Recensione Libro.it intervista Roberto Pitassi autore del libro “Il caso di Adrian Scheckler”

Intervista allo scrittore Roberto Pitassi.
Recensione Libro.it intervista Roberto Pitassi autore del libro “Il caso di Adrian Scheckler”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Qualcosa di me? Adoro la storia e la filosofia, passerei ore a leggere opere/trattati filosofici in particolare i libri di Uberto Galimberti (Consiglio a tutti “I miti del nostro tempo”). Vado pazzo per i Film del regista Hayao Miyazaki e in generale per gli Anime fantasy. Mi piacciono i giochi di strategia e di ruolo ma appena posso adoro passare del tempo con mia figlia Letizia e mia moglie Consuelo.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Il caso Adrian scheckler” cosa diresti?

“La Follia è una condizione umana al pari della Ragione!”

3. Alla base del tuo libro c’è una verità da portare a galla e per farla emergere l’ispettore utilizzerà tutti i metodi possibili. Credi che per conoscere la realtà delle cose sia necessario indagare così a fondo e utilizzare gli approcci più vari?

La specie umana ha istituito delle regole di convivenza che si basano sul principio di non contraddizione e sul principio di causa ed effetto. Tali postulati possono essere riassunti così: Ogni cosa è se stessa e non altro, e ogni cosa si sviluppa come l’effetto di una certa causa generatrice. Sono principi molto semplici ma comunque non sufficienti per conoscere la verità che, di fatto, va oltre questi cardini. La verità, infatti, abita il sacro, l’elemento di follia che è sito dentro di ognuno di noi. La mia risposta è pertanto affermativa. Solo in una completa immersione nella Follia è possibile conoscere la verità. Solo in tale modo diventa possibile andare oltre a quelle che restano delle semplici increspature di superficie.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Sono del parere che la differenza tra un libro e un Buon Libro è che quest’ultimo è in grado di regalare delle emozioni, in altre parole delle sensazioni che possano toccare l’animo del lettore. Mi piacerebbe che i miei scritti appartenessero alla seconda tipologia. Questo è l’augurio più grande che mi faccio.

5. Da dove nasce l’idea di raccontare una storia nella storia con un salto temporale agli anni della seconda guerra mondiale?

L’idea del racconto nel racconto nasce come una sorta di esperimento/approccio a quello che, di fatto, è il genere introspettivo. Per me è stata una nuova via, un percorso inedito che mi ha portato sia complicazioni sia soddisfazioni. Altresì ci tengo ad affermare che “Il caso Adrian Scheckler “ è il frutto di un mio intero sogno in cui ho vissuto in prima persona quanto capitato al protagonista. L’ubicazione a Roma? Ci tenevo a collocare il Dialogos tra scienza e fede nel cuore della Cristianità.

6. Che cosa ti aspetti da questo libro? E quali progetti hai per il futuro?

Sarebbe falso e ipocrita affermare di non avere delle attese su questo romanzo. Certo la strada è appena iniziata e tutta in salita, ma da persona ottimista quale sono, mi attendo un riscontro positivo. Quali sono i mie progetti futuri? Sto lavorando su diversi scritti: Sto valutando la continuazione del mio primo romanzo “Blood In Steelmaker” oltre che l’opera madre da cui ho ricavato lo spin off “ il Caso Adrian Scheckler” e infine una raccolta di favole per mia figlia Letizia. Non voglio svelare altro ma anticipo che il mio prossimo scritto potrebbe essere di tipo fantasy- storico.

7. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Questa è una domanda cardine e merita una risposta altrettanto importante. Non so se ci sia un libro che abbia contribuito più di altri a spingermi verso la carriera dello scrittore. Secondo me ogni autore concorre nel trasformare il lettore in un piccolo scrittore. Personalmente però rammento tre opere che rileggo sempre con passione: “La Ballata di Natale” Di Charles Dickens per il messaggio di speranza “Il Barone Rampante “ di Italo Calvino per il cinico realismo e infine “Mondo senza fine” di Ken Follet per l’intreccio narrativo e per il dettaglio della storia.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Non posso esprimere giudizi sui mie colleghi scrittori, quantomeno non posso sparare dei verdetti senza aver letto prima le loro opere. In generale in un periodo in cui si assiste all’evasione dal nostro mondo tramite la narrativa fantasy e attraverso il genere del romanzo storico, non consiglierei mai a nessuno i libri che trattino argomenti politici. Li trovo pesanti e poco veritieri.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Penso che la domanda sarebbe questa: “Signor Pitassi, se a oggi quella che è solo una passione diventasse il suo vero mestiere? Si sentirebbe pronto per percorre questa nuova strada? ” Risposta: “Negli ultimi anni, questo mio lato da scrittore, è emerso in maniera sempre più preponderante. Ultimamente faccio sempre più fatica a tacitare certi miei slanci da autore e per ora il tempo a mia disposizione è molto limitato. La strada è ancora molto lunga, ma nell’immediato futuro mi auguro di utilizzare sempre di più la penna per creare delle opere originali e educative.”

Hai qualcosa da aggiungere a questa recensione? Lascia un commento!