Recensione Libro La mia vita coi leoni

E qui, nelle boscaglie e nei deserti del Kenya, egli impara a conoscere i protagonisti della vita selvaggia: misteriosi, a volte, come gli elefanti, capaci di inscenare sorprendenti riti funebri; o semplici come i rinoceronti, solitari per natura, ma disponibili tuttavia a momenti di inattesa vivacità; o affascinanti come i leoni, implacabili nella caccia ma affettuosi e cordiali all’interno del branco.
Recensione Libro La mia vita coi leoni

Prezzo: € 11,80

Di cosa parla La mia vita coi leoni di George Adamson

Nel libro La mia vita coi leoni vengono narrate le principali tappe dell’incredibile vita di George Adamson e di sua moglie Joy, delle loro grandiose imprese nel riportare nel loro ambiente naturale e selvaggio animali come leoni, ghepardi, leopardi.

I “signori dei felini”, così potremmo definirli oggi, hanno dedicato la loro intera esistenza alla salvaguardia della natura africana e dei suoi abitanti, lottando contro il bracconaggio, la crescita degli animali selvaggi in cattività, il recupero di specie in via di estinzione, l’ingiustizia dell’essere umano nei confronti delle altre creature.

Nel romanzo La mia vita coi leoni, o meglio dire, nel saggio scritto da George, sono tanti i protagonisti a quattro zampe, a partire da Elsa, la leonessa cresciuta con loro e poi liberata nel suo mondo naturale, dopo una dura ed estenuante preparazione della stessa alla vita selvaggia.

Elsa, infatti, vissuta in cattività, in quanto orfana e destinata pertanto e soccombere in assenza della madre naturale, viene allevata dai coniugi Adamson e reimmessa da adulta alla vita nella savana. Questo ha rappresentato il primo tentativo da parte dell’uomo di riadattare alla vita naturale un animale nato in cattività; tentativo riuscito a pieni voti.

Elsa è rientrata a far parte del suo mondo e a dare vita a una famiglia in maniera del tutto spontanea.
Dopo di lei, altri abitanti della savana hanno avuto la fortuna di ritornare al loro ambiente dopo un periodo più o meno lungo trascorso con l’uomo. Tra questi, Boy, il leone preferito da George, causa, purtroppo, di numerosi incidenti nel rispetto di altri animali e di uomini, e infine di Christian, il leone “inglese” nato e cresciuto in Inghilterra con due ragazzi londinesi che, per caso venuti a conoscenza dell’incredibile George e delle sue ancor più incredibili capacità, lo hanno portato direttamente in Kenya, fiduciosi nel consegnare il destino della “loro creatura” all’esperienza e all’abilità del guardiacaccia.

Quella di Christian è, probabilmente, un’impresa ancor più significativa di ciò che ha rappresentato il lavoro dei coniugi Adamson. A differenza di Elsa, la quale, benché cresciuta con gli uomini in cattività, ha respirato sin dal primo giorno l’aria africana trovandosi nel bel mezzo della savana, Christian è nato in uno zoo di Londra, è stato trasferito in un grande magazzino in attesa di essere venduto ed è successivamente cresciuto in un appartamento londinese al fianco di due giovani ragazzi di città.

La capacità di successo nel tentativo di adattarlo completamente a una vita per lui ignara, ma forse celata dentro la sua più innata indole da predatore, è stata legata sin dall’inizio alla rapidità con la quale i suoi istinti, fino ad allora tenuti nascosti, si sono risvegliati improvvisamente quando il leone ha raggiunto l’Africa.

E proprio nel momento in cui si è trovato di fronte Boy, il leone adulto più forte e più vecchio di lui, la reazione istintiva di sottomissione, che normalmente in natura gli animali di un branco adottano, ha dimostrato che gli istinti naturali del re della savana erano ancora vividi dentro di lui, in attesa solo di potersi manifestare.

George Adamson, nato agli inizi del ‘900 in India, recatosi sin da giovane in Africa, viene nominato capo guardiacaccia all’età di 32 anni dal Dipartimento naturale del Kenya dove incontra colei che diverrà presto sua moglie, Joy, e con la quale inizierà una vita che può essere definita una missione.

La loro innata vocazione nel rimettere in libertà animali nati in cattività va probabilmente ricercata nel loro stesso indomito desiderio di abbandonare la civilizzazione e il caos del mondo moderno per la pace e il senso di libertà che solo gli spazi sconfinati, le distese erbose, le savane sterminate e le migliaia di creature che popolano il continente africano sono stati in grado di regalargli.

Nel 1989, viene annunciata la triste notizia della morte di George, barbaramente assassinato da banditi armati somali, nove anni dopo la morte di Joy, anch’essa uccisa per mano di coloro che, ostacolati dalla lotta contro lo sfruttamento e l’indiscriminazione degli animali selvaggi da parte degli stessi coniugi, hanno messo a tacere per sempre due voci, due anime che, tuttavia, sono ancora ben impresse in noi e non verranno certo mai dimenticate.

Recensione scritta da Margherita Acs

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