Recensione Libro.it intervista Maria Elisa Muglia autrice del libro “La bella, la noia e il padreterno

Intervista alla scrittrice Maria Elisa Muglia.
Recensione Libro.it intervista Maria Elisa Muglia autrice del libro “La bella, la noia e il padreterno

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

E’ difficile parlare di se stessi. Forse si sceglie di scrivere proprio per avere un mezzo di comunicazione che possa raccontare di se ma in una forma diversa. Posso dire che la mia passione è scrivere. Lo faccio da sempre. E sotto qualsiasi forma.

Ragazzina sognavo di scrivere romanzi. Poi il teatro ha assorbito tutte le mie energie e ho iniziato a scrivere testi da rappresentare e curare riadattamenti di testi classici. Scrivere è diventato il mio lavoro e posso dire di reputarmi fortunata visto che di una passione ne ho fatto un’attività. Le poesie invece sono quella forma che permette di convogliare emozioni all’esterno. Sono moti improvvisi che prendono forma quasi da soli.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso della raccolta di poesie “La bella, la noia e il padreterno” cosa diresti?

La Bella la noia e il padreterno nasce da un momento particolare. Scrivevo di getto. Quasi compulsivamente. Un amico le ha lette e ha pensato di fare una cernita e raccoglierle in una silloge. Poi tutto si è svolto abbastanza rapidamente. Non è il primo libro di poesie che pubblico. Ma sicuramente è il primo che raccoglie testi scritti tutti in un breve lasso di tempo.

3. Nelle tue poesie racconti di te, si legge d’amore, di dolore e di tutte le sfumature dei sentimenti. Cosa ha significato per la tua vita scrivere questo libro?

Sicuramente scrivere è mettersi a nudo. Esporre le proprie emozioni. Posso dire che in un momento che mi vedeva abbastanza chiusa scrivere le poesie che sono state raccolte nel libro ha avuto un effetto anche terapeutico. E’ stato dire ciò che non riuscivo a dire con le parole di ogni giorno. Riuscire a leggere dentro me stessa quelle emozioni che arrivavano talmente violente da soffocare ogni altra forma di comunicazione che non fosse il rapporto privato tra me e il foglio bianco che si crea quando scrivo poesie.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Sicuramente mi piacerebbe che il lettore riuscisse a cogliere l’emozione che ha generato ogni singola poesia. La tristezza, la malinconia, ma anche il gioco, l’amore, il desiderio. Mi piacerebbe che al di là di certi giochi di parole che sono contenuti in alcune poesie chi mi legge potesse cogliere l’istante in cui si sono formate. Le motivazioni a volte dissacratorie che le hanno, diciamo così, generate. E mi piacerebbe che trovasse un po’ di se stesso, un po’ delle proprie emozioni. Come se le stessimo condividendo nell’istante stesso in cui legge.

5. Nonostante la sofferenza e la tristezza che il lettore trova nelle tue poesie, c’è sempre speranza, amore e desiderio di migliorare la propria condizione. Ricercare la strada che conduce alla felicità è l’obiettivo che ti sei posta e che è fondamentale per ogni uomo?

Credo fortemente che la felicità sia un attimo, un istante. Un colpo al cuore. Tutti noi esseri umani ricerchiamo quella sensazione di assoluto benessere, quella pace interiore completa, quell’armonia che credo sia tipica degli istanti di felicità. E indubbiamente è fondamentale riuscire a trovarne qualcuno nel corso della propria esistenza. Ma con la consapevolezza che proprio per la sua stessa natura la felicità è solo l’esplosione emotiva di un attimo.

6. Hai nuovi progetti editoriali o per il momento ti stai dedicando alla promozione della tua raccolta di poesie “La bella, la noia e il padreterno”?

Mi dedico con piacere alla promozione di La bella la noia e il padreterno, ma anche del manuale di Scrittura Creativa Narrativa che è uscito poco prima della raccolta di poesie, sempre per la Montecovello casa editrice, e che ovviamente si rivolge ad un target differente. E’ infatti un manuale di studio, elaborato grazie all’esperienza acquisita come docente di scrittura creativa.

Con il supporto della casa editrice è stato realizzato questo volume che contiene oltre ad una serie di lezioni teoriche anche molte esercitazioni pratiche e informazioni sul mondo editoriale rivolte a chi vuole intraprendere questa carriera (curate dalla stessa casa editrice). Il libro da inoltre la possibilità di frequentare un corso vero e proprio sia on stage che on line. Ovviamente continuo la mia attività teatrale e quella di Coordinatore di redazione per la rivista di filosofia Calliope. E poi probabilmente un romanzo che da tempo penso di scrivere.

7. Qual è il libro che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Questa è un domanda veramente difficile. Mentre per il teatro so di certo cosa ha fatto nascere in me l’amore per questa meravigliosa arte, per la scrittura è più complesso. Sicuramente le letture classiche per ragazzi, Salgari, Alcott e i racconti di Poe, che mi erano proibiti ma che lessi lo stesso. Mi affascinava la possibilità di creare mondi con il solo uso della parola, stimolavano la mia fantasia e mi portavano a voler anche io scrivere per far sognare qualcuno come capitava a me. La poesia è arrivata dopo con Baudelaire, Prevert ed Emily Bronte. Poi Montale, Saba, Ungaretti, Marinetti, Lorca e Neruda. Ed infine Hikmet e Kavafis, Una magia. Teatro e Poesia, due cose alle quali non saprei rinunciare.

8. Quale romanzo non consiglieresti mai a nessuno?

Non me la sente di “sconsigliare” nessun romanzo. Qualsiasi lettura ha in sé qualcosa di importante. Certo leggere per divertimento è diverso che leggere per formazione personale. Diciamo che l’unica cosa che mi sento di consigliare è quella di affrontare gli autori per gradi. Voglio dire che sconsiglierei di iniziare a leggere Kafka o Joyce se prima non si è già letto tanto.

Ci sono libri più complessi e libri più semplici. Scrittori più impegnativi. Non nella struttura o nel racconto, ma proprio nel mondo interiore dell’autore. E anche diventare lettori è una conquista.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Non so se ci sono domande alle quali avrei voluto rispondere e che non mi hanno mai fatto. Anche perché più che parlare di me preferisco parlare di ciò che faccio, in teatro, e di ciò che scrivo. Fondamentalmente credo che chi ha deciso di usare la parola scritta per comunicare, chi ha intrapreso un percorso “artistico”, in ciò che scrive abbia già raccolto tutte le risposte alle domande che potrebbero arrivare. Certo conoscere il pensiero dell’autore può essere importante, ma non indispensabile.

Un libro viaggia al di là di chi lo scrive. Anzi, un buon libro dovrebbe portare il lettore a cancellare l’autore e ad appropriarsene come se fosse suo. Se succede questo, cioè se l’autore di un libro viene dimenticato quando si legge quel libro, allora chi l’ha scritto può esser certo di aver raggiunto il risultato prefisso.

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