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Alle porte della notte di Paolo Roversi: recensione libro

Una colonna di fumo sale da un'auto in fiamme, un autobus di traverso in mezzo alla piazza, una vettura schiantata contro la colonna del leone. Una scena che a Milano si è vista poche volte.
Tavino
Alle porte della notte di Paolo Roversi: recensione libro

Prezzo: € 17,00

Trama, recensione e commento libro Alle porte della notte di Paolo Roversi

Dal 5 settembre, atteso con ansia come ogni nuovo figlio anche dall’autore Paolo Roversi, è in tutte le librerie Alle porte della notte. Un thriller meneghino pubblicato da Marsilio (256 pagine 17 euro), che rimetta in azione vecchie conoscenze dei lettori.

Emilio Radeschi e il vice questore Loris Sebastiani si possono considerare dei buoni amici per tutti i fan dello scrittore, sceneggiatore e giornalista di natali mantovani (Suzzara) e presente milanese.

Sotto la Madunina, il trentaquattrenne e premiato pluriautore di noir coltiva la passione delle passioni: visionare all’infinito serie televisive e all’occorrenza scriverne di nuove.

In una copertina particolarmente riuscita (per i disegni degli ottimi Ale+Ale, Alessandro Lecis e Alessandra Panzeri, illustratori di gran parte delle cover Marsilio) Radeschi inforca il Giallone, il vespino d’annata, 1974, sul quale circola.

Trama libro Alle porte della notte

Il cronista e hacker informatico, scombinato, sciatterello, anticonformista ma estremamente logico e capace, arriva dalla Bassa, da un paese che esiste solo nella fantasia di Paolo, Capo di Ponte Emilia.

Affronta e risolve casi di nera, in coppia affiatata, oltre che con brave ragazze del tipo bella-con-cervello, con un dirigente della Polizia di Stato che sembra uscito da una fiction. Dopotutto, i romanzi di Roversi non sono altro.

Si tratta del vice questore Sebastiani, espressione accigliata, sguardo severo, un sigaro spento in bocca che tormenta con noncuranza. Spesso sfoggia un giaccone nero alla Serpico, lungo fino alle ginocchia.

Emilio è un bel ragazzo, pieno di capelli e confusione in testa, Loris un piacente quarantenne brizzolato, a suo agio con i vini buoni e ancora di più con le belle donne. Indossa giacca e cravatta come una divisa e non detesta affatto le armi, tutt’altro, vanta pure una gran mira, spara da dio.

I romanzi della serie Radeschi-Sebastiani sono sette con questo Alle porte della notte, ma l’autore assicura che possono essere letti in ordine sparso, senza tenere conto della sequenza d’uscita, perché i casi trattati hanno senso compiuto, nascono e muoiono ad ogni fine episodio.

In questo, la gioielleria Della Robbia è un posto di classe, nel quadrilatero di lusso a Milano, all’angolo tra via Montenapoleone e via Verri. Si respira un’aria ovattata, l’ambiente è elegante, come piace alla clientela selezionata, ma una mattina di fine dicembre le cose non vanno come al solito.

La manovra

Due signori – sembravano tanto distinti, ben vestiti, modi garbati – all’improvviso hanno estratto una pistola, minacciando il personale e cominciando ad infilare preziosi in un sacco nero.

Sono senza dubbio italiani e si chiamavano coi nomi di due mesi, luglio e novembre, dice la commessa Noemi, con cui si sono fatti scudo per uscire dal negozio una volta lanciato l’allarme.

Seconda parte trama

Mancano quattro giorni a Capodanno, è presto per fare i botti, non per Stefano Della Robbia quando è a rischio l’attività ereditata dal padre. È stato il proprietario a chiamare le forze dell’ordine, notando attraverso la vetrina qualcosa di decisamente sbagliato, di ritorno dal bar.

I Carabinieri sono arrivati in quattro minuti, due motociclisti che hanno raggiunto i banditi, lasciati a piedi dalla fuga del complice con l’auto. Noemi è in ostaggio ma in un parapiglia si divincola e sottrae. Ladri e Caramba sparano, ma i due “mesi” riescono ad allontanarsi, dopo aver sequestrato un furgoncino, lasciandosi dietro un groviglio di auto private e mezzi pubblici sforacchiati dai colpi di pistola.

Intanto, ad Emilio non va affatto a genio il casino in cui lo ha cacciato il Danese (ma è greco). Fatto sta che quello è un amico, anche se un tantino delinquente. Ha guadagnato il soprannome aprendo un chiosco di pizze nel quartiere di Copenaghen dov’è ammessa la vendita di droghe leggere.

Conclusione trama

Con spirito fraterno, Radeschi ha dovuto seguirlo in un Autogrill anni ’70, a Novara Est. L’ellenico è armato ed ha con sé un borsone da tennis bello gonfio. Serve per pagare un riscatto a una banda di ucraini e liberare un ostaggio, il figlio di un boss di Rostov, che gestisce un locale alla barriera di Rho.

Un tipo losco, compromesso con la mafia russa, ma che sta molto a cuore a Christos.
Radeschi deve tanto al greco: gli ha procurato documenti e garantito la sopravvivenza quando aveva dovuto eclissarsi, per sfuggire ad una sentenza irrevocabile, emessa da un mammasantissima al quale aveva intralciato i piani.

È belga invece Julie de Vos, commissaria dell’Interpol, occhi verdi, capelli neri composti in uno cignon, denti bianchissimi, abito civile, un tailleur grigio. Dimostra una brillante quarantina d’anni, portati con piglio deciso. La decisione è la cifra del suo carattere, del resto.

Conducono in Belgio le tracce del colpo nella gioielleria milanese, solo che non torna niente di chiaro nelle tracce stesse: le impronte riportano ad un belga, autore di un colpo in un caveau ad Anversa, nel 2003.
Tutto sbagliato però, è straniero e pure sepolto da sedici anni in un cimitero a Bruxelles. Ucciso dai complici dopo il furto…

Recensione libro di Massimo Valenti

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