Gli schiavi del Duce di Chiara Pons: recensione libro

La paura per le parole che Mussolini sta per pronunciare mi inducono a scappare il più rapidamente possibile. Eppure mi accorgo di non avere la forza di compiere nemmeno un passo e per quanto l’angoscia mi stia lentamente divorando, resto immobile accanto a Massimo.
Gli schiavi del Duce di Chiara Pons: recensione libro

Prezzo: € 16,64

Trama, recensione e commento libro Gli schiavi del Duce di Chiara Pons

Gli schiavi del Duce è il primo romanzo di Chiara Pons a cui fa seguito il sequel intitolato Vera Storia di una sopravvissuta a Mauthausen.

La scrittrice con un linguaggio avvolgente ci fa immergere nella storia di Vera, una ragazza che come milioni di ebrei è costretta a sottostare alle regole del Duce.

Trama libro Gli schiavi del Duce di Chiara Pons

Gli schiavi del Duce si apre a Trieste nel 1942. Vera Bernardis è una giovane come tante, che si trova a vivere l’orrore della guerra e delle leggi razziali.

Tra la guerra che fa crollare ogni certezza con gli edifici ridotti in polvere a causa dei bombardamenti e la follia delle leggi di Mussolini che s’insinua nella quotidianità delle persone, la vita diventa dolorosamente drammatica.

Vera però trova la sua salvezza nell’incontro con il tenente Massimo Riva. Tra i due nasce un amore puro, totalizzante, che sembra invincibile. La loro storia però viene scalfita dagli eventi che li circondano e li fagocitano.

Se da una parte i ragazzi sono forti del loro legame e dalla passione che vivono, dall’altra devono fare i conti con un dolore che resterà indelebile sulla loro pelle.

Dialoghi in sequenza

La ragazza è ebrea e per lei e la sua famiglia, come per tutti gli ebrei, inizia il calvario: vengono deportati a Mauthausen. Nello stesso momento il suo amato tenente viene mandato al fronte.

Nonostante la distanza, la sofferenza, la speranza svanita che corrode l’anima fino a renderla priva della sua consistenza, i due non si perdono…
Ma nel ritrovarsi e nella fuga qualcosa va storto, i due vengono scoperti e lui si sacrifica pur di saperla viva.

Quando tutto sembra essere tornato alla “normalità”, quando il campo di concentramento diventa un ricordo e appare possibile mettere da parte per qualche istante il trauma vissuto, Vera trova un’ancora di salvezza nella scrittura. Ha bisogno di una via di fuga, di aria che faccia tornare a respirare perché il dolore non passa, perché lei non sa cosa sia successo a Massimo.

La scrittura la fa resuscitare, le dà la possibilità di svuotarsi dei suoi pensieri, di condividere, di non sentirsi sola, di far conoscere la verità.

Commento libro di Chiara Pons

Gli schiavi del Duce è un libro carico di significati. Non c’è solo l’amore, non c’è solo il dolore, ma uno sguardo lucido della Storia. Il racconto dell’abominio vissuto nei campi di concentramento fa riflettere. Fa riflettere sulla natura umana, sulla cattiveria, sulla banalità del male e sulla forza di chi ha contrastato un dolore che annullava, uccideva.

Chiara Pons è riuscita a coinvolgere, a raccontare con delicatezza e passione una storia che non va dimenticata, che bisogna condividere, proprio come ha fatto la sua protagonista scrivendo.

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