Recensione Libro L’inutile zavorra dei sentimenti

La gioventù deve liberarsi dall'inutile zavorra dei sentimenti che accecano la mente, minano la razionalità, indeboliscono il carattere e compromettono l’integrità ideologica (Slogan del terzo Reich rivoto alla gioventù tedesca).
Recensione Libro L’inutile zavorra dei sentimenti

Prezzo: € 14,90

Di cosa parla L’inutile zavorra dei sentimenti di Helga Schneider

I personaggi del romanzo L’inutile zavorra dei sentimenti di Helga Schneider intrecciano la loro storia individuale nelle maglie di una Storia precipitata in una buia notte che tutto avvolge e travolge cancellando ciò che di più umano c’è nell’uomo: i sentimenti e la possibilità di esprimerli.

Capita che nella vita i sentimenti, la parte più viva dell’essere umano, ma anche la più vulnerabile, appaiano per questo una porta aperta attraverso la quale passano la gioia e l’amore, ma allo stesso tempo il dolore e la devastazione. E allora si blinda l’animo liberandolo dall’“inutile zavorra dei sentimenti” lasciando che la razionalità la faccia da padrona (… ma questo è ben diverso da ciò che intendeva lo sciagurato slogan.)

È ciò che, in modi diversi, si trovano costretti a fare i protagonisti del romanzo L’inutile zavorra dei sentimenti di Elga Schneider ambientato nel cupo e feroce periodo della Germania nazista.

Lo fanno per sopravvivere in qualche modo, secondo i dettami di un regime che impone l’abbandono di ogni sentimento per aderire ciecamente a un percorso di lucida, disumana follia. Lo fanno per preservare la parte più viva e più fragile della loro anima blindando il sé più intimo e vero tanto nel profondo da diventare sconosciuti a se stessi.

Così Karl, giovane di buona famiglia, si lascia (apparentemente) plasmare dalla rigida disciplina militare programmato com’è salire nella scala gerarchica e si fidanza con Emma, una ragazza del regime che meglio non potrebbe rappresentare il modello della perfetta donna ariana.

Unico riflesso della sua più autentica e rimossa realtà è il profondo affetto per la giovane sorella Sigrid, ignara del segreto che grava sulla propria storia individuale, inconsapevole della Storia che si sta svolgendo intorno e che sta avviluppando con i suoi terribili fili tutto e tutti.

Anche Lilyana, emigrata clandestinamente in Germania, “muore” per non morire; in una Berlino cupa, si muove sotto l’immagine di un corpo, il suo, divenuto strumento di sopravvivenza quotidiana e, al tempo stesso, barriera di protezione di una verità impossibile da svelare tanto da non ricordare più nemmeno a se stessa.

Sullo sfondo di un Paese che si avvia a una delle più atroci delle catastrofi umane, i protagonisti fatalmente si incontrano e incrociano le loro vite quel tanto che basta per ricordarne il senso e finalmente i sentimenti, non più zavorra, riemergono come formidabile elemento di vita, anche se è una vita relegata in un altrove che non ha spazio e tempo in ciò che accade intorno.

Il finale del romanzo L’inutile zavorra dei sentimenti riporta a un’alba livida e dolente, fra le macerie fumanti di una Berlino sconfitta senza che ci siano vincitori… ma pur sempre alba di un nuovo giorno, dove si avverte la speranza dell’inizio di una nuova Storia e dove, forse, si potrà volare in alto con i sentimenti non più zavorra, ma strumento stesso del volo.

Il romanzo si legge in modo scorrevole e trasporta il lettore nelle vicende dei personaggi tanto da sentirli vicini, da identificarsi in essi, così da partecipare alla loro storia ambientata in un periodo infausto della Germania, ben conosciuto e documento dall’autrice.

Del resto, allargando la riflessione sul romanzo e sui suoi protagonisti, quante volte le circostanze della vita impongono a ognuno noi una Notte dei sentimenti? Ma attendiamo l’alba, suggerisce l’autrice.

Recensione scritta da Maria Stella

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