Recensione Libro Perché essere felice quanto puoi essere normale?

La parte mancante, il passato mancante, può rappresentare un’apertura, non un vuoto. Può essere un’entrata come pure un’uscita. È la documentazione fossile, l’impronta di un’altra vita, e anche se non potrai mai viverla, le tue dita tracciano i contorni dello spazio dove avrebbe potuto essere, e imparano un alfabeto Braille.
Recensione Libro Perché essere felice quanto puoi essere normale?

Prezzo: € 9,50

Di cosa parla Perché essere felice quanto puoi essere normale? di Jeanette Winterson

Perché essere felice quanto puoi essere normale? di Jeanette Winterson è una sorta di prosecuzione del libro Non ci sono solo le arance, che la stessa autrice cita più volte in quest’autobiografia passionale ed emozionante. Non è necessario aver letto prima l’altro, ma se vi piacerà questo vi verrà naturale procedere all’indietro.

Questo libro ci dà l’opportunità di guardare all’interno dell’esistenza della scrittrice con una sorta di lente d’ingrandimento che ci fa mettere a fuoco i risvolti importanti della sua vita. La normalità di cui parla la Winterson può essere un bene o un male a seconda dello sguardo e dell’interpretazione che si dà e che imparerete a conoscere durante la lettura.

La quotidianità della protagonista del libro non ha quasi nulla di normale, Jeanette è un’adolescente che ha una storia alle spalle ingombrante, una famiglia adottiva fuori dagli schemi e la voglia irrefrenabile di stare con la ragazza che sente di amare.

Sua madre adottiva è una donna fredda, che non ammette repliche, con cui non si può parlare, una persona che sembra assente, fossilizzata in un tempo anni luce lontano da quello in cui vive. È descritta in modo spietata, quasi ci fosse odio da parte di Jeanette nei suoi confronti, ma poi continuando a imbatterci nei pensieri strani della madre, nel suo modo di rapportarsi al mondo, capiremo che è una donna che cerca semplicemente di colmare la sua solitudine e le tante insoddisfazione.

Attorno a questa figura emblematica vorticano le vicende di Jeanette, ragazza incompresa che decide di seguire il proprio istinto per approdare a un’isola felice, distante da quella madre a cui ha cercato di spiegare le sue ragioni, di farle capire l’importanza di sentirsi realizzata, ma da cui ha ricevuto quest’unica risposta/domanda: Perché essere felice quando puoi essere normale?

Tra un padre violento e una madre indifferente a ciò che conta davvero, Jeanette deve cercare di trovare ciò di cui sente la mancanza e spesso lo fa cercando se stessa all’interno dei libri che legge e delle storie che ascolta. La ragazza deve affermare la propria omosessualità, trovare la sua collocazione in una difficile realtà e deve fare tutto questo da sola. “Davo la caccia all’amore, intrappolavo l’amore, perdevo l’amore, agognavo l’amore…”

Questo libro ci induce a compiere un viaggio all’interno del dolore di un’adolescente che ha dovuto lottare per non soccombere al vuoto, fino a che non è diventata una donna certa dei propri sentimenti pur conoscendo le proprie fragilità.

Ciò che lascia il segno in questo libro dal titolo ironico ed esplicativo, sono le tante belle frasi, frutto di riflessioni realistiche e poetiche della scrittrice. Ciò che ho apprezzato tanto, nonostante non ami le autobiografie, è stata la capacità dell’autrice di spiegare l’amore per la vita attraverso i libri, stimolo continuo per Jeanette Winterson che nelle pagine dei romanzi trova conforto e compagnia, ma anche risposte concrete.

Tra i tanti ricordi narrati, tra le poche alternative da prendere che riguardano la sua omosessualità e la sua esigenza di poter amare liberamente, tra frasi da sottolineare e pensieri scaturiti da alcuni passaggi del libro Perché essere felice quanto puoi essere normale? il lettore imparerà qualcosa in più della società e di chi è costretto a scegliere ciò che dovrebbe essere naturale vivere.

Concludo la recensione di questo libro da leggere per l’apertura mentale che dona, riportando una frase di Jaenette Winterson: “Quando scriviamo offriamo una storia e un silenzio. Le parole sono la parte del silenzio che può essere espressa.”

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