Recensione Libro intervista Salvatore Bagnato autore del libro “Il cielo sbagliato”

Intervista allo scrittore Salvatore Bagnato, autore del libro "Il cielo sbagliato".
Recensione Libro intervista Salvatore Bagnato autore del libro “Il cielo sbagliato”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di leggere “Il cielo sbagliato”.

Sono una persona semplice che crede nella forza e nell’importanza dei sentimenti e delle parole ma caratterialmente complessa. Non ho avuto una vita semplicissima ma forse proprio per questo ho sempre cercato in me stesso la forza per inseguire il mio futuro. Ho mille passioni, a volte apparentemente contrapposte. Un po’ come il mio carattere, ricco di sfaccettature e di colori spesso dissonanti. Passionale e romantico, razionale e sognatore, allegro, socievole, riflessivo e riservato… matematica e poesia. Insomma, sono una vera e propria macedonia!

2. Dovendo riassumere in poche righe la trama del libro “Il cielo sbagliato” cosa diresti?

“Il cielo sbagliato” è una storia nella storia che scava nel profondo dissidio tra l’essere felicemente se stessi e l’infelice “dover apparire” difronte al mondo. È una storia d’amore che nasce dalle ceneri di una morte maledetta facendone incipit di un sentire profondo, ponte tra due cieli, due modi differenti di affrontare la vita e la morte. Di quest’ultima saranno smussati gli spigoli, capovolgendo la prospettiva iniziale per dare una speranza che non è legata a un’immagine stereotipata dell’amore. Il cielo sbagliato è “qui”. Un luogo e un tempo a volte intangibili, che trascendono tutto ciò che è materiale per inglobarlo in un qualcosa di più ampio e profondo che respira nel tempo.

3. In questa storia nella storia che narri, in cui al centro di tutto c’è l’amore, quanto è reale e quanto è frutto della fantasia?

Essendo la mia prima opera, alcuni personaggi sono ispirati a persone e luoghi reali ma la narrazione è frutto della mia fantasia quasi per intero. Direi che di vero c’è, sicuramente, l’anima del libro. Quel “cielo sbagliato” che, forse, tutti hanno. Credo che per raccontare le emozioni occorra prima viverle, per capire quanto possano essere differenti gli effetti di un graffio o di una carezza sulla pelle di due intelletti e due cuori diversi.

4.Cosa ti piacerebbe che il lettore cogliesse leggendo il tuo romanzo che parla di sentimenti puri e a volte contrastanti?

Ho sempre creduto che nella vita occorra essere se stessi, amare liberamente e affrontare il presente con coraggio, anche nella tragedia. Vorrei trasmettere quella mia visione un po’ sognante che fa, anche della morte, un momento di crescita interiore. Vorrei trasmettere la forza di scegliere il sorriso, sempre e comunque anche quando qualcosa o qualcuno si arroga il diritto di dissetare le proprie “esigenze” con le nostre lacrime.

5. Anche dall’incontro tra cieli sbagliati e differenti può nascere una storia indimenticabile?

Probabilmente quando due cieli arrivano a toccarsi fondendosi in un cielo sbagliato la storia scritta non potrà più essere cancellata. La sofferenza nella vita è ciò che realmente ti forma. Quando soffri per qualcuno, ti avvicini tanto al suo cuore da poterne sentire il battito anche a migliaia di chilometri di distanza. Puoi percepire il suo umore, capire quando le sue lacrime cadono a terra o il suo sorriso illumina il tutto. Un cielo sbagliato è un luogo e un tempo in cui due persone donano ciò che di più profondo hanno, senza riserve e senza inganni. È il posto in cui puoi essere realmente te stesso, senza veli, senza la necessità di mentire. È comunque un cielo sbagliato. Non si vive in un cielo così. Devi avere la forza di farlo tuo, di dare a quel luogo una sua valenza nella tua vita. Se ciò accade, beh la storia sarà indimenticabile perché sarà quella della tua vita. Se rimane “il cielo sbagliato”, sarà sempre e comunque quel cielo che ti ha trasmesso le uniche emozioni che non riuscirai mai a cancellare perché, lì, avrai lasciato il tuo cuore, il tuo sentire vero portando con te, forse, solo un rimpianto.

6. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Leggo tanto. Fin da quando ero bambino. Eppure, non esiste un romanzo che abbia rivoluzionato la mia vita e mi abbia spinto a scrivere. Fin da piccolo ho sempre avuto questa passione. Ai tempi della scuola elementare spendevo tantissimo tempo cercando sul vocabolario dei termini desueti di cui imparare il significato. Sono sempre stato attratto dal “sapere” e dalla bellezza della lingua italiana. Ho sempre scritto. Racconti brevi, storie, frasi, pensieri e aforismi. Probabilmente però, la decisione di scrivere un libro è nata dopo la morte di mio padre, due giorni prima del mio esame di stato. Il coraggio di prendere in mano la penna me l’ha poi trasmesso l’incontro con qualcuno che ha scritto una pagina della mia vita molto importante nel bene e nel male. Quest’incontro ha dato, poi, vita all’anima di questo mio libro.

7. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

In realtà un paio di libri ci sarebbero! Uno è anche famosissimo! In ogni caso non ti dirò il titolo né l’autore! Penso che la lettura sia una cosa soggettiva. I libri hanno una loro anima, a volte nascosta persino allo stesso autore. Ci sono degli intendimenti che sono il frutto dell’esperienza e della vita di ogni singola persona e che vengono fuori quando si legge un libro. Ognuno di noi può trovare degli spunti di riflessione importanti. Un libro può essere una lampada al piede per qualcuno e lasciare nelle tenebre qualcun altro. Può annoiare o coinvolgere. Segnare o passare. Il mio consiglio è quello di leggere. Leggere sempre. Leggere tutto. Ogni libro ha un suo “perché” e, anche quello che riteniamo possa essere il più noioso in assoluto sarà in grado di trasmettere qualcosa. Se così non fosse, permetterà quanto meno di trovare una risposta alla domanda che mi hai appena fatto!

8. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Domanda difficile. Di me hanno sempre detto che sono un bravo ragazzo, un uomo da sposare etc. Non mi piace molto quando qualcuno dice così. Per me le persone, uomini e donne, non sono “da sposare” bensì “da vivere”… In ogni caso, avrei voluto che qualcuno mi chiedesse: “… come fai ad essere così?”. La mia risposta l’avrei data e la darei col sorriso. Lo sguardo rivolto al cielo per ringraziare il Signore d’avermi dato un grande uomo come padre. Un uomo scomparso troppo presto e che ancora oggi, ne sono certo, continua a starmi accanto in ogni mio giorno.