Recensione Libro Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud

Citazione “Non potevano fare altro che starsene seduti, il più immobili possibile, per evitare che la pelle entrasse in contatto con la stoffa bagnata. Ma starsene seduti immobili in una barca lunga sei metri e mezzo con il mare grosso può davvero essere un’impresa difficile!”
Endurance di Lansing
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Di cosa parla Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud di Alfred Lansing

Il romanzo Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud di Alfred Lansing ha davvero dell’incredibile. Descrive, infatti, una delle imprese più grandi della storia dell’uomo, un viaggio senza limiti, ai confini delle possibilità umane, del coraggio, della determinazione che solo pochi possiedono e sono in grado di dimostrare.

È il 1 agosto 1914, tre anni dopo che il norvegese Amundsen ha toccato per primo il Polo Sud, quando ventisette uomini lasciano il porto di Londra alla volta dell’Antartide con lo scopo di attraversare il continente da Oriente a Occidente.

Il capo della spedizione, Ernest Shackleton, reduce già di altre due spedizione nel continente bianco, conscio di ciò a cui va incontro, è deciso a non tirarsi indietro di fronte a quella che crede essere l’impresa della vita, la più grande, forse, più rischiosa e avventata delle precedenti.

Con la nave Endurance, un veliero a tre alberi di 320 tonnellate di stazza, naviga per mesi nell’Atlantico, giungendo al Mare di Weddel, che lambisce le coste dell’Antartide. Durante la navigazione vi è la rottura del pack e la nave resta incagliata fra enormi blocchi di ghiaccio.

Costretto alla deriva per mesi con un equipaggio che ha quasi perduto la volontà di proseguire, una volontà che ha continuato ad accompagnarlo per tutto il viaggio, Shackleton non può fare altro che dare l’agognato ordine di abbandonare la nave.

Abbattuti, impauriti, ignari del loro avvenire, gli uomini dell’Endurance mettono piede per la prima volta sul ghiaccio antartico, costretti a osservare la loro casa galleggiante che non sembra più colei che li ha guidati sin laggiù, forte e indistruttibile, accogliente e sicura, ma assume le sembianze di uno scheletro congelato, sagoma confusa, destinata solo a schiacciare sotto la pressione del pack.

Dando vita a più di un accampamento, i navigatori sono costretti a restare sul ghiaccio per i successivi quattro mesi, ma quando la primavera è alle porte, la loro “casa” ghiacciata non resiste all’innalzarsi delle temperature, e ancora una volta il destino sembra volerli combattere. Un’unica decisione spetta al capitano: raggiungere la vicina Elephant Island e chiedere soccorsi. Ma l’isola, completamente avvolta da uno strato di ghiaccio, inabitata da qualsiasi essere umano, altro non offre che un temporaneo sito di svernamento.

Shackleton deve fare i conti con se stesso e, deciso a riportare in patria tutti i suoi uomini, altro non può fare che compiere un’impresa epica, che resterà indelebile nella storia della navigazione. Accompagnato da cinque compagni fidati tra i quali Frank Worsley, comandante della nave, cala in acqua la scialuppa James Caird per compiere “l’impossibile” viaggio di 700 miglia da Elephant Island alla Georgia del Sud, attraversando lo Stretto di Drake, uno dei tratti di mare più tempestosi del pianeta, nel bel mezzo dell’inverno antartico.

Dopo quindici giorni di navigazione massacrante, nelle condizioni peggiori che un essere umano possa tollerare, la James Caird raggiunge le coste della Georgia del Sud, territorio aspro e scosceso, attraversato da montagne che toccano i 3000 metri di quota, e qui, dopo la traversata dell’isola da una parte all’altra, i membri della scialuppa ritrovano la salvezza e con essa la speranza che li aveva abbandonati sino allora.

Chiamando i fatidici soccorsi, Shackleton ritorna a Elephant Island dove ritrova ad accoglierlo tutti i ventidue uomini lasciati al loro destino quattro mesi prima.

Il nome di Shackleton e dei suoi uomini è rimasto nei libri di storia non tanto per la spedizione dell’Endurance, che tuttavia è un caposaldo della storia della navigazione, ma per quella della James Caird, una scialuppa di sei metri che ha permesso di trovare la salvezza là dove questa è solo una parola che fluttua nell’aria, in attesa si svanire così com’è apparsa.

Alfred Lansing, giornalista e saggista statunitense, descrive la vicenda dell’Endurance in maniera insuperabile, trasportando il lettore tra i flutti di quelle acque gelide, in compagnia di quei grandi navigatori, nomi che hanno impresso i libri e che mai potranno essere dimenticati.

Leggendo Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud, si apprende quanto l’uomo sia in grado di battere se stesso, le debolezze e le paure, e di quanto solo la volontà e nient’altro possa far vincere e superare qualsiasi ostacolo la vita imponga.

Recensione scritta da Margherita Acs

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Recensione scritta da

Margherita Acs

Presentazione Margherita Acs Sono biologa marina e scrittrice. Ho scritto due libri di genere fantasy, entrambi pubblicati, uno dei quali "IL CONFINE" vincitore del Premio Letterario Nazionale "Scriviamo Insieme", edizione 2015, come Miglior Romanzo Fantasy. Attualmente, sto terminando il mio terzo romanzo. Lettura e scrittura sono le mie più grandi passioni, assieme all'amore per il mare e per i gatti!

2 Comments on “Recensione Libro Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud”

  1. Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud, è un libro che racconta di quella scintilla che ha portato l’uomo a misurarsi con se stesso, quella fiamma che ci ha condotto sulla Luna e che rappresenta quanto di meglio abbia l’essere umano.Lasciamo per una volta stare la crudeltà, le guerre, le invidie e le meschinità che ci contraddistinguono, e concentriamoci per un istante sugli aspetti positivi del genere umano:l’amore per la scoperta ed il misurarsi continuamente con i propri limiti. Da leggere

  2. L’uomo è sempre stato affascinato da quelle che vengono definite “imprese impossibili”, quali sono le spedizioni in giro per il mondo, un po’ in tutte le epoche… basti pensare a Colombo e alla sua “bislacca” idea di raggiungere le Indie… forse perché in fondo siamo spinti alla ricerca di qualcosa che non conosciamo, alla soddisfazione della nostra sete di conoscenza, e al superamento dei nostri limiti.
    L’avventura di Shackleton ha molto da insegnare, ma più di tutto, leggendola, mi è balenato in mente un pensiero semplice, ma che troppo spesso non ci viene in mente… questo pensiero è NON ARRENDERSI MAI.
    Grazie Margherita per la tua preziosa recensione.

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