Recensione Libro intervista Vittorio Sartarelli autore del libro “Eventi, Rimembranze e Personaggi della Memoria”

Intervista allo scrittore Vittorio Sartarelli.
Recensione Libro intervista Vittorio Sartarelli autore del libro “Eventi, Rimembranze e Personaggi della Memoria”
  1. Per iniziare… raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai scritto.

Sono nato a Trapani nel lontano 1937 dopo il Ginnasio ed il Liceo Classico, ho frequentato l’Università degli Studi di Palermo nella Facoltà di Giurisprudenza, per quasi 4 anni ho lavorato come giornalista presso il settimanale politico trapanese “Il Faro” e come corrispondente del quotidiano nazionale “Il Popolo”. Durante la mia breve carriera giornalistica ho avuto modo di fare esperienze le più varie ed interessanti riuscendo sempre nei miei compiti con brillantezza e personalità. Cominciato come segretario di Redazione, gradatamente in seguito ho fatto il redattore della terza pagina con articoli ad indirizzo scientifico, di attualità e sul sociale. Poi ho fatto l’inviato, il cronista sportivo e il corrispondente. Ma, scrittore ed autore di pubblicazioni lo sono diventato per caso, dopo aver pubblicato un libro dedicato a mio padre, pilota e costruttore di macchine da corsa.

  1. Dovendo riassumere in poche righe l’opera “Eventi, Rimembranze e Personaggio della Memoria” cosa diresti?

Il libro è essenzialmente autobiografico, ho sempre amato definirmi un cronista della mia vita e con essa di tutti gli eventi che si sono verificati durante essa e delle persone con le quali ho avuto relazioni sociali, morali ed affettive. Mi piace raccontare la mia vita che è piuttosto lunga, prima perché sono passati tanti anni dalla mia nascita e poi, perché, nel suo complesso, non è stata una vita facile anche se da essa ho anche ricevuto soddisfazioni, successi ed una famiglia splendida e fortemente unita.

  3. Il libro appare come una biografia, un tuffo nella memoria del narratore che vuole condividere i suoi ricordi attraverso dei racconti. Cosa spinge uno scrittore a voler far conoscere i suoi pensieri, le sue emozioni e ciò che riguarda il passato?

Personalmente, penso che faccia bene parlare del passato, di come eravamo e di come si svolgeva allora la nostra vita, anzi sono convinto che ciò sia utile se non, addirittura, necessario. L’ho sempre scritto sin dalle mie prime pubblicazioni, circa 12 anni fa, ed è un pensiero, questo, ribadito da molte persone di cultura certo molto più qualificate ed esperte di me! Non c’è futuro senza passato, tutti noi in fondo, di là del fatto fisico, biologico o intellettivo, siamo la testimonianza vivente del nostro passato, in noi c’è tutto un universo di storia, di scienza, di progresso e d’umanità acquisito attraverso i secoli se non i millenni.

  1. Cosa vorresti che il lettore cogliesse entrando in contatto con le parole del tuo libro?

In questi 13 anni della mia attività letteraria artigianale e privatistica, ho sempre riscosso il consenso dei lettori e della critica con numerose affermazioni facilmente riscontrabili su Internet. Mi pare utile segnalare che il mio libro ha riscosso già da parte di critici letterari, persone di cultura e giurie di concorsi letterari ampi apprezzamenti, il mio stile è stato definito semplice e senza fronzoli, ma diretto ed essenziale con la caratteristica di un verismo autentico. I miei scritti, quasi tutti, sono diretti ai giovani d’oggi e a chi ha già una famiglia o intende crearsene una, in quanto essi sono sempre un inno alla vita e ai valori fondanti e fondamentali di essa, con in testa la famiglia, alla quale ridare forza e credibilità nella sua concezione di come era prima, fino a circa sessanta anni fa.

5. Ogni personaggio incontrato nel libro sembra fornire una chiave di lettura nuova alla storia. Le persone che hai incontrato sul tuo cammino hanno lasciato, così come accade nel libro, un segno indelebile che ha cambiato la tua vita arricchendoti interiormente?

Certo ! credo che questo si verifichi quasi sempre nella vita di tutti noi solo che non tutti ne sanno o ne vogliono parlare, poi ciascuno è libero di esprimere le sue idee.

Io credo di avere avuto la possibilità sia di incontrare nella mia vita persone buone, oneste e di sani principi e di alta dirittura morale e, nello stesso tempo, altre persone che si potevano collocare nettamente agli antipodi delle prime, in quanto erano cattive, invidiose, ipocrite e alcune addirittura che, sadicamente, provavano piacere nell’arrecare danni o difficoltà alle persone che incontravano. Per cui, le prime mi hanno sicuramente gratificato ed arricchito, culturalmente, moralmente ed affettivamente, le seconde mi hanno reso la vita difficile e creato difficoltà anche sul lavoro oltre che negli affetti e nelle convinzioni fondamentali che erano radicate in me su alcuni concetti, come l’amicizia e il senso del dovere.

6. Per quanto il tempo e le situazioni cambino le persone, come racconti nel libro “Eventi Rimembranze e Personaggi della memoria”, tutto resta invariato oppure esiste un’altra realtà non distinguibile al primo sguardo?

Il famoso detto di Tomasi di Lampedusa nel suo “Il Gattopardo” purtroppo è sempre di attualità ed è ormai diventato la filosofia dei nostri governati “tutto deve cambiare affinché nulla cambi” ma questo è un problema che riguarda ciascuno di noi relativo alla propria coscienza, alla propria cultura alle proprie convinzioni morali ed affettive. Tutto può cambiare o rimanere sempre tale a seconda che ciascuno di noi voglia farlo e su questo non posso essere profeta. Io la mia vita l’ho cambiata, sicuramente in meglio, ecco perché desidero che i giovani leggano i miei libri!

7. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Sicuramente le opere dei miei conterranei regionali Verga, Pirandello e Quasimodo avranno influito come tendenza alla mia formazione culturale, essi infatti, si sono espressi prevalentemente sulle realtà nelle quali hanno vissuto con quella naturalezza e vivida descrizione di ambienti e personaggi, con osservazioni di chiara matrice saggistica che contestualizzavano i loro lavori.

Forse per questi analoghi riferimenti stilistici, alcuni critici mi hanno definito uno scrittore “verista”, tuttavia, io non seguo pedissequamente alcuna corrente letteraria, non mi sono mai preoccupato di seguirne una, oltre tutto mi sarebbe sembrato di fare “il copista”, ho sempre avuto come riferimento la realtà, nuda e cruda alcune volte, ma solo quella, non mi sono mai reso conto di assomigliare o di avere uno stile veristico nello scrivere, l’ho sempre fatto con la mente, con la mia cultura ma, soprattutto, con il cuore e l’anima senza preoccuparmi di apparire. Certo nella mia formazione culturale hanno influito i miei studi umanistici e, nello stile letterario, la breve ma corposa attività giornalistica ha avuto il suo ruolo.

8. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Vedi, rispondere a questa domanda, oltre a mettermi in imbarazzo nella scelta, sarebbe necessario un volume con molte pagine per elencarli tutti, tuttavia, ritengo che siano da escludere tutte quelle pubblicazione che io non considero nemmeno libri ma soltanto spazzatura e, purtroppo, oggi in circolazione ce ne sono moltissime dato che in Italia esiste una miriade di pseudo scrittori, chi per scelta personale, chi per compiacenza politica e correità pubblicitaria.

L’editoria oggi oltre ad essere una specie di galassia sterminata dove orbitano a vario titolo numerosissime scorie dannose e anche pericolose per l’informazione e la cultura di un popolo, si trova in difficoltà, proprio per la scadente qualità delle sue opere e perché forse, il lettore medio italiano ha cominciato a capire e a sapere scegliere.

 9. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Anche se mi sembra una celia o la ricerca di mettermi in difficoltà e mi fa venire in mente la frase con la quale un noto commentatore notturno della RAI ha esordito: “Fatti una domanda e datti una risposta”, cercherò di trovare una risposta anche per questa ultima domanda.

Per mia natura, sono sempre stato un anti conformista e non capisco perché la gente (considerata come entità astratta e non identificabile) di solito approva, per conformismo, ciò che gli viene propinato, magari per pubblicità o, si ostina ad osannare cose o persone solo perché lo ha detto il tale famoso giornalista televisivo. A volte le cose buone, vere, sincere ed utili sono più vicino a noi di quanto lo si possa immaginare e non c’è bisogno che qualcuno ci dica che esse lo siano, basta soffermarsi ad osservarle o a capirle se si tratta di scritti e quindi dare un giudizio secondo la propria coscienza; se una cosa è buona o bella è una verità incontrovertibile per tutti, senza bisogno di raccomandazioni!