Un amore di poesia
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Recensione Libro Il figlio maschio

Erano così attaccate alla libreria, le tre sorelle Cavallotto, che Luisa si era sposata per la festa di Sant'Agata, quando a Catania lavorano solo i pompieri. E le due prime figlie erano nate di sabato, per non arrecare alcun disturbo all’azienda.
Anche fare il nonno e un mestiere
Recensione Libro Il figlio maschio

Prezzo: € 18,50

Di cosa parla Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa

Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa è ambientato a Sommatino. Agosto 1924, Concetta Russo, moglie appassionata di Turiddu Ciuni, madre di ben dodici figli, si spazzola energicamente i capelli, soddisfatta di averli ancora lunghi, forti e corvini.

Concetta è compiaciuta anche del suo corpo piccolo e sodo ed è certa che se non fosse andata in menopausa avrebbe continuato a fare figli. Lei e Turi si amano ancora con lo stesso ardore del primo giorno quando si sono incontrati.

I suoi figli tutti bravi, lei li vorrebbe avere ancora in casa. Invece, Teresa, la maggiore, è sposata con un putiaro e vive a Delia; Vita, la secondogenita, si è fatta monaca; ‘Nzula abita a Caltanisetta con suo marito e i suoi due figli; Filippina ricama per le Figlie di Maria dove vive e forse presto avrebbe preso i voti; Marianna e Gaetana, sono sposate e sfornano un figlio all’anno; Concettina, la nica, ancora in casa è succube dei fratelli.

I maschi di casa poi, Salvatore primo è morto, Salvatore secondo fa il professore in continente; Vincenzo e Nicola se ne sono andati in America a cercar fortuna, Angelino, malato sin dalla nascita, è sempre a letto e Filippo, il piccolo di casa, le dà qualche preoccupazione.

Turiddu, socialista, grande lavoratore, insiste di portarlo in campagna, a lavorare la terra, quella terra, ereditata dal padre che a sua volta l’ha ereditata da suo padre, e così via. Filippo però ha altre ambizioni.

Gli scontri in casa durante i pasti sono continui. Finché un giorno Filippo andrà a Palermo e aprirà una libreria e pure una casa editrice. Libreria e casa editrice che in pochi anni, grazie all’aiuto della sorella Concettina e di alcuni amici, diventa punto di incontro per gli intellettuali palermitani.

Congiura

Filippo morirà in montagna con i partigiani e Concettina, vedova Cavallotto, insieme a suo figlio Vito, sua moglie Adalgisa e le sue tre splendide nipoti, Cetta, Anna e Luisa, porteranno avanti quel progetto faticoso di libreria ed editoria in una terra difficile come la Sicilia.

La libreria Cavallotto di Catania aperta alla fine degli anni Sessanta diventa così un simbolo della città per tutti coloro che la frequentano.

Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa percorre la storia attraverso un secolo di una delle più grandi famiglie siciliane, che ha fatto dei libri la sua unica passione. Tutto ha inizio appunto con Concetta Russo che nei primi anni del Novecento decise di mandare tutti i suoi dodici figli (sia maschi che femmine) a scuola.

Il marito Turiddu Cianu li voleva per la terra, lei li voleva per i libri. Questo amore per i libri, in una maniera o nell’altra, ha influenzato tutte le generazioni seguenti che piano piano hanno fatto dei libri la loro unica fonte di vita.

La Torregrossa ci racconta la sua Sicilia e come il suo “volto” è cambiato nell’arco di un secolo. Per cui al nucleo centrale del romanzo si aggiunge una catalisi lunga, ma interessante che collega un nucleo all’altro, e che s’intreccia e definisce in qualche modo tutta la narrazione, quello della storia politica, sociale, civile siciliana e in particolar modo intellettuale di una terra che ha dato i natali a scrittori come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia e a librai-editori come Flaccovio.

Le loro vite s’intrecciano con la storia della famiglia di Vito Cavallotto, con cui la moglie dopo la morte parlerà, confidandosi, chiedendo consigli, come se fosse vivo.

Commento del libro Il figlio maschio

Ogni capitolo del libro Il figlio maschio inizia con un personaggio diverso, da cui prende il nome, alcuni già conosciuti altri no, personaggi che perdi e ritrovi, voltando pagina. Questi vuoti creati volutamente dall’autrice creano un interessante curiosità che ti spinge ad immaginare il personaggio, a vederlo, ad interagire con lui.

“Con una scrittura che ha tutto il sapore e il calore della Sicilia, Giuseppina Torregrossa costruisce una potente saga familiare in cui l’amore per la vita e la passione per i libri si uniscono come due strumenti diversi che suonano la medesima armonia”.

Recensione scritta da Milena Privitera

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