Recensione Libro.it intervista Robert Shkurti autore del libro “Tra due epoche”

Intervista a Robert Shkurti.
Recensione Libro.it intervista Robert Shkurti autore del libro “Tra due epoche”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Sono albanese e sono arrivato in Italia nel 1997 insieme alla mia famiglia. Ho acquisito la cittadinanza italiana da un paio di anni, così come la mia famiglia. Vivo a Reggio Emilia e lavoro nella ditta “Interpump Group” di Calerno (RE). E’ da diversi anni che scrivo, nonostante i miei legami con la letteratura siano abbastanza precoci. Sin da piccolo, ho letto quasi tutti i classici della letteratura mondiale anche se, devo dire che nell’Albania della dittatura comunista era alquanto difficile trovare quei libri, che circolavano di nascosto di mano in mano.
Lo stato comunista controllava minuziosamente ogni singola opera e, se i suoi contenuti andavano contro all’ideologia del regime, esso ne vietava la pubblicazione.

Questo romanzo è il mio secondo libro tradotto in italiano, dopo la raccolta di racconti di un’Albania pre e post comunista Sotto il cielo delle aquile, pubblicato nel 2010. In lingua albanese, invece, ho pubblicato tre romanzi ed ultimamente un libro di poesie. La mia intenzione è quella di tradurli tutti in italiano. Ho trovato l’Italia un luogo idoneo per scrivere in modo tranquillo e disinvolto, però, non è stato così facile per me e la mia famiglia. Se avessi continuato a vivere in Albania, non so se avrei potuto scrivere. Come ogni immigrato, ho trovato diverse difficoltà, tutte superate con successo. Sono felice di essere riuscito a pubblicare in italiano. Per me è un grande passo in avanti.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Tra due epoche” cosa diresti?

Il romanzo è molto attuale, i cui avvenimenti si svolgono ai giorni nostri. Due vecchi amici, grazie a Facebook, si incontrano dopo un lungo periodo di tempo, dopo essersi persi di vista anni prima a causa della migrazione. Nel romanzo avviene un ritorno al passato, in cui i due amici ricordano la loro giovinezza durante il periodo comunista. Sebbene non siano passati più di vent’anni dall’ultima volta che si sono visti, quei giorni sembrano molto lontani, come se essi avessero vissuto in un’epoca completamente diversa. Da qui, la scelta del titolo, il quale si riferisce appunto a due epoche, quella pre comunista e quella post comunista, dove una buona parte di albanesi insegue la strada della migrazione.

Attraverso tale romanzo, ho voluto lanciare molti messaggi poiché il migrante vive dentro due realtà diverse, diviso tra la sua terra, che ricorda costantemente con tanta nostalgia, ed il paese che lo ospita, la sua nuova casa. Egli diventa un buon conduttore delle esperienze vissute, trasmettendole ai suoi connazionali in terra natia.
Fino ad ora, ho ricevuto caldi apprezzamenti dai lettori poiché il romanzo è scorrevole e si legge tutto d’un fiato. Inoltre, le due storie d’amore, una di molti anni fa e l’altra in pieno sviluppo, rendono il romanzo più interessante, tenendo il lettore attaccato alle pagine poiché curioso di sapere come andrà a finire.

3. Quali sono gli scrittori albanesi che, secondo te, devono essere assolutamente letti in Europa?

L’Albania, nonostante sia un paese con una popolazione relativamente piccola, ha fatto emergere e continua a fare emergere scrittori di un certo calibro. Senza dubbio, in cima alla mia lista si pone il grande Ismail Kadare, il quale da anni ormai è candidato al premio nobel in letteratura ed ha vinto numerosi premi internazionali, tra i più prestigiosi “Il principe delle asturie”, in Spagna, “Book man international”, a Edinburgo in Scozia e altrettanti numerosi riconoscimenti in Italia. Si tratta di uno scrittore di fama mondiale, non solo europea. Un altro grandissimo scrittore è Dritero Agolli, un poeta inimitabile ma, sfortunatamente, da quel che so, le sue opere non sono molto conosciute in Europa. Vi è anche Maikom Zeqo, il quale con i suoi racconti e le sue poesie ci trasporta con grande maestria all’interno dei suoi racconti di migliaia di anni avanti Cristo.

Altri nomi importanti sono: Naum Prifti, Dhimiter Xhuvani, Dhimiter Shuteriqi, Sotir Andoni, Fatos Kongoli, Teodor Laço, Zija Çela Sulejman Mato, Ben Blushi, come poeti molti validi quali Xhevahir Spahiri, Petraq Risto, Frederik Reshpija, Musa Vyshka, Faslli Haliti. Una buona parte di loro ha pubblicato in pieno comunismo, ma senza riuscire ad oltrepassare i confini albanesi per questioni di tipo politico proibiti dal sistema stesso.

4. L’Albania comunista sembra un ricordo lontano, ormai sovrascritto dalle nuove ondate di profughi provenienti dalle coste africane. Puoi provare a descriverci il cambiamento del tuo Paese in quegli anni?

La migrazione esiste sin dalla creazione del mondo e, come esso, è in costante movimento. Penso che l’emigrazione abbia portato ad uno sviluppo innegabile, basti pensare all’America, all’Australia o al resto del mondo. Ecco, dunque, che dalla prima ondata migratoria del post comunismo nel 1990, ben venticinque anni fa, l’Albania è cambiata molto in modo positivo, anche se, purtroppo, dal mio punto di vista, non ha ancora raggiunto i livelli tanto sperati da noi albanesi. Venticinque anni non sono moltissimi, ma nemmeno pochi. L’America non è mica stata costruita in un giorno solo, o no?

I cambiamenti più significativi riguardano, soprattutto, le infrastrutture, infatti, l’Albania, da povero paese alla deriva qual era, si è trasformata in una bella e accogliente località, che ogni anni ospita un numero elevato di turisti provenienti da ogni parte del mondo, ma non solo. La mentalità stessa degli albanesi e la loro visione della vita ha subito forti cambiamenti e, senza dubbio, un ruolo fondamentale è stato giocato dai migranti, la cui esperienza è di grande importanza. Precisamente questo è il messaggio che racchiude il mio romanzo.

Il popolo albanese è alquanto intelligente poiché ha saputo adattarsi facilmente al contesto migratorio. Sfortunatamente, molti canali delle televisioni europee, incluse quelle italiane, continuano a trasmettere le immagini dell’Albania degli anni Novanta, quando essa si era appena sbarazzata delle catene del comunismo. L’Albania non è un paese del Terzo Mondo, bensì un piccolo stato ai confini dell’Europa che sta tentando di unirsi alla sua grande famiglia.

5. Fatmir con “Con quarantacinque lekë (moneta albanese)” acquista un biglietto per Tirana da dove potrà partire per l’Europa. Lo spinge il desiderio di libertà. Ti va di raccontare quando e come tu hai deciso di partire?

Indubbiamente, la fuga di buona parte degli albanesi dalla dittatura comunista aveva come obiettivo principale la conquista della libertà e tale fatto si rivelò un vero shock psicologico per noi albanesi, me compreso, soprattutto quando valicammo per la prima volta i confini albanesi. La mia prima uscita dal paese avvenne nel 1991, dopo aver migrato in Grecia per alcuni mesi: qui, per la prima volta, potei sentire il profumo della libertà. In un certo senso, avevo dato una direzione alla mia vita e a quella della mia famiglia, occupandomi di un’attività privata che mi permetteva di vivere una vita tranquilla.

Nel 1997, però, quando l’Albania fu sull’orlo di una guerra civile e la mia attività fallì miseramente a causa dell’instabilità politica, in un attimo si infranse una buona parte degli affari degli albanesi. Non avendo altre alternative, presi l’azzardata decisione di abbandonare il mio paese assieme alle mie due figlie e a mia moglie, incinta di sette mesi. Fu un’avventura molto pericolosa che, per poco, non si rivelò fatale. Fortunatamente, oggi, dopo diciotto anni, sono ancora qui e sono fiero di fare quest’importante intervista per la casa editrice Kimerik.

6. A un certo punto del libro i figli dei due amici si fanno domande sul razzismo. Sono ragazzi nati in Francia e Italia che, però, sentono il peso del razzismo nelle loro giornate. Come vedi l’integrazione tra i figli degli immigrati e l’Europa?

Che lo vogliamo o meno, il razzismo esiste ed è inevitabile, sebbene alcune volte non sia evidente. Penso che oggi l’integrazione dei figli dei migranti in Europa sia molto più semplice per via di alcuni fattori. Molti di loro sono nati nello stato in cui vivono, affrontano insieme il ciclo scolastico sin dall’asilo e fino all’università. Non hanno difficoltà linguistiche, a differenza dei propri genitori e sono al passo con i tempi.

Lo dico per esperienza personale perché vedo come i miei figli siano benissimo integrati nella quotidianità italiana. Entrambe le mie figlie sono laureate mentre mio figlio deve iniziare la quarta superiore. L’unica strada per i figli dei migranti è quella dell’integrazione in tutti gli ambiti della vita, adattandosi al meglio ad essi, poiché sono stati i migranti stessi a scegliere lo stato in cui vivere, non di certo il contrario.

7. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo romanzo? C’è un messaggio in particolare che vorresti si cogliesse durante la lettura?

Attraverso il mio romanzo, vorrei onestamente che il lettore italiano riuscisse a comprendere appieno le grandi difficoltà e le numerose sfide che i migranti devono affrontare per sopravvivere, soprattutto ai giorni nostri, alle gravi condizioni imposte dalla crisi, ma anche il loro grande desiderio di integrazione, nonostante, spesso, questo non accada nel giusto modo. Dunque, non bisogna mai giudicare un libro dalla sua copertina. C’è un ulteriore messaggio che mi piacerebbe venisse colto dal lettore: un migrante è in grado di scrivere e di pubblicare romanzi, offrendo un aiuto, sebbene modesto, alla letteratura del paese in cui vive.

8. Raccontaci qualcosa sull’ispirazione che ti ha portato alla scrittura di questo romanzo e come si è evoluta la storia man mano che la pensavi?

Sono stato ispirato da diversi fattori per la scrittura di tale romanzo. Lo scrittore è quell’osservatore attento ad ogni singolo aspetto della vita, il quale prova un certo fastidio quando si imbatte con i suoi molteplici aspetti negativi. L’unico modo per lui di sfogarsi è di buttare su un foglio di carta tutto ciò che gli passa per la mente. Ad esempio, io in tale libro ho affrontato disparati temi, quali quello della famiglia, tramite i miei personaggi, quello delle scelte da prendere ma, soprattutto, il tema della corruzione, una ferita tutt’ora aperta e difficilmente sanabile, non solo nella società albanese. Sicuramente, buona parte della mia ispirazione deriva dalla profonda nostalgia che provo per la mia terra e per la gioventù, uno dei periodi più belli della mia vita. Inoltre, la cosa più importante è il cambiamento che accade Tra due epoche, dentro ai personaggi i quali hanno vissuto e continuare a vivere tale epoca.

9. Quali sono i tuoi progetti futuri legati alla letteratura? Stai scrivendo un altro libro?

I miei progetti per il futuro sono abbastanza ambiziosi. Non penso di fermarmi qui, anzi sento di avere ancora molte forze ed energie da sfruttare ed anche una certa maturità che mi permettere di continuare a scrivere. Penso che dal prossimo anno pubblicherò un romanzo dedicato alla guerra combattuta dal popolo albanese del Kosovo contro la Serbia. Si tratta di una storia vera, intrisa di sofferenza e dai contorni drammatici, avvenuta durante il 1998-1999. I suoi personaggi sono reali e vivono tutt’oggi. Inoltre, sono persone che conosco molto bene, le quali hanno preso parte alla guerra e hanno combattuto fino alla fine per la propria terra. Mentre in albanese spero che l’anno prossimo pubblicherò un libro di poesie ed una raccolta di racconti.

10. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Il paese dove non si muore mai di Ornela Vorpsi è il romanzo che mi ha dato la spinta cruciale per iniziare a scrivere. Non appena l’ho terminato, qualcosa dentro di me si è attivato. “Posso scriverne quanti ne voglio di questi racconti!”, ho pensato tra me e me e mi sono subito messo a lavoro. Ne ho scritti un paio e li ho fatti leggere ad un mio amico italiano, il quale è rimasto piacevolmente sorpreso dalla loro scorrevolezza. “Dovresti fare una raccolta con questi racconti!” mi ha consigliato in un secondo momento e così ho fatto. Ho pubblicato il libro Sotto il cielo delle aquile, un titolo alquanto significativo poiché ogni singolo racconto è ambientato sotto quel cielo dominato dalle aquile, non dei semplici volatili, bensì il simbolo che sovrasta la nostra bandiera.

11. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Mi avete colto impreparato a questa domanda. Al momento, mi viene in mente la citazione di uno scrittore e poeta albanese, M. Zeqo, un erudita di un certo calibro che in un suo libro afferma: “Qualsiasi libro non letto è come un uccello magico rinchiuso in un’anfora antica.”

12. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Una domanda che porrei a me stesso e che, fino ad ora, nessuno mi ha mai posto è la seguente: “Perché R. Shkurti scrive? Qual è lo scopo dei suoi scritti?” La mia risposta? Semplice!

“R. Shkurti non scrive solo per se stesso o per il proprio nome, bensì per dare maggiore valore e prestigio al nome degli albanesi in Italia e nel resto del mondo, dal momento che è sempre stato infangato dalla stampa e dalla propaganda, a volte giustamente, altre affatto. Sicuramente gli albanesi non sono angeli, ma nemmeno demoni…

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