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Recensione Libro “L’ombra di quel che eravamo”

Recensione Libro “L’ombra di quel che eravamo”

Citazione
“La pioggia continuava a cadere con furia, ma non importava, e nemmeno il freddo, né la notte, né la certezza che oltre il portone c’era la città ostile, piena di cicatrici per quanto era successo un tempo”.


Prezzo: € 14,50

Di cosa parla “L’ombra di quel che eravamo” di Luis Sepùlveda

Ne “L’ombra di quel che eravamo” lo scrittore Luis Sepùlveda ci riporta indietro la malinconia in un racconto che vede come protagonisti tre uomini. Lucho, Lolo e Chaco hanno militato nelle file di Salvator Allende e dopo trent’anni vengono richiamati all’ordine dall’anarchico Pedro, detto “l’Ombra”. I tre uomini, decidono di non perdersi la loro ultima sfida, l’ultimo atto rivoluzionario.

Oramai sono trascorsi tanti anni e ognuno di loro ha alle spalle una storia molto intensa di avvenimenti, di fatti da raccontare e da condividere con i vecchi compagni. C’è chi è stato catturato e torturato, chi crede ancora nella possibilità che il sogno si realizzi, chi ha un fallimento d’amore alle spalle e stenta a riprendersi.

Nei volti sono cambiati, la vita li ha segnati, i ricordi sono tanti e legati alla storia del loro paese, della loro terra, che in fondo non li ha mai traditi, ma dentro restano comunque quei ragazzi che credevano nella possibilità di cambiamento attraverso l’azione rivoluzionaria.

I protagonisti di “L’ombra di quel che eravamo” hanno la loro ultima possibilità, quella di rendersi ancora parte attiva di un’operazione sovversiva, proprio grazie alla convocazione del loro leader, che senza accennargli neppure minimamente in cosa consiste l’atto da compiere, riesce a portarli all’appuntamento.

Ma in quel luogo l’unico a mancare è proprio l’ideatore. L’Ombra, infatti, è stato ucciso da un oggetto alquanto strano, un giradischi volato dall’alto, da un appartamento in cui marito e moglie stavano litigando violentemente. Lei inizia a lanciare vari oggetti, a frantumarli per terra, a buttarli in direzione del marito, ma uno di questi rompe la finestra e cade in strada, direttamente sulla testa di un passante. Quell’uomo che camminava per strada, con una pistola in tasca, è proprio “l’Ombra”.

Quella che doveva sembrare l’ultima possibilità di riscatto verso la vita, da parte dei tre ex militanti, sembra ironicamente sfuggire di mano, fino a quando non si presenta alla porta un uomo, altrettanto bisognoso della via di fuga da una realtà fatta di crepe e bruciature, di dolori mai superati.

Nel romanzo di Sepùlveda appare anche un ispettore che prosegue le indagini per capire cosa si nasconde, non tanto dietro il delitto di quell’uomo riverso in terra, ucciso da un giradischi volante, ma dietro l’intenzione di quello stesso uomo, Pedro, detto “l’Ombra”, che aveva in tasca una pistola e stava andando a compiere, forse, il suo ultimo gesto “eroico”.

In questo romanzo, molto prossimo al noir, Sepùlveda, ci presenta una dolcezza nel raccontare i ricordi, ma allo stesso tempo una crudezza nel vivere il sentimento di dolore che macchia le identità dei personaggi, che disarma.
Probabilmente “L’ombra di quel che eravamo” non resterà nella memoria dei lettori come uno dei suoi migliori romanzi, ma può destare un certo interesse, soprattutto in coloro che amano le opere legate alla nostalgia di un passato ideale o da idealizzare.

Leggi anche la recensione del libro “Storia di una gabbianella e dela gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepùlveda

Chi è Luis Sepùlveda

Nasce a Ovalle nel 1949. A quindi anni si iscrisse alla Gioventù comunista e poco dopo iniziò a lavorare nel quotidiano “Clarin”. A vent’anni vinse il Premio Casa de las Americas con la raccolta di racconti “Crònicas de Pedro Nadie” e ricevette una borsa di studio nell’università di Mosca, dove rimase pochi mesi prima di essere espulso a causa di alcuni contatti che aveva con i dissidenti del luogo o per una relazione con una professoressa, il motivo dell’espulsione resta ancora incerto. Tornato in Cile fece parte del partito socialista e della guardia del Presidente Allende.


In seguito al colpo di stato di Pinochet, lo scrittore venne arrestato e torturato, ma grazie all’intervento di Amnesty International fu scarcerato e ritornò al suo vecchio lavoro, fece teatro, ma per gli argomenti trattati venne arrestato nuovamente con una condanna all’ergastolo che fu trasformata in una pena all’esilio, grazie al secondo intervento di Amnesty International.


Nel 79 andò a combattere in Nicaragua al fianco delle Brigate di Simon Bolivar e in seguito alla vittoria nella rivoluzione si trasferì ad Amburgo dove ha iniziato a lavorare come giornalista.
Tra i suoi romanzi “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, “Il mondo alla fine del mondo”, “Diario di un killer sentimentale”, “Il generale e il giudice” , “La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l’oblio”, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare“.

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