Recensione Libro.it intervista Gladys Rovini autrice del libro “Il sole dentro”

Intervista alla scrittrice Gladys Rovini.
Recensione Libro.it intervista Gladys Rovini autrice del libro “Il sole dentro”

Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Sono una mamma, un’animatrice di feste per bambini e… AMO scrivere! Da quando ero una cucciola delle scuole elementari! Sono una persona romantica, sensibile, estroversa, ma suscettibile e, talvolta, severa! Sono impegnata nel sociale e mi occupo di beneficenza verso i bambini e i disabili.

La scrittura fa parte di me. Sono in grado di scrivere su qualsiasi cosa. Quando ho l’ispirazione, utilizzo ciò che ho sottomano… dagli adorati post it, agli scontrini, alle liste della spesa… accartocciati nella borsa! Ho scritto filastrocche per bambini, raccolte in un libretto dell’Orsetto Gugu, vari racconti e diversi romanzi!

Apprezzo le persone che si esprimono con un italiano corretto. Adoro i libri. Sono il mio shopping preferito! Amo i bambini! Ho lavorato con loro, a scuola, ed ora in un contesto ludico, ma impegnativo. Sono il mio carburante!

Dovendo riassumere in poche righe il senso del romanzo “Il sole dentro” cosa diresti?

Il sole dentro è un romanzo che amo in maniera particolare. È il primo romanzo che ho proposto alle case editrici. Avevo già scritto altri racconti, ma non li sentivo così… maturi! Poco tempo dopo essere diventata mamma della mia bimba più grande, mi decisi e… riuscii a pubblicare abbastanza facilmente.

In questo romanzo ci sono molte forti emozioni. Inoltre, l’ambientazione è in Piemonte, nel Monferrato, tra le verdi e rigogliose colline in cui ho trascorso tutte le estati della mia infanzia e parte dell’adolescenza. Quindi, vi sono legata anche da un punto di vista personale.

“Il sole dentro” è un romanzo in cui molte donne possono riconoscersi.

Parla di incomprensioni con il marito, di desiderio di maternità, di lavoro e di stress, di conflitti familiari, di dolore e di gioia… È un romanzo delicato e avvolgente.

Una piccola fiaba moderna.

Tante difficoltà messe insieme provocano un grande malessere nella protagonista del romanzo, che ha bisogno di ritornare nella sua vecchia casa, al suo passato per rimettere in piedi la sua vita. Quanto c’è di autobiografico in questo libro denso di emozioni?

Come ho già detto, mi occupo di beneficenza e, grazie a queste importanti cause, ho avuto modo di conoscere molte persone. Le storie di alcune donne, che non riuscivano a realizzare il loro desiderio di maternità, mi hanno colpito molto. E mi hanno aiutato a ”disegnare” meglio il personaggio di Guenda.

Io ho sempre desiderato diventare mamma e, quindi, ho sentito sulla pelle il loro dolore, le loro delusioni e la loro forza! Al contempo, però, ammiro chi ha il coraggio di mettersi a disposizione, con i propri pregi ed i propri difetti, di bimbi che hanno “solo” bisogno di essere amati, e sceglie di adottare.

Guenda si trova destabilizzata dalle numerose difficoltà e avverte la necessità di ritrovare se stessa. Quella se stessa più serena, più gioiosa, più determinata, più appagata… quella donna di cui sembra aver smarrito le tracce.

E questo, per altri motivi, è capitato anche a me…

E le colline del Monferrato, il paesello di campagna con i gatti che sbucano sulle stradine, le balle di fieno sui campi, l’odore d’erba tagliata, il pane appena sfornato, il profumo di salsa di pomodoro, i contadini al lavoro, la festa di paese, la genuinità delle persone…  e la mia nonna!

Ecco, tutto questo mi appartiene. Fa parte dei miei meravigliosi ricordi di bambina. “Il sole dentro” è anche un piccolo tributo ad un luogo speciale.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo libro? C’è un messaggio in particolare che vorresti si cogliesse durante la lettura de “Il sole dentro”?

Le donne che, per svariate motivazioni, attraversano periodi in cui si sentono… fallite, hanno bisogno di premere il tasto “pausa” e di ricaricarsi. C’è chi è più forte e chi lo è di meno. Ma non bisogna criticare chi non riesce a trovare la forza per riemergere.

Le donne che soffrono di depressione, sia post partum o dovuta ad  altre delicate cause, non devono essere colpevolizzate. Hanno semplicemente bisogno di qualcuno che le aiuti a ritrovare il sole dentro che hanno smarrito. Con l’aiuto del compagno, della famiglia, di un’amica, come nel caso di Guenda, e anche di un valido terapeuta, possono ristabilire l’equilibrio. Guenda, nel romanzo, inizialmente rifiuta l’ausilio di uno “strizzacervelli”. In seguito, invece, comprende che è diventato, per lei, molto importante.

Vi sono ancora troppi stupidi pregiudizi in merito e, spesso, le persone che hanno seri problemi, si chiudono a riccio e non si avvalgono di aiuti professionali, per vergogna e per timore di essere additati dagli altri.

Essere privati di un grande desiderio, come avere un figlio per una donna, lacera l’anima. Ma l’adozione fornisce linfa vitale e rende altrettanto felici. Bisogna avere coraggio e tanto amore da dare, ma per farlo bisogna prima aver fatto i conti con se stessi. È questa la strada giusta da intraprendere quando ci si vuole riempire la vita di gioia?

Sinceramente, credo ci si debba accettare con le proprie fragilità.

Nel romanzo, Guenda si dedica ad altre persone, con amore ed abnegazione, e l’amore diventa una cura. E la sua sofferenza assume sfumature più tenui. Aiutare gli altri, per quanto sia umile l’ausilio che si dà, ci rende migliori.

Personalmente, ho una sorella divenuta disabile a causa di un vaccino e sono a contatto con molte pesanti realtà. Con i diritti d’autore dei miei libri aiuto importanti cause, rivolte ai disabili e ai bambini, e con il mio sito www.libribimbiecoccole.com fornisco sostegno e consulti ai genitori di bimbi con DSA.

Quali sono i tuoi progetti futuri legati alla letteratura? Stai scrivendo un altro libro?

Ho scritto molti racconti, ma ne ho pubblicati tre: “Il sole dentro”, che abbiamo descritto in questa bella intervista, “Appoggiati a me”, in cui affronto il tema della disabilità, e “Il fiore strappato”, in cui racconto le delicate storie di donne e bambine vittime di violenza. Il quarto è in lavorazione.

Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Ho sempre amato “I promessi sposi” del Manzoni. Un mito!

Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Diciamo che preferirei citare libri davvero coinvolgenti che mi hanno emozionato!Non mi piace denigrare il lavoro altrui. Ma di libri  brutti… ce ne sono troppi! Purtroppo, vi sono molti personaggi che non sanno nemmeno scrivere in un italiano corretto e pubblicano spazzatura. Quelli, a dire il vero, non sono libri!

Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Vale davvero la pena scrivere? Trascorrere serate al pc… fare le ore piccole… rintanarsi in casa nei bei pomeriggi di sole per buttare sul foglio un po’ di frasi… ritagliarsi faticosamente frammenti di giornata, tra un bucato e una pentola di spaghetti fumanti… mettere i lavori domestici in secondo piano e avere la casa sottosopra perché hai tante idee e devi subito catturarle nel pc… pigiare violentemente sulla tastiera tanto da avere le mani dolenti e i polsi fuori uso… combattere contro l’ignoranza di chi ti guarda e non capisce… difendere i verbi desueti… arricchire il vocabolario personale… faticare per trovare un’immagine adatta per la copertina del nuovo romanzo… guadagnare una manciata di euro con gli umili diritti d’autore?

Sì… per dare voce e carattere ai personaggi inventati con passione, per trasmettere messaggi utili, per donare emozioni ai lettori, per aiutare le persone a sentirsi più vicine, per informare, per far conoscere realtà che alcuni ignorano, per unire letteratura e beneficenza…  scrivere… ne vale sempre la pena!

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