Kant a Reggio
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Dove non splendi di Lorenzo Mele: recensione libro

Mi basta credere che esisti per farti carne e ossa qui davanti a me. Tu sei tutto quello che non siamo potuti essere adesso che non sei.
Tavino
Dove non splendi di Lorenzo Mele: recensione libro

Prezzo: € 9,90

Trama, recensione e commento libro Dove non splendi di Lorenzo Mele

Lo scrittore Lorenzo Mele nel libro Dove non splendi racconta tutto se stesso. Il vuoto interiore lasciato da persone che fanno parte della tua vita ma poi ti lasciano. Persone che tornano ma solo per andarsene in modo ancora più definitivo, se possibile.

Dove non splendi è una raccolta di poesie molto intense, in cui risalta il dolore, la delusione e la rottura che l’abbandono porta.

Lorenzo Mele aveva già pubblicato Tu mi abbandoni e con quel libro pensava di aver chiuso fuori da se stesso le fratture e fragilità causate da un dolore immenso.

Ha poi sentito l’esigenza di continuare ad affrontare i suoi demoni, di andare ancora più a fondo, nel suo cuore, nella sua anima. Forse alla ricerca di risposte, forse alla ricerca di serenità, il poeta è riuscito a scrivere parole che toccano il lettore.

La manovra

La sua storia diventa tangibile, le sue emozioni si possono sfiorare, i suoi pensieri quasi vedere.
Le sue ferite sono squarci, ma per quanto il protagonista di questo dolore sia segnato, c’è anche tanta speranza e voglia di rinascita.

Dalle parole di Lorenzo Mele trasuda sincerità, lealtà verso i propri sentimenti. Si percepisce la sua attesa, il suo non accettare e soprattutto la voglia di trovare un po’ di pace, di serenità e di gioia.

La privazione che l’uomo ha subito viene affrontata con coraggio, commuove, sprona e alla fine diventa sopportabile. La scrittura è sicuramente per Lorenzo Mele il veicolo per giungere su un’isola dove si pensava ci fosse solo mare e poi su una terra sicura, accogliente. Insomma la scrittura ancora una volta può essere interpretata come il mezzo usato per salvare la propria anima.

“Non so cosa mi prende
ma sento la gioia potente
di un bambino invadermi l’aorta,
come fosse la fine di un’ombra,
il solenne schiudersi di una porta.”

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