Recensione Libro.it intervista Simone Giusti autore del libro “Guerre Corporative”

Intervista allo scrittore Simone Giusti.
Recensione Libro.it intervista Simone Giusti autore del libro “Guerre Corporative”

1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Ero un archeologo, sono anche un regista, ma mi reputo solo e soltanto uno scrittore. Vivo sulla soglia tra realtà e illusione. Una volta varcata la soglia esploro il mondo e lo racconto con le mie storie. Senza questa evasione non riuscirei a guardare con occhi positivi la realtà.

2. Dovendo riassumere in poche righe il senso del libro “Guerre Corporative” cosa diresti?

“Guerre Corporative” è una fortissima critica sociale. “Guerre Corporative” è ciò che accade ogni giorno sotto i nostri occhi, solo che siamo troppo pigri, o meglio, troppo avulsi dal fiume della realtà per fermarci a ragionare. “Guerre Corporative” ci dice una cosa: basta che uno di noi, anche il più gretto degli anti-eroi, basta che uno decida di dire la sua, e tutto potrebbe davvero cambiare.

3. Nel tuo libro si parla di un intrigo internazionale, qualcosa che sconvolgerà il sistema e cambierà le sorti delle persone. Da dove nasce l’idea?

Cosa c’è dietro la tragedia del Moby Prince, di Ustica, dietro le guerre in Medio Oriente, le epidemie in Africa, l’incidente

Mattei o il più recente De Margerie, dirigente Total? La tv è la nostra coscienza globale. Ma la tv non ci racconta mai tutta la verità. Ecco da dove nasce l’idea. “Guerre Corporative” racconta i retroscena. E senza che ce ne accorgiamo, mentre facciamo la spesa al supermercato o usciamo in fretta dal lavoro, qualcuno da qualche parte del mondo sta compiendo un’avventura che deciderà le sorti dell’umanità. E noi neanche lo sapremo.

4. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il libro? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?

Il mondo è dei malvagi e degli anti-eroi. Gli eroi belli e buoni, quelli dilaniati da turbe interiori troppo esasperate non sono altro che manichini di fiction tv. I vertici sono in mano ad arrampicatori sociali, a gente senza scrupoli. Lo stesso vale per molte persone attorno a noi. In quanto noi, potremmo essere anti-eroi, dove l’“anti” dipende da quale prospettiva ci si mette a guardare.

5. Come mai hai deciso di utilizzare come personaggio chiave una donna hacker affascinante e dalle indubbie capacità?

Perché era necessaria. Il romanzo non può prescindere da lei. Naturalmente Abbie Cassio è stata davvero molto difficile da “trovare”, poi è stato un gioco da ragazzi darle una personalità e renderla vera. Lei è il genietto con un fascino speciale, la classica vincente un po’ stronzetta che si trova a fare i conti con una cosa più grande di lei, e solo grazie all’aiuto di “perdenti” ce la potrà fare. Credo che Abbie Cassio sia la ragazza di cui ogni uomo si potrebbe innamorare, e che forse ogni donna non vorrebbe mai avere come amica, neanche per mezzora.

6. Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai scrivendo un altro libro oppure ti stai dedicando alla promozione di “Guerre Corporative”?

Pubblicare il romanzo è solo il primo gradino di una lunghissima scala. Una scala che devi percorrere per intero se non vuoi fallire. Per quando riguarda la scrittura, ho molti romanzi nel cassetto e alcuni in stesura tra cui due seguiti per “Guerre Corporative”. Parlando di un futuro molto prossimo, ho da poco siglato un contratto di rappresentanza con un ottimo agente (Agenzia Letteraria Paradigmi) che guadagnerà a percentuale. Con lui uscirò nel prossimo anno con un western atipico, un western duro con un finale inaspettato. Sul versante cinematografico, ho da poco finito di girare un mediometraggio medievale, “Il cammino di ferro”, e sono al lavoro su un progetto tutto mio che per ora mi sta dando tante soddisfazioni: “Evoc”.

7. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Il romanzo che mi ha veramente cambiato la vita è stato “Il Signore degli Anelli”. È stato ispirandomi a quel capolavoro che iniziai a stendere le prime righe di quello che fu il mio primo romanzo completato, ormai moltissimi anni fa.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

I gusti son gusti e non potrei sconsigliare un titolo specifico. Preferisco sconsigliare una categoria. Sconsiglio tutti i romanzi scritti senza cuore, i romanzi scritti su commissione, quelli con l’autore che in realtà ha siglato solo la copertina. Insomma, tutti quei titoli nati come puro marketing editoriale. Il romanzo non è solo intrattenimento. Il romanzo è donare a chi lo leggerà una storia, una vita vera. Bello o brutto che sia, è fondamentale che il romanzo sia scritto come e perché l’autore lo voleva. Solo così avrà un’anima e potrà toccare il lettore. Tutto il resto è roba commerciale, vale a dire: spazzatura.

9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Vorrei che mi chiedessero cos’è per me immaginare storie. Risponderei che è come per un uomo di fede credere in Dio. È l’unica cosa a cui non potrei mai rinunciare.

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