Trama e recensione libro “Giorni senza tempo” di Cristina Pacinotti

Citazione “La natura non è né buona né cattiva, è perfettamente indifferente, non si occupa certo di noi. Siamo noi a doverci occupare della natura.”
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“Giorni senza tempo” di Cristina Pacinotti un romanzo personale e attuale

Quando ho iniziato a leggere le prime pagine di “Giorni senza tempo” di Cristina Pacinotti mi è venuto subito un tuffo al cuore. Ho provato questa sensazione sia per il senso attuale dei suoi pensieri in piena pandemia, sia per l’immersione ricercata e viscerale dei suoi ricordi in una realtà autobiografica.

La scrittrice dà grande risalto alle vicende personali del suo passato in modo approfondito e coinvolgente.

La sua opera “Giorni senza tempo” è anche e soprattutto un inno, un tributo alla sua storia familiare e personale che si scontra con i cliché di un tempo in perenne movimento, di un tempo che vola via.
Tempo che sembra perdersi nella memoria dei ricordi affettivi ed emozionali.

Trama libro “Giorni senza tempo” di Cristina Pacinotti

“Giorni senza tempo” è un flusso di pensieri che risvegliano il passato, quei giorni ormai senza tempo che la sua (e anche nostra) memoria ha (hanno) catalogato nella suo (nostro) inconscio.
Storia privata che s’intreccia, si fonde e si confonde con la storia pubblica.

La storia pubblica è quelle ufficiale di una nazione che disunita – a livello politico, sociale, economico ed ideologico per via delle sue crisi, dei suoi drammi delle sue paure – ora finalmente si schiude alla vita.

La nazione, in questo frangente, cerca l’unione e la comunione per poter fronteggiare un contesto pandemico di portata mondiale.

Cristina Pacinotti compie continui voli pindarici: tra passato e presente, tra vissuto giornaliero e ricordi che ritornano a galla a causa di un profumo, di una sensazione, di un’emozione ecc…

Seconda parte recensione libro “Giorni senza tempo”

Parlando dei piccoli problemi personali, lei sfiora anche le grandi catastrofi mondiali.
Raccontando anche di una natura che si ribella o vuole liberarsi dell’uomo che con le sue ingiustizie e i suoi soprusi cerca continuamente di deturpare, di defraudare la sua bellezza?

L’uomo sfregia il volto della terra usando quotidianamente oggetti in plastica.
Gli oggetti di plastica usa e getta, quegli da sempre eterei per l’uomo, ora sono diventati una zavorra per l’ambiente, perché richiedono un processo lento e graduale di decomposizione prima che vengano smaltiti.

Come una novella Proust, come un Proust del nuovo millennio, l’odore della plastica dei guanti in lattice monouso usati durante il COVID-19 oggi indicano un stato asettico in cui l’uomo deve poter rifugiarsi per non essere contagiato, ma di rimando la forma dei guanti rinvia la protagonista ai ricordi della prima comunione.

Ricordi di un ordine, di un’ostia consacrata, dell’incapacità della sorella (di ventuno mesi più piccola di lei) di saper deglutire una pasticca di grandi dimensioni.
Ricordi del fare canzonatorio della scrittrice verso la sua quasi-gemella che poi le confessa il suo “trucchetto”.

Ora certamente non salirà direttamente in Paradiso, deve prima scontare imperituri giorni in Purgatorio. All’Inferno no, altrimenti l’avrebbe terrorizzata all’ennesima potenza.
E poi… ritorna la plastica, quell’odore di putredine, pestilenziale che avvertiva da piccola passando accanto al fiume Arno.

La famiglia si era stabilita a Pisa.
Quello strano odore lo avverte anche da grande. Scopre essere legato alla condizione economica della famiglia M. E poi ritorna alla mente quel luogo in cui lei e la sua famiglia andavano a trascorrere le stagioni della caccia.

La signorina Sandra M. sempre precisa, puntigliosa, impeccabile che facilmente viene corrotta, traviata dalle due piccole borghesi nelle loro scorribande, nelle loro marachelle.

Commento libro di Cristina Pacinotti

Cristina Pacinotti osa.
Lo fa compiendo un’importante sperimentazione tra il flusso dei ricordi, tra i giorni senza tempo che ormai si sono cristallizzati nella sua mente e il comportamento tenuto durante il lockdown.

La chiusura fisica che si riscontra leggendo “Giorni senza tempo” diventa apertura immaginaria e immaginifica verso altre sponde, verso altri lidi; si crea un ponte tra il passato e il presente colmabile solo riuscendo a dilatare il tempo.
Da ciò, si può ben dire… giorni senza tempo.

Leggi l’intervista a Cristina Pacinotti.

Recensione libro di Concetta Padula

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Redazione - Recensione Libro.it

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