Intervista Aaronne Colagrossi per libro “Il regno degli elefanti”

Intervista Colagrossi autore del libro “Il regno degli elefanti”.
Aaronne Colagrossi
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La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Aaronne Colagrossi autore del libro “Il regno degli elefanti”

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Il regno degli elefanti”, cosa direbbe lo scrittore Aaronne Colagrossi?

È un contatto puro con la natura, nel Continente Nero. Quando ho realizzato davvero quello che stavo per fare e dove, soprattutto, in completo isolamento dalla civiltà umana, mi son detto: questa è un’avventura africana che devo vivere. Con i miei compagni di viaggio abbiamo vissuto momenti indimenticabili, nel cuore dell’atavica pianura del Delta dell’Okavango e del deserto del Kalahari.

2. Quando hai pensato di raccontare questo bellissimo viaggio che hai compiuto?

Mesi prima della partenza, in realtà. Ero già stato in Africa, in Egitto, ma non avevo mai visto la Vera Africa, quella selvaggia e primitiva capace di farti tornare indietro nel tempo. Dovevo raccontarla.

Nel gruppo era presente anche un ecologo dell’Università Federico II di Napoli, il prof. Danilo Russo, un caro amico che si occupa di pipistrelli con svariate pubblicazioni (articoli e libri), che ci avrebbe guidato da un punto di vista naturalistico. Da geologo e paleontologo conosco moltissimi aspetti dell’Africa e della sua storia naturale, tuttavia mi mancavano dei tasselli. Proprio durante il viaggio chiesi a Danilo se poteva eseguirmi l’editing scientifico del manoscritto e se gli faceva piacere scrivermi la prefazione. Danilo acconsentì con gioia, fu così che decisi in quel momento di realizzare il libro. Scrivevo sul taccuino tutte le sere o nei momenti di pausa, non è stato facile, ma sono riuscito nell’impresa.

3. Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Che la natura pura è bellissima e bisogna preservarla il più possibile. Siamo forse l’ultima generazione a vedere gli elefanti nel loro ambiente naturale, come tante altre specie. È una cosa gravissima per il genere umano, un fallimento totale e per certi aspetti irreversibile. Se solo riuscissimo a farci un po’ da parte, forse sarebbe davvero un mondo migliore.

4. C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Direi di no, è il diario di viaggio completo della nostra avventura, includendo anche le fotografie presenti sia sull’edizione cartacea che Kindle. Avrei voluto certamente passare altro tempo nel Delta dell’Okavango. Tre anni dopo ci sono tornato durante la realizzazione del libro “Dove le Rocce parlano al Cuore”, però vi posso assicurare che crea dipendenza quel posto: è davvero magico.

Seconda parte intervista

5. Se Aaronne Colagrossi dovesse utilizzare tre aggettivi per definire “Il regno degli elefanti”, quali userebbe?

Primitivo, enigmatico, strabiliante.

6. Cosa hai pensato e provato quando hai messo il punto a questa storia?

In realtà ero ancora in pieno Mal d’Africa quando ho completato la prima bozza. Ricordo che è durato mesi. In molti mi hanno scritto di aver percepito quella sensazione, forse sono riuscito a trasmetterla attraverso le mie parole, spero.

7. Ci racconti l’incontro più emozionante che hai fatto durante questa spedizione?

Ricordo il mio primo elefante africano come fosse ora, in un’immagine stampata a fuoco nel mio cervello, è stato in quel momento che ho deciso il titolo del libro.
Il gigantesco animale pascolava al limitare della riva del fiume, noi abbiamo approcciato dall’acqua a bordo della nostra imbarcazione fluviale. Il contrasto era nettissimo, l’erba verde brillante, l’acqua azzurra, l’elefante di un grigio granitico. Era una scena talmente incredibile che sembrava un’antica leggenda. Poi la grande creatura si è voltata verso di noi, il barrito era profondo, gutturale. Il pachiderma scosse l’enorme testa, rilasciando una nube di polvere rossa, si stava innervosendo e noi eravamo troppo vicini. Gli occhi erano gialli e scuri, come bottoni enormi, mentre ci scrutava nervoso.

8. C’è stato un momento in cui hai avuto paura?

Una sola volta. Eravamo sulla nostra imbarcazione, quando incontriamo un branco di ippopotami in un’insenatura fluviale. La nostra guida ha immediatamente rallentato. I maschi capibranco sono enormi, velocissimi ed estremamente aggressivi. Noi eravamo noncuranti e continuavamo a scattare fotografie come se non ci fosse un domani, soprattutto per la fatidica cattura dell’ippopotamo anfibio mentre “sbadiglia”, mostrando i denti affilatissimi lunghi anche un metro. Poi il maschio parte alla carica: ha percorso i quindici metri che ci separavano dal branco in meno di due secondi. Quando nuotano, gli ippopotami sono rapidissimi, nonostante la stazza. La nostra guida ha dato tutto gas, mentre l’elica del nostro 115 cavalli mordeva avidamente l’acqua nella fuga. Io ero a poppa e vedevo l’enorme testa affiorare sotto il pelo dell’acqua, mentre ci inseguiva. È stata una scena pazzesca. Gli ippopotami fanno più vittime di elefanti e coccodrilli messi insieme, in Africa. Sono pericolosissimi.

9. Perché credi si debba leggere il tuo romanzo?

Credo che in una qualche maniera si possa imparare da un libro come questo, nel senso generale del termine. Da un punto di vista scientifico è completo e curato, ma il testo è scritto in una tecnica romanzata che ne alleggerisce i contenuti, rendendolo fruibile anche per i non addetti ai lavori. Ho cercato di mirare al grande pubblico. Sinora è piaciuto a tantissime persone e conta parecchie recensioni positive.

10. Tra i tanti viaggi compiuti e di cui hai parlato nei tuoi diari di viaggio, quale è stato il più coinvolgente?

Dei quattro diari che ho scritto, quelli africani mi hanno emotivamente coinvolto, fortemente oserei dire. Anche adesso, mentre scrivo, mi viene la pelle d’oca al solo parlare di Africa. Non so è una terra speciale, forse nel nostro subconscio sappiamo che è la nostra “casa” spirituale. Da un punto di vista evolutivo noi proveniamo da quelle grandi pianure sconfinate e ricche di vita primordiale, e lo sentiamo.

11. Quale sarà la tua prossima tappa?

Dipenderà molto dalla situazione Covid; ad ogni modo sto progettando di scrivere due nuovi reportage e due nuovi romanzi per il 2022. Per i reportage ci sono in ballo diverse destinazioni oltre oceano.

12. Tra la fotografia e la scrittura c’è una passione predominante in Aaronne Colagrossi?

La scrittura certamente predomina. La fotografia è al secondo posto.

13. Cosa pensi si possa e debba fare per salvaguardare la natura e gli animali che hai osservato durante le tue spedizioni?

È una domanda da un milione di dollari. Michael Crichton affermava che noi non comprenderemo mai geologicamente il Pianeta su cui viviamo, per via dei suoi ritmi lenti, su scala di milioni, anzi di miliardi di anni. Ed è proprio per questo che lui riteneva non fosse la Terra in pericolo, ma noi umani, con la nostra autodistruzione irreversibile.

Probabilmente è vero, ma è anche vero che con il nostro processo autodistruttivo, ormai palese e sotto gli occhi di tutti, stiamo trascinando decine e decine di specie animali e vegetali, in questo vortice in cui annaspiamo, quasi soffocati. Cosa possiamo fare? Non lo so, si parla di fare tante cose, ma ne siamo capaci? La politica mondiale è davvero capace di cambiare le abitudini di miliardi di persone?
Io sono ottimista, ma sarà davvero dura…

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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