Anche la notte ha i suoi colori
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Da molto lontano di Roberto Costantini: recensione libro

Parcheggiai e scesi dal Duetto. Feci per avvicinarmi ma il colosso mi bloccò con la mano grossa come una pala. «Lei chi è?». «Commissario Michele Balistreri». «Tutto a posto Biondo, è un poliziotto».
Da molto lontano di Roberto Costantini: recensione libro

Prezzo: € 19,90

Trama, recensione e commento libro Da molto lontano di Roberto Costantini

Che bravo l’ingner Roberto Costantini. Col nuovo romanzo Da molto lontano (Marsilio, novembre 2018, 602 pagine 19,90 euro), salgono a sei quelli del commissario Balistreri. Lui, l’eroe tutto macchie ma senza troppe paure, alla faccia dei nemici seminati dietro di sé nella lunga carriera in polizia.

Considerati i cinque titoli precedenti, più i 68 anni dalla nascita e i quattro decenni del dottor Michele Balistreri alle dipendenze del Ministero dell’Interno, non dovrebbero essere pochi gli scheletri nell’armadio dell’attuale pensionato della Polizia di Stato.

Uno indossa la camicia nera o grevi simboli simili, perché da giovane Michele ha militato in gruppi di estrema destra. Qualche altro risale alla Libia, dove ha vissuto fino all’adolescenza avanzata. E c’è poi un lungo sentiero lastricato di cuori femminili infranti, visto che ha sempre riscosso un certo interesse tra le donne, pur non garantendo loro niente più della sua corteccia dura e di una franchezza disincantata, che raffreddava aspettative di stabilità sentimentale.

Insomma, Balistreri non è quello che si dice un pezzo di pane o un ligio servitore dello Stato e basta. Ma pur essendo un cinico solitario è uno dei “personaggi più riusciti del poliziesco moderno” e se lo dicono quelli del The Independent c’è da pensare che sia assolutamente vero.

Trama libro Da molto lontano

Michelino, Mike, Africa, com’è stato variamente chiamato, non si piace affatto e non assolve i suoi difetti, che odia, ma da cui non si affranca, continuando a bere superalcolici, mandati giù tra nuvole di tossiche sigarette francesi.

La chiamata del bravo ispettore Capuzzo lo scuote dal sonno – conciliato da dosi massicce di Tavor – in una delle notti magiche di Italia 90. Sono in corso i mondiali di calcio, i ragazzi di Azeglio Vicini vanno in campo e in televisione, gli italiani e le italiane sciamano in strada a strombazzare dopo ogni vittoria, a suon di reti di Totò Schillaci, il centravanti juventino con gli occhi spiritati dopo ogni gol.

L’ispettore lo informa della scomparsa del figlio di un onnipotente palazzinaro, imprenditore anche nel ramo della comunicazione, della stampa scritta e delle televisioni. Dietro questi Petruzzi c’è dell’ombra: donne fatali disposte a tutto, congreghe occulte, ricchi che vogliono diventare ancora più ricchi, un giro di società, fideiussioni, con l’aggiunta di 10 miliardi di vecchie lire in una valigetta che appare e scompare.

Trent’anni fa, il mondo stava cambiando rapidamente e a Balistreri il nuovo ha fatto sempre paura: l’architettura minimalista, gli open space, la tecnologia che avanza i computer, anche portatili, i primi telefonini, che non erano affatto “ini”.

Mia Signora

Fuga o rapimento questo Petruzzi figlio?

Seconda parte trama Da molto lontano di Roberto Costantini

Parco regionale dei Monti Lattari, Campania. In una zona sperduta un pastore trova due corpi. Sono in cattive condizioni. Volpi, cinghiali, topi, pioggia e vento hanno fatto la loro, ma sulle vittime hanno infierito soprattutto mostri umani. A terra: un uomo e una donna, Berto Petruzzi e Penny, una ragazza a lui vicina ma vicina anche ad un camorrista.

Come d’abitudine, i romanzi di Costantini hanno un prima e un dopo distanti poco meno di trent’anni. Dal Mundial ‘90 si passa a fine 2017, Balistreri è pensionato, ha una compagna, Bianca e una figlia, Linda. Ha quasi fatto pace col ricordo della mamma. Del resto, la memoria è diventata un problema per l’ex capo della Omicidi romana. Amnesia retrograda, dal passato affiorano solo frammenti e per lui è quasi impossibile ricostruirli.

Una lettera anonima al Messaggero avverte che Umberto e Penny riposano sotto terra nella villa Petruzzi, ora donata al Comune. In effetti, nel giardino qualcuno ha posizionato due manichini, un uomo in smoking e una donna in abito da sposa.

A condurre le indagini è l’ex vice di Michele, Graziano Corvu, che fa molto affidamento sulle capacità di Balistreri. Lo ritiene ancora l’uomo convinto di migliorare il mondo affibbiando ai colpevoli la giusta punizione, sebbene per quanti ne abbia puniti il mondo non sia poi diventato migliore.

Dalla galera è uscito da poco Sabatino Merola, l’uomo di camorra che sospettavano autore del duplice omicidio di 28 anni prima, ma che in carcere c’è stato per tutt’altro episodio.

Le sagome dei due manichini presentano la riproduzione negli esatti macabri particolari delle orrende ferite inflitte ai corpi trovati sui Lattari, con tanto di imitazione delle lettere “U” e “P” incise sul cuore intagliato con un coltello sui crani rasati.

Conclusione Da molto lontano

Questa messinscena è opera di Merola, che ha voluto richiamare l’attenzione dell’ex commissario Balistreri, al quale si rivolge per riuscire a trovare il colpevole di quel massacro.

Allo stesso scopo, contatta una giornalista, proprio Linda, perché i ricordi di Michele sono labili e lei può aiutare entrambi a tirar fuori un pezzo di verità ciascuno. Mettendo insieme quello che sapeva il poliziotto e quello che sa Merola si potrebbe arrivare alla soluzione. In cambio, lei sarebbe la prima giornalista a poterla rivelare: uno scoop sul vecchio caso irrisolto.

Resta però la preoccupazione per la memoria del commissario in pensione. La giovane neurologa che lo ha in cura elabora una diagnosi particolare: sostiene che quando Balistreri si cala nella modalità poliziotto la sua amnesia tende a rallentare e a regredire. Questo l’aiuterà nell’occasione, ma risveglierà anche ricordi personali per niente piacevoli.

Recensione libro di Massimo Valenti

 

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