adeguatamente con una certa periodicità ad ampio raggio, mi occorrerebbero più risorse.

6. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Senza ombra di dubbi è “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello. Ho letto il libro moltissimi anni fa e mi è rimasto nel cuore. Ricordo che mentre lo leggevo, senza sforzarmi, riuscivo a vedere ciò che l’autore aveva scritto: le persone, gli oggetti, i luoghi e così altro. Scorrendo quelle pagine, sembrava che ci fosse una perfetta intesa con l’autore… una sorta di magia. Tutto naturalmente è soggettivo… è dire che la fase introduttiva non mi entusiasmò per nulla.

7. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Mi capitò un giorno tra le mani “Il Corsaro Nero” di Emilio Salgari. Pensando alla bellissima serie televisiva di Sandokan tratta dai libri del medesimo autore, non esitai a farlo proprio. Le aspettative erano troppo alte ed inevitabilmente ne rimasi deluso per quanto non percepissi, trattandosi di genere analogo, le stesse emozioni guardando in tv l’amatissimo Sandokan.
Tuttavia, lungi da me dissuadere qualcuno dalla sua lettura; ciò che non è bello per me può esserlo per altri e viceversa.

8. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Se tuo figlio, ispirato al romanzo “Patrie Marine” ti dicesse di voler arruolarsi nella Marina per poi imbarcarsi, come reagiresti?
Paradossalmente non mi verrebbe da rallegrarmene. Quando si diventa genitori si vede tutto con una prospettiva diversa. Egoisticamente si vorrebbe (almeno per me) stare sempre vicini ai propri figli anche quando essi vanno via di casa per condurre una vita propria.
La verità è che l’amore per i propri figli deve spingerci ad ogni azione volta al raggiungimento della loro felicità. I figli non sono un possesso e vanno accompagnati finché non camminano da soli.

Anche se non condivisibili le loro scelte vanno accettate; dopotutto sono sicuramente ponderate dall’educazione che abbiamo loro impartito.
Quindi, alla domanda di mio figlio, non mi uscirebbe spontaneamente un sorriso ma, tempo una mezz’oretta, farei questa riflessione: se mio figlio diventasse un membro della Marina Militare Italiana, ne sarei felicemente orgoglioso.
Così gli sorriderei non facendogli mancare, unitamente a mia moglie, il dovuto appoggio; quello stesso che i miei genitori diedero a me.

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