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Recensione libro Hotel Silence

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Recensione libro Hotel Silence

Prezzo: € 18,50

Trama e recensione del libro Hotel Silence di Auður Ava Ólafsdóttir

Hotel Silence di Auður Ava Ólafsdóttir è stato pubblicato nel 2018 dalla casa editrice Einaudi ottenendo ottimi commenti dai lettori.

Jònas Ebenser è un uomo di mezza età, solo e deluso. La moglie lo ha lasciato e prima di farlo gli ha rivelato che la loro unica figlia non è biologicamente la sua. La madre anziana inoltre è persa nella nebbia della demenza e non lo riconosce.

Jònas in un momento di totale sconforto analizza la sua esistenza e si definisce: “Uomo. Divorziato. Eterosessuale. Senza nessun potere. Vita sessuale pari a zero. Buone manualità”. Presa coscienza di questo decide di suicidarsi.

Comincia allora a programmare meticolosamente il dove, il quando e il come. Pensando alla figlia che potrebbe vedere o ritrovare il corpo, decide di andarsi a suicidare all’estero. La scelta, assai strana, cade su un paese appena uscito da una lunga e tormentata guerra civile.

Jònas prende alloggio in un alberghetto ancora in funzione, l’Hotel Silence. Giunge nella stanza portando con sé una valigetta con un solo ricambio e la sua cassetta degli attrezzi. La sua passione e la sua eccezionale bravura, infatti, è quella di saper riparare le cose.

La situazione disastrosa della cittadina e l’incontro con i pochi superstiti, tra cui i proprietari dell’albergo, fratello e sorella, gli fanno posporre giorno dopo giorno la decisione di suicidarsi.

Commento del libro Hotel Silence

Auður Ava Ólafsdóttir, una delle migliori scrittrici islandesi, nel suo ultimo romanzo Hotel Silence usa la poesia per riportare in “vita” la vita di Jònas. Non c’è autocommiserazione o dramma nella descrizione del personaggio principale che è consapevole di essere a un bivio della sua vita, di aver raggiunto un punto della sua esistenza in cui non ha più senso rimanere in vita.

L’interesse riparte dall’Hotel Silence, dalle piccole riparazioni che gli vengono richieste dai proprietari e a poco a poco dai sopravvissuti del villaggio. Girando per le strade e le case distrutte Jònas inizia a sentirsi utile e ad avere di nuovo fiducia in se stesso e nella vita.

Il romanzo è volutamente diviso in due parti. Nella prima il protagonista crede di aver perso tutto, scende in un baratro di depressione e decide di porre fine alla sua vita. Nella seconda paragona la sua vita a quella dei sopravvissuti a una guerra civile, gente che ha veramente perso tutto eppure ha ancora il coraggio di vivere, entra in empatia con loro, in particolar modo con il piccolo Adam, figlio della proprietaria dell’albergo, sempre silenzioso, e il suo esistere ha un senso.

Auður Ólafsdóttir ha scritto il suo romanzo più bello, il più essenziale, tenero e ironico. Un libro che è un segno di pace, una stretta di mano laica che ci riavvicina a quanto di umano dentro di noi resiste agli orrori del mondo.

Recensione scritta da Milena Privitera

 

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