Recensione libro “La ferita”

Spesso penso che il napoletano è come se avesse una colpa da estirpare. Colpevole di essere nato in questa terra, dove nessuno può considerrarsi completamente innocente e tutti sono egualmente colpevoli. - Daniele Sanzone
Recensione libro “La ferita”

Di cosa parla “La ferita” di Roberto Saviano e altri autori

“La ferita” raccoglie diciassette racconti e tre interventi dedicati alle vittime innocenti della camorra napoletana. Venti voci differenti omaggiano i martiri inconsapevoli di una guerra cruenta che si svolge tutti i giorni sotto gli occhi indifferenti dei media, e quelli abituati dei cittadini.

“La ferita” è un libro che ha nel titolo la sua missione: lasciare il segno. Le pagine scritte da persone vicine alla lotta alla camorra hanno l’obiettivo di ricordare come il fenomeno della criminalità organizzata riguardi l’intera comunità e non solo un quartiere, una periferia o un piccolo comune. La camorra vive al fianco di tutti, non soltanto di quelli che ne fanno parte. Ed essendo un organismo spietato, che risponde soltanto alla sua logica di sopraffazione, fa irruzione come e quando vuole, anche nella vita di persone che con le attività criminali non hanno niente a che fare.

E’ questo che si evince dai racconti di Roberto Saviano, Daniele Sanzone, Conchita Sannino, Roberto Russo, Peppe Ruggero, Angelo Petrella, Giuseppe Miale di Mauro, Ciro Marino, Rosario Esposito La Rossa, Mario Gelardi, Daniela De Crescenzo, Raffaele Cantone, Riccardo Brun, ai quali si accompagnano gli interventi dell’Assessore Corrado Gabrieli e di Don Tonino Palmese.

Tante firme per raccontare una parte di Napoli e della sua provincia, che nelle parole degli scrittori si trasforma rapidamente in un pezzo di Italia volutamente abbandonato a se stesso. I racconti sono scritti con passione, con trasporto e vogliono mantenere vivo il ricordo di Attilio Romanò, Annalisa Durante, Simonetta Lamberti, Gigi Sequino, Paolo Castaldi, Silvia Ruotolo, Giancarlo Siano e Don Peppino Diana, vite spezzate per essersi messi contro il sistema o, molto più semplicemente, per essersi trovate al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Questi sono solo alcuni nomi del lungo elenco di persone che hanno perso la vita per mano della camorra, pur non essendo camorristi. “La ferita” racconta storie di vita quotidiana in cui, ad un certo punto, irrompe prepotentemente la criminalità organizzata, e ne devasta la normalità. Il monito che viene fuori dalle pagine di questo libro bello e intenso è quello di non fingere che l’affare camorra non riguardi chi non è direttamente coinvolto.

Tutti, prima o poi, possono trovarsi faccia a faccia con l’orrore che questa spregevole organizzazione che segna profondamente la nostra società. Quello che urlano sottovoce gli autori de “La ferita” è che la camorra si può battere, se tutti imparano a conoscerla. Conoscere la malattia per trovare la cura: è soltanto così che si estirpano le infezioni.

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