Recensione Libro “La donna che aspettava”
Andrei Makine
Citazione
“Decifrato il segreto arrivano le parole, spesso pretenziose e categoriche, che dissezionano, stabiliscono, classificano. Tutto diventa comprensibile e rassicurante. Allora può cominciare la routine di una relazione o di una indifferenza. Il mistero dell’altro è addomesticato. Il suo corpo è ridotto a meccanica carnale…il suo cuore a un inventario di reazioni prevedibili. In realtà questa fase è una specie di assassinio, perché uccidiamo quella creatura infinita e inesauribile che abbiamo incontrato. Preferiamo avere a che fare con una costruzione verbale piuttosto che con un essere vivente.”
Di cosa parla “La donna che aspettava” di Andrei Makine
Nel romanzo “La donna che aspettava” dello scrittore francese di origini russe Andrei Makine, un uomo si trova ad osservare con sguardo affascinato il corpo di una donna, che ad ogni gesto rivela l’essenza della sua anima, una donna che per trent’anni non ha fatto altro che aspettare il ritorno di un uomo.
La storia è ambientata in Unione Sovietica, negli anni Settanta. Il protagonista è un giovane scrittore di Leningrado, che stanco di nascondersi dietro una letteratura dissidente fatta di parole che si rivoltano contro il regime, ma incapace di combattere realmente contro la guerra, contro lo spargimento di sangue, per i valori e per la vita, decide di lasciare la sua città per recarsi in un villaggio del Nord con l’incarico di scrivere una satira anti-sovietica.
Sarà in questa terra sconosciuta che incontrerà la misteriosa e impenetrabile, Vera, che continua ad aspettare il suo uomo, che non colma la mancanza che ha lasciato il distacco dal suo amante, che non sente il peso dell’attesa, ma che alla fine si lascerà guardare in tutta la sua bellezza, e in tutte le sue riflessioni dallo scrittore.
Vera a sedici anni, ha visto di spalle il suo uomo allontanarsi da lei per compiere il suo dovere e andare a combattere per la patria e non l’ha visto mai più di faccia, tornare per stringersi in quell’abbraccio che lei a distanza di trent’anni ancora aspetta e desidera. “Una donna così intensamente destinata alla felicità che sceglie, quasi con leggerezza, la solitudine, la fedeltà verso un assente, il rifiuto di amare…”.
Ed è così che lei, come tutte le persone che amano, aspetta il ritorno, ma Vera lo fa senza contare il calpestio trascinato del proprio passo, senza sentire su di sé l’andamento incostante e penetrante del tempo. Attende che arrivi, che lui faccia ritorno a casa, aspetta con gli occhi rivolti all’orizzonte, immaginando quel momento, lo fa per amore, con amore, fin quando c’è, fin quando lo sente vibrare dentro di sé.
Andrei Makine ne “La donna che aspettava” ci rende il racconto di una passione dalle tonalità variegate che colmano il vuoto che lasciano normalmente le attese, utilizzando parole che imbastiscono nodi dentro di noi, dandoci il senso delle emozioni, quelle emozioni intense che possiamo provare quando permangono, quando non illudono, quando esistono.
Chi è Andrei Makine
Nato in Unione Sovietica nel 1957. Nel 1995 con il romanzo “Il testamento francese”, ha vinto il Prix Goncourt e il Prix Méddicis, unico romanzo nella storia della letteratura che è riuscito a vincere entrambi i premi. Inoltre è stato nominato membro dell’Academie Francaise.



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