Recensione Libro intervista lo scrittore Vincenzo Di Michele

Intervista a Vincenzo Di Michele autore di due libri che parlano della nostra Storia.
Recensione Libro intervista lo scrittore Vincenzo Di Michele

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con un libro che hai scritto.

Dietro la lettura di un libro si nasconde la figura di un autore che per molto tempo ha frugato negli archivi, ha raccolto testimonianze e soprattutto cerca di mettere in luce concetti inesplorati o un differente modo di raccontare una storia.

2. Dovendo riassumere in poche righe il significato dei tuoi due libri “Io, prigioniero in Russia” e “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso” cosa diresti?

Due differenti rivisitazioni storiche.
In “Io prigioniero in Russia” c’è la storia di uomo che all’età di settant’anni (un anno prima della sua morte) decide di raccontare la sua storia a un suo diario personale, mettendo in luce una versione più saggia e matura anziché una visione passionale carica di ira e rancore per le sofferenze vissute nella II guerra mondiale. In “Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso” c’è stato e c’è ancora, il bisogno di consegnare alla storia dei nostri figli il vero senso della verità storica. Sto parlando appunto di come effettivamente si svolsero i fatti inerenti la prigionia e la liberazione di Mussolini a Campo Imperatore nel settembre 1943.

3. Da dove nasce l’ispirazione che ti ha spinto a scrivere questi due libri che raccontano di una fase storica molto importante per il nostro Paese?

Nel Libro “Io Prigioniero in Russia” c’era il desiderio di rendere un omaggio a mio padre, nell’altro sono state le rivelazioni e le testimonianze che sono giunte alle mie orecchie comprovanti appunto un ribaltamento delle tesi storiche circa Mussolini al Gran Sasso.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a provare e a comprendere leggendo i tuoi libri?

Il grande sforzo e il grande impegno dell’autore nel cercare la verità attraverso una tesi oggettiva e veritiera. Più precisamente: non influenzata da idealismi o anche da sentimenti personali.

5. Nel libro “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso” porti avanti l’idea che i carcerieri di Mussolini non fecero niente per evitare la sua liberazione, ma che ci fu un accordo tra le parti. Quanto lavoro di ricerca hai svolto affinché la tua versione revisionistica fosse credibile?

Sono stati 3 anni di duro lavoro. Riguardo al credibilità della mia tesi, mi ha dato molto conforto la dichiarazione di Nelio Pannuti – uno degli addetti alla sorveglianza di Mussolini a Campo Imperatore in quel settembre 1943 – il quale, dopo la pubblicazione del libro e dopo aver letto attentamente la mia rivisitazione storica, è ritornato in argomento aggiungendo ulteriori particolari, tutti appunto a favore della mia tesi revisionista.

5. “Io, prigioniero in Russia” è l’autobiografia di Alfonso Di Michele, tuo padre, in cui vengono raccontati i suoi giorni di prigionia in Russia durante la seconda guerra mondiale. Cosa ha significato per te riportare alla luce quei terribili momenti vissuti da tuo padre?

Il doveroso ricordo di mio padre in ambito familiare. Professionalmente: non potevo non raccontare tale versione dei fatti. È questa, un’esigenza della storia.

6. Hai dei nuovi progetti editoriali in corso?

Nel mese di maggio (2013), ho pubblicato (la biografia ufficiale) il libro “Pino Wilson Vero capitano d’altri tempi”, Editore Fernandel. In tale opera, la vita di Wilson viene setacciata a partire dalle origini: la nascita a Darlington in Inghilterra e il trasferimento a Napoli; la militanza nell’Internapoli dell’allenatore Vinicio, l’esordio in Serie A con il pittoresco mister Lorenzo, lo scudetto con la Lazio del 1974, il periodo della Nazionale italiana e gli aneddoti sui Mondiali del 1974 in Germania. Un lungo excursus è dedicato anche ai pochi mesi in prestito al Cosmos di Chinaglia assieme a campioni come Pelè e Beckenbauer e alla coraggiosa e difficile decisione di rifiutare ingaggi ultra miliardari pur di tornare alla sua Lazio dove lo attendeva un contratto da direttore generale. Decisione che creò un forte dissapore con l’amico Chinaglia, incomprensione che durò per diversi anni finché non si ricompose come se nulla fosse accaduto.

7. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Il libro “La famiglia di Fatto” ove appunto ho analizzato la tematica della convivenza more uxorio tra uomo e donna soffermandomi su alcuni aspetti come: i rapporti contrattuali tra conviventi, il diritto di proprietà sull’abitazione comune, il contratto di locazione della casa comune, il decesso del partner e soprattutto alcune soluzioni patrimoniali per assicurare al proprio compagno un certo beneficio economico.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Il libro che non piace a me, piacerà ad altri. Ed è giusto che sia così. L’importante è che non via sia un incitamento alla violenza e non sia palesemente difforme dai giusti valori di una sana società.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Pronta, eccola qui: I libri vengono presentati su piazza, reclamizzati a piene pagine dai giornali e poi, non mancano recensioni a piene pagine dai giornali. A seguire vengono messi in prima esposizione nelle librerie. Ma sono questi i prodotti che il mercato richiede?
… Ci sarebbe da dire, eccome se ci sarebbe da dibattere e argomentare.