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Recensione libro “Se questo è un uomo”

Recensione libro “Se questo è un uomo”

Citazione
“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.”


Prezzo: € 10,50

Di cosa parla “Se questo è un uomo” di Primo Levi

“Se questo è un uomo” di Primo Levi è il romanzo in cui l’autore racconta la sua esperienza nei campi di concentramento, durante la Seconda Guerra Mondiale. Sottratto alla sua vita quotidiana, Primo Levi viene condotto in questo luogo di morte, costruito per annientare la dignità umana.

Il lager nazista è pensato appositamente per trasformare gli uomini in vere e proprie bestie, costretti a lottare gli uni contro gli altri per la sopravvivenza. I suoi abitanti sono obbligati ai lavori forzati, denutriti e privati persino del nome, spogliati di qualsiasi bene e divisi dalle proprie famiglie.

La vita nel lager è descritta come una realtà incredibilmente alienante, in cui gli uomini e le donne subivano ogni tipo di sopruso. Torturati, costretti a soffrire ogni tipo di dolore, da quello fisico a quello mentale e morale, sempre più massacrante, le persone si trascinano nel campo di concentramento fino a non provare più emozioni.

E’ così che l’autore di “Se questo è un uomo” descrive il proprio tempo trascorso nei lager. Il romanzo è estremamente toccante, perché al di là delle crude descrizioni di ciò che ha visto accadere ai propri compagni di sventura, al sangue versato, ai bisogni primari insoddisfatti, l’autore racconta di una coscienza che cerca di reagire.

Primo Levi racconta di come, in un luogo in cui la morte era una compagna di viaggio quasi desiderata, per quanto tremende erano le condizioni di vita, scopre un’incredibile forza che smuove una passione naturale e pura per la vita.

Il coraggio, la necessità di non lasciarsi andare, un amore celato dalla sofferenza, ma pur sempre esistente, lo hanno indotto istintivamente a reagire, e questa reazione ha trovato significato nella scrittura, in parole da nascondere perché, nel campo, non era concesso neppure scrivere.

Primo Levi oltre a raccontarsi, cerca di dare una spiegazione, una parvenza di ragionamento per trovare la causa che ha spinto degli essere umani ad annullare la personalità, l’individualità e l’esistenza dei loro simili.

Nonostante la brutalità, dietro quest’azione violenta che priva lentamente della vita un altro individuo, non ci sono animali domati soltanto dall’istinto, ma un uomini, persona qualunque, di quelle che s’incontrano per strada o al lavoro.

Non c’è nessuna forma di normalità dietro il dolore gratuito che viene inflitto, ed è questo il male radicale, quello perverso, che non può essere spiegato né gestito, ma che in qualche modo deve essere contenuto dentro il petto di chi ha subito l’esproprio della propria anima.

E quando il protagonista di “Se questo è un uomo” riesce a sopravvivere e ad uscire da Auschwitz con le proprie gambe, non riesce a lasciare la propria sofferenza dietro il filo spinato del campo di concentramento, ma se lo porta addosso, oltre, per tutto il tempo che gli resta da vivere.

Lo stile di Primo Levi è asciutto, descrittivo, molto diretto, tipico di chi ha la necessità di far arrivare immediatamente un concetto ai suoi lettori. E il pensiero di quest’uomo sopravvissuto alla più grande sciagura della storia d’Europa, resta impresso negli occhi e nel cuore di chiunque legge questo libro.

Chi è Primo Levi

Primo Levi è nato a Torino nel 1919. Le esperienze vissute in seguito al suo trasferimento, nel 1944, nel campo di sterminio di Auschwitz, saranno raccontata in diverse opere, ma è in “Se questo è un uomo” che si comprende a pieno la tragicità degli eventi.

Primo Levi ha lavorato per molti anni come chimico, affiancando al mestiere la sua passione per la scrittura. Dopo “Se questo è un uomo” pubblica “La tregua”, con il quale vince il Premio Campiello nel 1963, e in cui racconta il viaggio del suo ritorno a casa da Auschwitz, attraverso un’Europa devastata. Da questo libro è stato tratto l’omonimo film di Francesco Rosi, con John Turturro.

Nello stesso anno del pensionamento (1975) pubblica una raccolta di racconti intitolata “Il sistema periodico”. Nel ’78 pubblica “La chiave a stella”, premiato con il Premio Strega: un omaggio alla creatività degli italiani nell’ambiente di lavoro.

La sua produzione letteraria si chiude con due opere che affrontano ancora una volta la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto, segno evidente che gli anni di Auschwitz, lo hanno segnato profondamente. Si tratta di “Se non ora, quando?”, avventure di un gruppo di partigiani e della loro lotta, e di “I sommersi e i salvati”, una dolorosa ricerca di un perché agli atteggiamenti delle persone nel lager.

Primo Levi fu trovato morto nel 1987, in fondo alle scale di casa sua. Qualcuno parla di suicidio, altri di una caduta accidentale.

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