Trama e recensione libro “Giuseppe” di Michele Comper

Citazione “Di fronte alla morte, così immensa, definitiva, assoluta, la logica della vita perde ogni significato.”
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“Giuseppe” di Michele Comper: un libro incisivo

Michele Comper incentra il suo romanzo “Giuseppe” su un unico avvenimento rilevante: la morte di Emilio per mano del protagonista. Giuseppe, un orefice sempre restio a portare un’arma con sé, ci ripensa quando il suo collaboratore viene ucciso da dei rapinatori.

L’uomo è convinto di sventare una rapina in banca, perché Emilio gli passa accanto con una pistola giocattolo.
Da questo momento inizia la non-vita per Giuseppe; un malessere interiore gli logora l’anima.

Il senso di colpa è grande e prorompente. L’uomo spera di essere assolto, cerca in tutti i modi di espiare il senso di colpa, senza però mai riuscirci.
Diventa un divo del web, si reca al funerale della vittima, vuole un processo equo, però la società in cui si vive è tutta incentrata sul mercimonio.

La Grazia Divina può cancellare il grave senso di colpa che prova?
Giuseppe non trova pace, non mangia, non beve, non dorme.
E l’amore? Può essere il miracolo che ribalta tutto?
Viene naturale chiedersi se sarà la morte a redimerlo, perché in vita non riesce.

Commento libro “Giuseppe” di Michele Comper

“Giuseppe” è un romanzo di grande introspezione psicologica, che non lascia nulla al caso. Sono evidenti i riferimenti al “Processo” di Kafka.

L’idea alla base del romanzo è molto interessante, si scava in profondità, e bisogna soffermarsi su alcuni passaggi, complessi, ma intriganti.

La scrittura di Michele Comper è fluida, non spigolosa, bella, realista e, valore aggiunto, il testo non è mai scontato.

Quarta di copertina libro

All’alba del Novecento «qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato». Com’è noto, nel volgere di un anno una giustizia folle e inafferrabile condurrà gli eventi al tragico epilogo della pena capitale e di una raccapricciante esecuzione sommaria. «Giuseppe» è la trasposizione di quella storia nell’epoca in cui l’imponente processo della morte di Dio, che il nietzschiano epitaffi o data a oltre un secolo addietro, è giunto alla dissoluzione dell’autorità e della giustizia. Narra il salto dal mondo della drammatica «Lettera al padre» a quello in cui i padri portano i jeans strappati e le scarpe da ginnastica e si muovono, ragionano e vivono come i loro figli. Nel ventunesimo secolo la tragedia dell’alter ego di Franz Kafka si capovolge: non più un innocente assassinato da una giustizia onnipotente, ma un colpevole sopraffatto dalla colpa, causa l’impotenza della giustizia e la sua impossibilità ad attendere alla propria funzione sociale: imporre all’imputato una pena, salvandolo e risparmiando alla collettività violenze e sofferenza.

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Recensione scritta da

Redazione - Recensione Libro.it

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