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Recensione Libro.it intervista AL autore del libro Nulla fallisce

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Recensione Libro.it intervista AL autore del libro Nulla fallisce

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Nulla fallisce di ALIntervista all’autore emergente AL

1. Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro Nulla fallisce cosa diresti?

È un romanzo intimo, il percorso di un’anima moderna; mi piacerebbe fosse questa la chiave di lettura.

2. Da dove nasce l’idea e l’ispirazione che ti ha portato a raccontare una storia personale così dolorosa ma anche piena di speranza?

Questo romanzo autobiografico volevo iniziarlo a scrivere già nel 2002, come riporta la data del file con la scaletta. Ma gli eventi vissuti erano troppo recenti, e non avendoli ancora elaborati mi sembrava che il mio futuro, e inevitabilmente quello del romanzo, fossero destinati a un fallimento. Perciò mi limitavo saltuariamente ad aprirlo e aggiornarlo con un ricordo o un nuovo evento significativo.

Nel luglio del 2013, quando riaprii il file per aggiungere qualcosa mi accorsi che non potevo; la mia storia era già tutta lì, completa e schematizzata come una lama tagliente. Il mio scorrere le righe era scevro da artefatti sentimenti, mi sentivo imparziale. Ed è stato proprio quel distacco che mi ha portato a scrivere le prime righe.
La scrittura si rivelò presto un’esigenza alla quale non riuscivo più a mettere un freno. Infatti, scrissi ogni giorno per cinque mesi senza avere mai un blocco o un ripensamento. Sentivo che era il momento giusto per raccontare questa storia, la mia storia.

3. Da quali elementi sei partito per scrivere questo libro?

Per la prima parte del romanzo ho attinto molto da due vecchi diari per ricostruire quello che la mia mente aveva voluto distruggere per salvaguardarmi dall’entropia. Per la seconda, invece, la scaletta composta negli anni mi è tornata utile per non lasciarmi influenzare da come la memoria avesse rielaborato il ricordo nel tempo. Perciò i diari prima e la scaletta poi mi hanno permesso di essere il più imparziale possibile nella scrittura, utilizzando esattamente i termini e le espressioni utilizzate per descrivere quel preciso evento a quattordici, diciotto, venticinque anni.

4. Che consigli daresti a un ragazzo di oggi che deve affrontare i problemi quotidiani dei tempi moderni?

La domanda è molto ampia. I problemi purtroppo non sono dissimili da quelli che ha vissuto il protagonista del romanzo; cambiano i mezzi nel tempo, tuttavia l’uomo tende a ripetere ciclicamente gli stessi errori. Anche se viviamo nell’era della comunicazione dove grazie allo smartphone abbiamo i più disparati strumenti per comunicare, credo che il punto sia sempre cosa si comunica e con chi. Abbiamo la possibilità di accedere in pochi secondi, e senza fatica, a una mole di informazioni che fino a dieci anni fa era impensabile. Questo ci rende automaticamente più eruditi? Direi di no, dipende sempre cosa si cerca e come si utilizza il sapere. Quello che secondo me dovrebbe far riflettere è che grazie a questa condivisione di informazioni abbiamo la possibilità di scardinare molto più facilmente, rispetto al passato, dicerie, bigottismi e provincialismi; invece purtroppo non sempre accade. Serve che ognuno si impegni nel suo piccolo a combattere l’ignoranza dovuta a tesi sostenute da persone che non sanno argomentarle. È nel confronto informato, educato e consapevole la chiave, secondo me, per sconfiggere la paura nel diverso, in ciò che non si conosce, che non fa parte da sempre della nostra quotidianità. Così chi è nero, gay, mussulmano eccetera non sarà motivo di sciocche derisioni ma di un grande potenziale valore. La bellezza sta nella diversità, non nell’omologazione.

5. Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo questa storia?

Credo che il romanzo abbia diverse chiavi di lettura. Per una persona gay nata dal 2000 in poi può essere utile vedere come l’omosessualità era vissuta in Italia da un ragazzo nato solamente vent’anni prima di lui. Quali difficoltà, quali stratagemmi, quali piccoli avvenimenti culturali abbiano cambiato lentamente la situazione. Ci sono poi ragazzi nati e cresciuti in piccoli paesi che credo possano prendere spunto da ciò che viene narrato. Chiaramente ora c’è Internet dove ci si può sentire meno isolati – per fortuna – e cercare un conforto/confronto immediato. Però alcuni fatti sono ancora tabù universali e il libro racconta come il protagonista abbia cercato, a modo suo, di superarli.

Ci sono poi i ragazzi più o meno coetanei del protagonista. Loro potranno ritrovarsi o meno nelle situazioni di bullismo – almeno ora ha un nome – vissute dal protagonista fino alle superiori e ogni tanto anche oltre. In questo caso ognuno avrà l’occasione di rivivere e analizzare dopo anni gli episodi personali, oppure stupirsi di quanto sia stato fortunato nel vivere in un ambiente protetto, culturalmente moderno.
Ma anche gli eterosessuali, di ogni età, possono ritrovare nei ricordi episodi almeno visti di sfuggita, istantanee che poi subito sbiadivano poiché non erano loro i diretti interessati. Invece ora hanno la possibilità di vedere cosa accedeva dietro la porta di un bagno, nel retro del giardino della scuola, nella camera di un hotel durante una gita scolastica.

Mi piacerebbe che il romanzo inducesse il lettore a ripercorrere il proprio percorso partendo dall’infanzia fino all’età adulta; rivedersi in alcuni contesti e situazioni dimenticate obbliga a ricordare, a ritornare nel passato per interrogarsi su quesiti che si credeva di aver chiarito con se stessi e con gli altri.

6. Se AL dovesse utilizzare tre aggettivi per definire il suo libro, quali userebbe?

Sincero, introspettivo, profondo.

7. Perché credi che si debba leggere Nulla fallisce?

L’aspetto che il protagonista di questa storia, alla scoperta di sé attraverso la vita, sia gay non voglio ridurlo a un dettaglio, poiché non lo è; però non lo considero un elemento categorizzante per etichettarlo semplicemente come un romanzo gay. Questo perché nelle pagine c’è un racconto che accomuna tutti: la vita. E durante la vita tutti viviamo situazioni positive e negative che ci cambiano fino a un punto, solitamente dopo i trent’anni, nel quale si sente di aver bisogno di scoprire qualcosa di più su se stessi per capire lo scopo della propria vita, anche nei confronti di chi condivide il nostro cammino.

8. Da dove nasce la passione per la scrittura?

La passione per la scrittura nasce dalla semplicità di poter raccontare, in qualsiasi momento, a un foglio bianco i sentimenti e le mie emozioni che necessitano di un loro spazio. È il mio psicologo personale, sempre a disposizione.

9. Hai nuovi progetti in vista? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Questo romanzo è stato un progetto che tra scrittura, riletture, revisioni e raccolta di opinioni (attraverso questionari anonimi) ha richiesto molto tempo. Tempo che sono fiero di aver speso, poiché ci tenevo davvero molto.
Continuo a scrivere poesie o testi di canzoni quando una sensazione, un’emozione, un’idea mi sembrano più grandi di me e bisognose di uno spazio dove crescere. Alcune resteranno, come sempre, personali altre, invece, proposte in qualche concorso letterario. Per un altro romanzo una scaletta c’è, ma per ora la mia attenzione è rivolta a Nulla fallisce.

10. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Ci sono molti romanzi di autori classici e contemporanei che hanno contribuito alla mia formazione e alla mia visione del mondo, tuttavia c’è un romanzo che è un po’ la chiave di tutto: Rose e cenere di James Purdy. Lo acquistai nel maggio del 2010 in una bancarella di una fiera libraria. Attirò la mia attenzione la copertina poiché la trama era come la prima pennellata di un quadro che si sarebbe poi rivelato per quello che era, un capolavoro. Terminai di leggerlo sul Ponte della Libertà mentre stavo giungendo a Venezia in treno. Per la prima volta piansi continuando a rileggere le parti sottolineate. Dopo la storia che avevo condiviso con i protagonisti mi sentivo scosso, diverso in qualcosa; come su un ponte indeciso se continuare, oppure voltarmi e tornare nella riva conosciuta dalla quale ero partito. Ed effettivamente ero su un ponte, ma era più emotivo che fisico. Anche se inizierò a scrivere il romanzo tre anni e mezzo dopo quella lettura, posso fissare nel tempo quel momento come il mio personale apice di comprensione della forza della scrittura.

11. Quale libro non consiglieresti mai a nessuno?

Ci sono testi che non mi sono proprio piaciuti, come a ognuno di noi. Ci sono però fasi diverse della vita nelle quali un romanzo che anni fa era sembrato ostico nella lettura ora si rivela illuminante. Oppure idealizzato quando si era adolescenti, lo si rilegge dopo dieci, quindici anni e non si riesce più a trovare quelle frasi dense di significato che si ricordavano. La lettura di un romanzo è un atto intimo, personale. I
sentimenti che stiamo vivendo in quel preciso frangente possono influenzare profondamente la lettura o noi a sua volta.

12. Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere…

Hai mai amato qualcuno più del mare?

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