Recensione Libro.it intervista Luisa Martucci autrice del libro “Sequestro di persona a Torino”

Intervista alla scrittrice Luisa Martucci
Recensione Libro.it intervista Luisa Martucci autrice del libro “Sequestro di persona a Torino”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Prima di questo avevo già scritto dei romanzi, alcuni mai del tutto portati a compimento, altri proposti per la pubblicazione, ma senza insistere. La mia vita era troppo frenetica e non mi ero mai dedicata seriamente allo scrivere, anche se era proprio questo che avrei sempre voluto fare. Solo negli ultimi anni ho trovato il tempo e la concentrazione necessari per impegnarmi davvero. Internet mi ha dato una mano a cercare e trovare un editore che mi prestasse attenzione.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Sequestro di persona a Torino” cosa diresti?

Ho scritto parecchie versioni del romanzo, prima di quella definitiva,, perché una parte del lavoro è stata di tipo psicologico: giravo e rigiravo nella mente e nella memoria vicende e situazioni di quel periodo, che avevo bisogno di rielaborare. Nel romanzo c’è il riflesso di personaggi e vicende che mi hanno sfiorato lasciando una traccia potente: ho rivisitato quegli anni difficili ed entusiasmanti da vivere, per una donna, anni di crescita e di presa di coscienza.

3. Il libro fonde il giallo legato alla scomparsa di un uomo dell’aristocrazia torinese, alla storia d’amore travagliata tra i due protagonisti. Hai pensato che fosse necessario coinvolgere il lettore su più fronti, addolcendo le vicende complesse del rapimento con i sentimenti puri?

In realtà la storia d’amore è nata per prima, legata a ricordi che mi visitavano spesso, drammi e ingiustizie private dei quali ero stata testimone e dai quali ha preso forma il personaggio di Lilia. La parte che si svolge negli anni ’70 costituisce il riscatto e la “vendetta” di Lilia nei confronti dei pregiudizi che la volevano soffocare. E’ un giallo perché leggere e scrivere gialli mi diverte.

4. Nel libro dai risalto al ruolo delle donne e a come in passato loro fossero marchiate dai pregiudizi. Come pensi sia cambiata la società in questi ultimi anni? Quali sono i progressi fatti in questa direzione e quali gli obiettivi a cui tendere perché ancora troppo distanti?

Si sono fatti enormi progressi, anche se la crisi economica ha bloccato l’avanzata della donna nel mondo del lavoro. Tuttavia, nessuna carriera ormai le è preclusa e in campo sessuale ha completa libertà di azione. Un abisso rispetto agli anni ’50, ’60 e grazie alle conquiste delle donne della mia generazione. L’obiettivo finale è quello di non “sentirsi” inferiori all’uomo, e questo penso che l’abbiamo raggiunto.

5. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Non credo vi siano significati poco espliciti: tutti i temi che volevo trattare sono espressi chiaramente: l’amore contrastato a causa dei pregiudizi sociali, la presa di coscienza di Lilia, la minaccia delle Brigate Rosse, i contrasti tra operai e padroni nelle fabbriche e una Torino nebbiosa, elegante e fredda. Ecco, forse vorrei che il lettore potesse cogliere l’atmosfera della Torino di allora, piena di forza, di energia e di speranza.

6. Quali sono i tuoi progetti futuri, continuerai a promuovere “Sequestro di persona a Torino” o hai già una nuova storia da raccontare?

Ho già scritto altri cinque romanzi con gli stessi protagonisti di Sequestro, che aspettano solo di essere rivisti e pubblicati. Mi ero affezionata troppo a Lilia per abbandonarla e ci tenevo a seguirla per un tratto di strada. In questo momento sto scrivendo un romanzo giallo, sempre ambientato a Torino, ma ai nostri giorni.

7. Qual è il libro che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Ho amato scrivere fin da bambina: la mia prima opera di lungo respiro è stata un “sequel” dell’Iliade, in seconda media. Però scrivevo già prima racconti e poesie, alle elementari. Il mio gioco preferito era inventare e recitare commedie. Forse sono proprio nata con questa passione.

8. Quale romanzo non consiglieresti mai a nessuno?

Mein Kampf

9. Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

La domanda è: che cosa ti dà lo scrivere?
Ed ecco la risposta: la possibilità di creare un mondo ideale, in cui le persone sono punite o premiate secondo la mia idea di giustizia e dove c’è sempre un lieto fine. La possibilità per me di accantonare una vita imperfetta, aprire una porta scorrevole ed entrare in un immaginario che mi rende felice.

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