Di cosa parla “Siddharta” di Hermann Hesse

“Siddharta” di Hermann Hesse, opera storicamente rilevante nella letteratura mondiale del Novecento, è un romanzo che parla della ricerca di qualcosa che sembra essere fuori, ma alla fine alberga dentro di noi.

Siddharta è un ragazzo indiano che ha bisogno di trovare la sua strada e si incammina nell’India del VI secolo assieme al suo amico Govinda.

Iniziano così il loro percorso, e durante il viaggio incontrano i Samara, che sono degli uomini che riescono a vivere con poco e si immedesimano in tutto ciò che gli sta intorno. Dopo aver condiviso con loro questa esperienza mistica, si dirigono verso il Buddha Gotama. Sarà in seguito a questo incontro che Govinda decide di non proseguire con Siddharta il loro cammino e si aggrega alla setta.

Siddharta prosegue da solo per la sua strada e subito incontra Kamala, da cui imparerà l’arte dell’amore, ma anche i modi per guadagnare e divertirsi.

Inizia proprio a questo punto il processo di conoscenza di se stesso, poiché il giovane si lascia andare alle pulsioni, ai desideri e alle debolezze tipiche degli uomini, cosa che fino ad allora non aveva fatto, anzi aveva considerato come atteggiamenti negativi da evitare, peccati di cui non sporcarsi.

Il senso di colpa e la consapevolezza di essere incappato in uno sbaglio, conducono Siddharta alla fuga, lasciando la sua amata che avrà un figlio da lui che dovrà accudire da sola.
La messa in discussione e l’analisi della propria vita, portano come conseguenza in Siddharta, la necessità di una redenzione, una sorta di purificazione che il ragazzo vorrebbe ottenere tramite il suicidio.

Ma la vita sembra dargli un’altra possibilità, o per lo meno un segnale che distoglie il suo pensiero dall’idea che aveva di morte, quando incontra nuovamente il suo vecchio amico Govinda a distanza di anni e lì, sulle sponde di un fiume dove tutto sembrava volgere al termine, Siddharta ritrova il desiderio di ricominciare.

A quel punto si imbatte in un barcaiolo che insegna al ragazzo l’essenza dell’acqua, mostrandogli il proprio spirito, come se il fiume fosse un’entità viva.

Sono molti ancora gli incontri da cui Siddharta dovrà trarre insegnamenti, sono altrettanti i ricordi che pulsando nelle tempie gli renderanno immagini apparentemente dimenticate, che lo condurranno al suo passato, al suo rapporto conflittuale con il padre, e sono ancora tante le cose da comprendere, su cui riflettere.

Lo scrittore tedesco Hermann Hesse in “Siddharta” vuole esprimere la necessità di conoscenza del mondo circostante e soprattutto di quello interiore attraverso un percorso spirituale e fisico che conduce a se stessi. Vuole mettere in luce l’essenza del peccato che si nasconde in ogni uomo, anche quello che appare saggio e puro, ma Hesse vuole, soprattutto, mostrare quante alternative e possibilità ha ognuno di noi per trovare la redenzione e una pace interiore che non sia solo fittizia.
E questo può avvenire solo grazie alla conoscenza, alla messa in discussione e alle esperienze che arricchiscono ogni essere umano.