Recensione Libro.it intervista Petrillo e Santoro autori del libro “Una linea sottile”

Intervista agli scrittori Oreste Maria Petrillo e Fabio Santoro.
Recensione Libro.it intervista Petrillo e Santoro autori del libro “Una linea sottile”

1. Per iniziare… raccontateci qualcosa di voi, qualcosa che vorreste che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che avete scritto.

Fabio Santoro: Sono nato e cresciuto a Napoli e ho iniziato a scrivere all’età di 16 anni. Ho sempre vissuto la scrittura come una passione irrinunciabile. Un veicolo che desse sfogo alla mia immaginazione e al desiderio di vivere qualcosa al di fuori dell’ordinario. Sono un appassionato di gialli e di legal thriller e credo che il fatto di essere diventato un avvocato abbia in qualche modo influito. Subito dopo l’esame di abilitazione ho deciso di lasciare l’Italia ed andare a vivere in Inghilterra. Senza dilungarmi troppo, basti dire che l’ho fatto perché avevo bisogno di darmi un nuovo obiettivo, personale e professionale. E credo sia stato un bene perché è proprio dalla differenza sociologica tra Napoli e Londra e dalla differenza tra qualcuno che emigra all’estero e qualcuno che sceglie di restare che nasce questo romanzo.

Oreste Maria Petrillo: Io invece non sono nato a Napoli ma è lì che ho vissuto sin dalla nascita (per poi trasferirmi a Castellammare di Stabia). Sono sempre stato un amante della buona lettura e della scrittura. Il primo racconto che ho scritto è stato intorno ai 13 anni circa, partecipando ad un concorso edito da una cittadina del nord Italia. Sono un amante dei legal thriller e leggo qualsiasi romanzo parli di avvocati e giudici! Chi è il mio autore preferito? Jhon Grisham, un maestro! E sapete cosa? I legal thriller mi hanno aiutato a laurearmi. Quando studiavo giurisprudenza all’università, alternavo i libri di legge con quelli di Grisham leggendo storie di avvocati di successo con una vita bellissima e con onorari a 6 cifre! Inutile dirvi che la vita giuridica italiana (soprattutto quella napoletana) è abbastanza lontana da quella americana, ma tant’è! Mi sono innamorato dei legal thriller e da lì è nato il progetto con Fabio. Progetto, è bene ricordarlo, nato e proseguito su skype, Fabio appassionato di gialli e io di legal thriller. Cosa è nato da questa unione? Un genere particolare di giallo-legale! Curiosi? E allora correte subito a leggerlo!

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Una linea sottile” cosa direste?

Fabio: È un romanzo che sceglie di trattare una tematica molto delicata come la dicotomia mentale tra chi va via e chi resta in una atmosfera ricchissima di suspense. Io e Oreste abbiamo dato sfogo a tutto il nostro istinto mistery accostandolo a qualcosa di molto attuale.

Oreste: Sicuramente la lotta tra due mondi, mai così attuale in questi giorni: la differenza tra chi decide di partire e chi decide di restare. La vita è formata da una serie di scelte e nel testo abbiamo proprio le due differenti scelte con le rispettive conseguenze. Dovrebbero leggerlo proprio chi è posto dinanzi alla difficile scelta di lasciare l’Italia per trovare lavoro all’estero. Quante persone si chiedono ancora “E se fossi partito?”, oppure “E se fossi rimasto in Italia?”. Bene, leggendo il romanzo, credo, potete trovare la risposta alle vostre domande, sia che siete rimasti in Italia a combattere qui, sia che siete andati a trovare lavoro all’estero, combattendo in terra straniera!

3. Per chi ha letto il libro è lecito chiedersi se i due protagonisti della storia li avete estrapolati da voi due autori e quindi ci sia un fondersi della realtà con il romanzo. Siete voi Riccardo e Fabrizio?

Fabio: Sostanzialmente sì. Senza prenderci in giro è ovvio che i due protagonisti rispecchiano puntualmente le nostre scelte di vita e i reciproci caratteri. Beninteso, nella nostra realtà non vi sono cadaveri e cacce agli assassini. È naturale, d’altra parte, che i nostri personaggi traspongano in chiave romanzata il desiderio di essere protagonisti di una avventura sul filo del rasoio ma nonostante la distanza di una quotidianità molto più tranquilla, Fabrizio e Riccardo rappresentano il nostro speculare letterario.

Oreste: Mi associo a quanto già detto da Fabio. I protagonisti siamo proprio noi (senza il vissuto delle mirabolanti avventure che trovate nel romanzo). Allora il lettore potrebbe chiedersi “Cosa mi interessa della vita di questi due sconosciuti?”. E avrebbe ragione se fosse solo questo… In realtà, nel romanzo si parla non solo di me e di Fabio (il romanzo non è affatto un’autobiografia!), ma anche di te, Andrea, Giovanni, Rosa, Paola, Giorgio, Luca, Paolo, Antonella, Maria, Rosaria, Gianluca, Nicola… e potrei continuare all’infinito perché si parla di indagare le conseguenze delle scelte che i ragazzi di oggi sono portati, giocoforza a fare: andare via dall’Italia o restare qui? Fabrizio e Riccardo hanno fatto scelte agli antipodi e…

4. Cosa vorreste che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorreste potesse cogliere?

Fabio: Personalmente vorrei che al lettore arrivasse un semplice messaggio. Non esiste una distanza, personale o culturale, che possa separare una persona dal suo obiettivo. Se il tuo desiderio è cacciare troverai sempre una foresta dove farlo, anche quando sei senza arco e frecce.

Oreste: Che è nel momento delle azioni che si plasma il nostro destino. Ma, nonostante ciò, nessuna scelta è immutabile. Vuoi provare a lavorare all’estero? Fallo, ma fallo al 100%, non tentare solamente! Vuoi avere successo qui in Italia? Fallo allora e senza tentennamenti, agisci ora! E ricorda che una volta presa una via, nessuno ti vieta di tornare sui tuoi passi, basta che tu dia sempre il 100% in quello che fai così da non avere mai rimpianti!

5. Nel thriller alla fine si evince che la verità spesso si cela dietro le belle apparenze, ma anche che quella stessa verità pesa come un macigno. Avete pensato di raccontare proprio di questo nel libro, oppure il messaggio colto da noi è una conseguenza della storia?

Fabio: Io credo che ogni bel libro porti a una storia che circola nella mente dell’autore o, come nel nostro caso, degli autori. Una Linea Sottile è nato da una trama molto fitta e articolata nella quale si possono rinvenire numerosi messaggi che abbiamo voluto comunicare in congiunzione con una storia avvincente. Ovviamente che le apparenze siano spesso fuorvianti e che la verità spesso sia molto più amara di quanto si possa sopportare è una realtà con la quale ci confrontiamo come avvocati ancor prima che come scrittori. Fa capo in primis alla professione forense e solo dopo a quella letteraria ed è per questa ragione che è una verità che abbiamo comunicato quasi spontaneamente. Non abbiamo passato ore intere a discuterne. L’abbiamo semplicemente dato per scontato, anche tenuto conto che abbiamo scritto un legal thriller.

Oreste: Mi associo a quanto detto da Fabio, aggiungo solo che la trama è sorta su una solida base già preventivata dagli autori ma modificata e ampliata nei lavori in corso del romanzo… è stata una trama in divenire!

6. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la vostra vita conducendovi alla scrittura?

Fabio: La prima idea di scrivere l’ho avuta quando ero molto piccolo, dopo aver letto i libri di Clive Cussler. Ma la molla definitiva l’ho avuta dopo aver letto quel grandissimo capolavoro de “Il conte di Montecristo” di Alexander Dumas. L’attimo dopo aver terminato l’ultima riga ricordo di aver desiderato intensamente di riuscire a scrivere qualcosa di altrettanto bello e immortale. Qualcosa che valesse la pena di essere ricordato.

Oreste: Vi sorprendereste, dopo tutto quello che ho detto, che il romanzo che mi ha “battezzato” al mondo della scrittura non è stato un legal thriller? Ebbene sì. Il romanzo che ha “rivoluzionato” la mia vita conducendomi alla scrittura è stato il libro “I Piarata Fantasma” di William Hope Hodgson. Non voglio raccontarvi la trama, vi invito solo a leggerlo, ne rimarrete stupiti. L’autore è morto nel 1918.

7. Quale libro non consigliereste mai a nessuno?

Fabio: Non voglio puntare il dito contro un’opera in particolare. Onestamente credo che non tutto quello che viene pubblicato o esposto nelle librerie vale la carta sulla quale è stampato e la letteratura scadente non è, purtroppo, una novità nel nostro paese. Ma, del resto ognuno ha i suoi gusti e io non sono nessuno per giudicarli. Ho visto spesso libri che io ritengo penosi avere un grande successo di pubblico e ricevere addirittura trasposizioni cinematografiche mentre altri libri, che io trovo stupendi, non hanno conseguito questo alloro. Immagino questo sia il bello delle opinioni.

Oreste: No, non mi va di criticare nessun libro. Non per una filosofia politically correct ma perché ogni libro è frutto di mesi di lavoro e ogni libro può dare e riesce a dare qualcosa di buono (anche se piccolissima, in ogni libro possiamo trovare qualcosa di bello da conservare).

8. Adesso è arrivato il momento per porvi da soli una domanda che nessuno vi ha mai fatto, ma a cui avreste sempre voluto rispondere…

Fabio: Questa me la sarei aspettata da Marzullo. Comunque vorrei tanto che qualcuno mi chiedesse se, al di là del mio essere sicuramente di parte o interessato, in un momento di assoluta onestà intellettuale, credo davvero di aver scritto un bel libro. Non esiterei un attimo a rispondere di sì.

Oreste: Bella domanda davvero questa! Vediamo…

Dato che 2 persone su 3 leggono meno di 3 libri all’anno (spesso non leggendolo neanche per intero) e che ogni anno vengono editi almeno 80 mila nuovi testi, perché un lettore dovrebbe leggere proprio il tuo libro?
Ecco, una domanda così intelligente e costruttiva andrebbe sempre fatta a qualsiasi autore. Di sicuro lo spiazzerebbe!
Io risponderei che il Legal Thriller Una Linea Sottile è differente dagli altri testi presenti sul mercato.
Non è un legal thriller puro e non è un giallo puro. Cosa diamine è allora? Un inizio di un nuovo genere: un giallo – legale. Non ne troverai altri sugli scaffali delle librerie.

Quindi la domanda che ora io faccio a te è questa: perché leggere 80 mila testi di generi che si somigliano piuttosto che darti la possibilità di farti emozionare da qualcosa di nuovo e attuale? Ricordi ciò che ti ho detto prima? La vita è fatta di scelte, c’è chi si àncora all’agio del conosciuto e chi accetta l’affascinate mondo dello sconosciuto. Io ti consiglio di darti la possibilità di provare nuove emozioni, nuovi sogni, nuove storie di vita che potrebbero riguardare anche te.
Cosa fai? Sei ancora lì che ci stai pensando? Ti aspetto tra le pagina di Una Linea Sottile!

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