Recensione libro Il mondo deve sapere

Ho aperto la porta del piano terra e mi ha assalito, dal secondo piano, un suono assimilabile a un martello pneumatico dentro una scatola di latta. Deh, oggi non si telefona, ho pensato. Perchè con i muratori di fianco, chi mai mi sentirà? Non erano i muratori. Era il Kirby.
Recensione libro Il mondo deve sapere

Prezzo: € 9,00

Di cosa parla Il mondo deve sapere di Michela Murgia

Michela Murgia nel libro Il mondo deve sapere racconta la storia di Camilla, una ragazza laureata che trova impiego presso il call-center di un’azienda che vende un elettrodomestico porta a porta. L’azienda in questione è la Kirby, con la quale buona parte degli italiani ha avuto a che fare nella fase di disperata ricerca di primo impiego.

Camilla parla della sua esperienza come telefonista con tono esilarante, offrendo una versione del precariato vista dall’interno. Questo libro ha nel punto d’osservazione una delle sue carte vincenti: mentre tutti parlano di quello che vogliono, credono e desiderano i lavoratori precari senza aver mai provato sulla propria pelle essere precario, la Murgia racconta storie di vita vissuta.

In Il mondo deve sapere si evince che il problema di questo tipo di lavoro non è solo il famigerato co.co.pro che come dice l’autrice, ad un certo punto diventa un’ancora di salvezza, perché sai che lo schifo di lavoro che fai prima o poi finirà, ma la politica sottile e manipolatrice di un’intera struttura lavorativa.

Nel call-center della Kirby (ma non è solo qui che funziona così) tutto è organizzato in modo da fare sentire le telefoniste delle fallite sul piano sociale se non riescono a raggiungere gli obiettivi fissati dalla proprietà. Un gioco psicologico che, se non raccontato con l’ironia, svela scenari davvero raccapriccianti.

Ed ecco spiegata la devozione delle ragazze all’oggetto Kirby: un aggeggio rumoroso, difficile da manovrare e, soprattutto costosissimo. Ma guai a chiamarlo elettrodomestico, perché il Kirby è uno status symbol, un piede di porco indispensabile alle casalinghe per scardinare la monotonia delle giornate passate in casa a rassettare.

Camilla racconta i rapporti con superiori e colleghi, le lezioncine motivazionali e le esilaranti tipologie di telefonate alla quale in trenta giorni di lavoro, ha dovuto fare l’abitudine. La sua attività di telefonista le permette anche di individuare i diversi target di casalinghe che rispondono al telefono, e che si trovano investite da una serie infinita di frasi studiate nei minimi particolari per costringerle ad accettare in casa il consulente, che mostrerà le incredibili funzioni dell’elettrodomestico.

Scritti sulle pagine di un blog, i racconti sull’avventura lavorativa di Michela Murgia, sono stati poi raccolti nel libro Il mondo deve sapere, dal quale sono stati tratti un’opera teatrale per la regia di David Emmer, e il fortunato film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti.

La Murgia, grazie ad un senso dell’ironia probabilmente innato, riesce a coinvolgere il lettore, facendolo rivedere sia nel malcapitato di turno costretto a rispondere al telefono dopo la prima forchettata dell’agognato pranzo, sia nella povera telefonista, costretta a mentire anche a se stessa per trovare “la giusta motivazione”, e non diventare una misera perdente.

Il mondo deve sapere è uno spaccato reale, per niente esagerato, scritto molto bene, che dovrebbe far riflettere su alcune pressioni psicologiche in ambienti lavorativi dove, contando sulla necessità di conservare il posto di lavoro, si consuma una nuova forma di mobbing.

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